10 maggio 2012
“So contare fino a 101 ma avrei potuto contare fino a infinito. Sei mesi di diario ipocondriaco attorno a quello che non funziona in quello che una volta veniva chiamato Belpaese. Con l’amore deluso di chi è costretto a viverci, come un separato in casa, ma che coltiva la speranza di cambiare”.
Daniele Poto certifica che questo è il suo penultimo libro. Ha smesso di contarli nel passato, non fa progetti per il futuro. In fondo questo è un romanzo d’amore, non un saggio sull’odio e trasuda i suoi umori estenuati e, anche, il suo cinismo, la sua sensibilità, il suo amore per la vita.
Il libro si propone di miscelare con scrittura giornalistica agile, polemica ma leggera alcuni motivi del disagio di vivere in Italia con argomenti alti e bassi. Dunque dalla politica al tic dei telefonici, dal virus fiscale al potere delle lobby, dal complesso ebraico alla d meritocrazia. Un piccolo atlante condivisibile del fastidio crescente in cui riconoscersi. Tra lucidità e ipocondria, eccentricità e realismo. 101 piccoli e grandi fotografie scattate da una polaroid e affacciate sull’Italia contemporanea.
“101 motivi per non vivere in Italia” è un lucido e doloroso pamphlet su tutto quello che non funziona nel paese in cui viviamo. Sulla scia dei maestri, della lezione leggera di Ennio Flaiano e su quella istituzionale e rigorosa di Calamandrei e Gobetti. Una provocazione per partecipare e incidere nel segno della vigile memoria e della coscienza critica.
Chi fosse interessato a ricevere il libro può contattare Daniele Poto scrivendo a
leggi l’intervista: italiansinfuga.com











