Don Pino Puglisi e il ''metodo educativo'' che minò Cosa Nostra
Intervista a Vincenzo Musacchio, criminologo forense e studioso delle mafie transnazionali.

Professor Musacchio, il 15 settembre 1993 la mafia assassinava a Brancaccio don Pino Puglisi. Perché un sacerdote di quartiere rappresentava una minaccia così estrema per Cosa Nostra?
La pericolosità di don Pino Puglisi per Cosa Nostra non risiedeva nelle armi o nelle indagini giudiziarie, ma nella messa in discussione del monopolio sociale ed educativo del clan. Le mafie per sopravvivere e rigenerarsi hanno bisogno di giovani da arruolare. Per farlo, applicano un vero e proprio "metodo educativo" basato sulla sopraffazione, sull'anaffettività e sulla cultura del silenzio. Don Pino comprese che se togli ai clan la manovalanza giovanile, ne comprometti il futuro. Creando il Centro "Padre Nostro" a Brancaccio, offrì un'alternativa concreta all'affiliazione mafiosa, proponendo ai ragazzi il dialogo, la dignità e la cittadinanza attiva. Questo per i boss era un atto devastante e destabilizzante.
Spesso si associa la lotta alla mafia quasi esclusivamente all'azione di magistratura e forze dell'ordine. Qual è invece il ruolo della prevenzione sociale di cui don Puglisi fu pioniere?
La risposta giudiziaria e repressiva è fondamentale, ma interviene a reato avvenuto o a struttura criminale già consolidata. La vera prevenzione si gioca sul piano culturale, sociale e pedagogico. Don Puglisi fu un pioniere perché intuì che la mafiosità si combatte prima di tutto nelle scuole, nelle parrocchie e nelle strade, sostituendo la rassegnazione con la partecipazione sociale. Come amava ripetere: “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”. La sua era una lotta all'omertà quotidiana, insegnando ai ragazzi a chiedere scusa, a dire grazie e a pretendere i propri diritti anziché mendicare favori dai boss.
Qual è l'eredità più grande che don Pino Puglisi lascia alla lotta alle mafie contemporanee?
Il dovere di sporcarsi le mani nella società civile e nella comunità. Oggi le mafie hanno cambiato pelle: sono silenziose, finanziarie, transnazionali e colludono con la politica e l'economia legale. Alla radice, tuttavia, il meccanismo di controllo del territorio e di ricerca del consenso sociale funziona ancora allo stesso modo. Don Puglisi ci ha lasciato un modello educativo che dimostra che la mafia non è invincibile se si costruisce una comunità solidale capace di ascoltare i più deboli e di togliere loro lo stato di bisogno di cui la criminalità si nutre.
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