Furto di fentanyl all’ospedale Israelitico di Roma: 80 fiale sparite, allarme strage
Ottanta fiale di fentanyl, potente oppioide utilizzato in ambito clinico per il dolore severo ma altamente rischioso se deviato verso usi illeciti, sono state rubate dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma. La quantità sottratta è ritenuta idonea a confezionare fino a circa 20.000 dosi destinate al consumo illecito.
Il furto è stato scoperto il 24 giugno, quando la responsabile della farmacia ha presentato denuncia ai carabinieri del Trullo. Dalle indagini è emerso che i prelievi illeciti, probabilmente notturni, sono avvenuti a cavallo tra il 21 e il 22 giugno: oltre quaranta fiale erano già sparite nei giorni precedenti senza che nessuno se ne accorgesse immediatamente. La cassaforte non presentava segni di effrazione. La chiave, utilizzata da più dipendenti e riconsegnata ogni mattina dopo essere stata custodita dai vigilantes notturni, non risulta mancante, ma non esisteva un registro certo di chi la ritirasse. Nel locale di custodia mancavano inoltre le videocamere previste per legge.
Queste carenze nel sistema di sicurezza sono al centro dell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma per furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, affidata ai carabinieri del Nas. Tra le ipotesi investigative figura quella di un furto su commissione per alimentare il mercato nero.
L’episodio ha scatenato una reazione immediata a livello istituzionale. Nel pomeriggio di ieri si è tenuta una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano con la partecipazione di rappresentanti del ministero della Salute, della Direzione generale per i Servizi antidroga, della Regione Lazio e del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze. Fonti di Palazzo Chigi hanno espresso “forte allarme per il comportamento irresponsabile di chi è chiamato a garantire la sicurezza di tali sostanze, nonostante siano previste regole rigorose per l’accesso e la custodia di esse”.
Il ministero della Salute ha attivato i propri ispettori e, con una circolare emanata in serata, ha ribadito che “i farmaci contenenti sostanze attive stupefacenti e psicotrope devono essere custoditi in armadio chiuso a chiave separati da altre sostanze” e che “sarebbe opportuno che il responsabile unico del controllo giacenze e stoccaggio fosse lo stesso che detiene le chiavi”. Nei prossimi giorni sarà riconvocato il tavolo di monitoraggio sull’attuazione del Piano nazionale di prevenzione contro il fentanyl, presentato il 12 marzo 2024 dal Dipartimento per le Politiche Antidroga.
L’ospedale Israelitico si dichiara “parte lesa nella vicenda” e afferma di aver “provveduto a presentare denuncia querela contro ignoti alle competenti autorità, avviando contestualmente gli accertamenti interni”. La direzione sottolinea la “piena disponibilità a fornire ogni elemento utile affinché vengano individuati i responsabili” e precisa che l’episodio “non ha comportato alcuna conseguenza sull’attività assistenziale”.
L’Istituto Superiore di Sanità, per voce della direttrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping Simona Pichini, definisce il furto “un episodio di particolare gravità, che richiede la massima attenzione da parte delle autorità competenti”. Tuttavia, precisa che si tratta di “un evento grave, ma circoscritto, che non modifica il quadro complessivo della gestione e del controllo degli oppioidi ad uso medico nel nostro Paese”. Il presidente dell’Iss Rocco Bellantone ha confermato il pieno impegno dell’Istituto nel monitoraggio e nella collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte.
Giampaolo Nicolasi, responsabile della Comunità Incontro di Amelia, ha messo in guardia sui rischi: “L’effetto anche di una minima quantità di fentanyl può essere cento volte superiore all’eroina”. “Se le 80 fiale rubate a Roma dovessero arrivare sul mercato si rischierebbe una strage”, ha aggiunto, ricordando l’esperienza statunitense e l’importanza del sistema di allerta attivato dal Dipartimento antidroga.
L’episodio rilancia l’urgenza di applicare pienamente le misure del Piano nazionale, che prevede armadi blindati, sistemi di videosorveglianza, inventari periodici e controlli rafforzati lungo tutta la filiera distributiva.
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