David Rossi, la Procura chiede 8 mesi per i giornalisti de Le Iene
Al centro del processo le inchieste TV sui presunti depistaggi nella morte dell'ex responsabile della comunicazione Mps
La Procura di Genova ha chiesto una condanna a otto mesi di reclusione per i giornalisti Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, entrambi autori dell'inchiesta televisiva con cui Le Iene si sono occupate della morte di David Rossi, l'ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.
La Procura di Siena ha archiviato per due volte il decesso come suicidio, attraverso una ricostruzione dei fatti che la famiglia della vittima ha sempre contestato. Nel corso degli anni sulla vicenda hanno lavorato due Commissioni parlamentari d'inchiesta. L'ultima, i cui lavori sono ancora in corso, ha orientato le proprie valutazioni verso l'ipotesi che Rossi possa essere stato vittima di una possibile aggressione culminata in un omicidio.
Tornando ai giornalisti, per i quali la Procura ha chiesto una condanna a otto mesi di reclusione, il procedimento riguarda un'accusa di diffamazione nata dagli approfondimenti giornalistici trasmessi dal programma Mediaset, mentre le parti civili, tra cui alcuni magistrati senesi, hanno avanzato una richiesta complessiva di risarcimento pari a 360 mila euro.
L'inchiesta de Le Iene e l'accusa di diffamazione
Il processo di Genova nasce, appunto, dalle puntate realizzate da Le Iene, nelle quali veniva prospettata l'esistenza di presunti festini a sfondo sessuale che avrebbero coinvolto alcuni magistrati senesi. Secondo l'inchiesta giornalistica, queste circostanze avrebbero potuto avere un collegamento con un possibile depistaggio messo in pratica per sabotare le indagini sulla morte di Rossi.
Da queste ricostruzioni sono poi scaturiti due distinti procedimenti aperti dalla Procura di Genova. Il primo, nei confronti di tre cittadini senesi, è stato archiviato dopo circa due anni di accertamenti per assenza di riscontri. Il secondo riguarda invece la denuncia per diffamazione presentata contro Monteleone e Occhipinti, procedimento ormai giunto alle battute finali del giudizio di primo grado.
Durante l'inchiesta televisiva, alcune dichiarazioni rilasciate dall'ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, attribuivano la possibilità che le indagini sulla morte di Rossi fossero state “abbuiate”. Alla base di questa ipotesi vi sarebbero state alcune voci che circolavano in città riguardo a presunti festini compromettenti. Successivamente intervenne anche un ex gigolò che, visionando fotografie di alcuni magistrati coinvolti nella vicenda, mai mostrate durante la trasmissione, dichiarò di riconoscere alcuni di loro come clienti.
Ma le ipotesi riguardanti i festini e le dinamiche connesse non hanno mai trovato alcun riscontro nelle verifiche svolte dalla Procura di Genova. Ad ogni modo, Piccini, denunciato dai magistrati senesi, è uscito dal procedimento per intervenuta prescrizione, così come è avvenuto per altri capi d'accusa.
L'unico capo d'imputazione ancora pendente riguarda invece l'ultimo speciale trasmesso da Le Iene che, in caso di assenza di condanna, dovrebbe giungere alla prescrizione nel mese di settembre.
Tra le persone che si sono costituite parte civile figurano anche gli ex pubblici ministeri Nicola Marini e Aldo Natalini, che insieme agli altri ricorrenti hanno chiesto un risarcimento complessivo di 360 mila euro.
Monteleone ha criticato la richiesta della Procura, definendo sorprendente che nel 2026 si possa ancora ipotizzare il carcere per un reato di diffamazione. “Trovo incredibile che nel 2026 si parli di carcere per giornalisti. Il capo di imputazione che ci viene contestato - ha precisato Monteleone - è, a nostro avviso, estremamente generico e basato su un'interpretazione di quanto realmente affermato nei nostri servizi”.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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