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| Cronache Italia

Csm approva il bavaglio per i pm: obbligo di rettifica per le procure

AMDuemila

Dopo un confronto durato ore, il Consiglio superiore della magistratura ha dato il via libera definitivo alle nuove Linee guida sulla comunicazione giudiziaria. Il provvedimento aggiorna il testo del 2018 e introduce disposizioni più stringenti sui rapporti tra procure e media, recependo le restrizioni previste dalle recenti “leggi bavaglio”. Tra le principali novità figura l’obbligo per i procuratori di emettere una rettifica quando una decisione giudiziaria successiva contraddice in modo significativo l’impostazione accusatoria inizialmente comunicata. Tale dovere scatta in caso di comunicati stampa che danno notizia di indagini o arresti, con possibili conseguenze disciplinari in caso di inadempienza. La misura, fortemente voluta per tutelare la reputazione delle persone coinvolte, ha suscitato critiche tra i vertici delle procure. 

Il documento conferma il divieto di interviste su singoli procedimenti, consentendo solo comunicati ufficiali o, in via eccezionale, conferenze stampa. Sono inoltre proibite “aggettivazioni enfatiche, dettagli superflui, denominazioni suggestive delle operazioni” e “ogni espressione che presenti l’indagato o l’imputato come colpevole”, oltre alla citazione tra virgolette delle ordinanze di arresto. La delibera è stata approvata nonostante quattro voti contrari, tra cui quello del primo presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola. Il procuratore generale Pietro Gaeta, l’altro membro di diritto del Csm, si è astenuto. D’Ascola aveva chiesto il rinvio in commissione per “approfondimento insufficiente in relazione alla delicatezza” del tema, avvertendo che l’“obbligo di inseguire i comunicati” potrebbe produrre un “effetto distorsivo” e scoraggiare i procuratori dal fornire informazioni.  

Nel corso del dibattito è stato respinto un emendamento del pg Gaeta che proponeva di trasferire l’obbligo di aggiornamento sul giudice nelle fasi successive alle indagini, eliminando la rettifica d’ufficio e limitandola alle sole richieste dell’accusato. Gaeta aveva sottolineato che in alcuni casi lo stesso indagato o imputato potrebbe non desiderare ulteriore clamore sulla vicenda. È invece passata una modifica proposta dai quattro togati “moderati” di Unità per la Costituzione (UniCost) insieme al progressista indipendente Roberto Fontana. Secondo la nuova formulazione, l’obbligo di rettifica si attiva solo se la Procura ha citato il nome dell’indagato e l’aggiornamento avviene d’ufficio esclusivamente durante le indagini; nelle fasi successive sarà necessaria una richiesta dell’interessato. 

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