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| Cronache Italia

Funzionario del tribunale di Milano accusato di tentare di deviare un milione ai clan

AMDuemila

Si va verso la richiesta di sospensione per il funzionario infedele che avrebbe cercato di dirottare quasi un milioni di euro custoditi dallo Stato nei conti di un uomo condannato per ‘ndrangheta. Il tribunale di Milano chiederanno a via Arenula la sospensione cautelare del funzionario in servizio presso all’ufficio archiviazioni del Palazzo di Giustizia, indagato per truffa e falso con l’aggravante mafiosa. Gli inquirenti hanno già posto i sigilli nel suo ufficio e presto i carabinieri torneranno per svolgere nuove perquisizioni. Della vicenda si sta occupando il magistrato Stefano Ammendola. Sarà lui ad accertare se l’assistente giudiziario, compilando un semplice “modulo C”, avrebbe impartito a Equitalia Giustizia - che gestisce i patrimoni confiscati nell’ambito delle inchieste - l’ordine di restituire un milione di euro (per l’esattezza 989 mila euro) - custoditi in un libretto giudiziario - a un pregiudicato legato al clan Condello, famiglia mafiosa tra le più influenti a Reggio Calabria. L’operazione non è riuscita perché i funzionari di Equitalia, incuorositi da una precedente richiesta di confisca sempre nell’ambito di quel libretto, hanno chiesto chiarimenti al tribunale, che a sua volta ha allertato la procura. Nessun giudice, da quanto si è saputo, aveva firmato un’ordine di dissequestro della cifra. La paura è che il funzionario abbia agito in passato allo stesso modo riuscendo a gestire altre pratiche con elevate somme. In questi giorni, segnala La Repubblica, gli addetti ai lavori stanno sfogliando fascicoli passati dalla scrivania dell’uomo per comprendere se abbia gestito altre pratiche con elevate somme, e se in passato il tentativo sventato di recente abbia invece portato a “buchi” nei fondi custoditi dallo Stato. Si parla di una cifra che oscilla sui trenta milioni di euro. Il funzionario è un siciliano di 54 anni ed è In servizio dal 2013. Tra gli uffici era conosciuto come “l’autista”, perché questa era la sua effettiva mansione. Fino al primo luglio scorso, infatti, accompagnava i magistrati nelle trasferte fuori dal Palazzo, ma nel tempo si era conquistato la fiducia dei giudici e quindi era abilitato a svolgere anche altre funzioni. A inizio mese il passaggio alla qualifica di “assistente giudiziario. Attualmente è in ferie forzate ma rischia uno stop più lungo se la richiesta di sospensione cautelare dovesse essere decisa dal ministero della Giustizia.

Foto © Imagoeconomica