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Washington si defila dai negoziati Mosca-Kiev e lascia campo libero per la guerra in Europa

Dall’Anchorage tradito alla corsa agli armamenti: l’UE senza freni verso lo scontro. Lavrov: “L’Occidente prepara un attacco come il Terzo Reich”

Francesco Ciotti

Il quadro di disimpegno americano per la guerra in Europa era sempre più chiaro, ma mancava solo l’ammissione finale da parte di Washington. 

“L'Ucraina e la Russia hanno interrotto i colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti”, ha annunciato il Segretario di Stato americano Marco Rubio (in foto) che, commentando lo stallo dei negoziati e l'intervento statunitense, ha riconosciuto l’amara realtà.

"Siamo intervenuti perché eravamo gli unici con cui sia i russi che gli ucraini potevano comunicare. Purtroppo, questi negoziati non hanno portato a risultati", ha precisato, aggiungendo che le voci secondo cui gli Stati Uniti stavano costringendo l'Ucraina ad assumere una posizione piuttosto che un'altra erano "false indiscrezioni" e non corrispondevano alla realtà.

"Se vediamo l'opportunità di condurre negoziati produttivi, non controproducenti, e che abbiano una possibilità di successo, siamo pronti ad assumere questo ruolo", ha affermato Rubio.

In sostanza, l’intesa russo-americana di Anchorage è ormai un pallido e lontano ricordo. La posizione americana era decisiva proprio perché l’Europa, dominata da una russofobia “da cavernicolo”, era considerata irriformabile e la scommessa russa era che l’intesa diretta con Washington in Alaska avrebbe reso marginali i veti e gli oltranzismi delle capitali europee. Ma così non è stato.

La soluzione del conflitto non si sarebbe dovuta limitare alla linea del fronte – che avrebbe visto Kiev ritirarsi nelle regioni del Donbass – ma garantire l’assenza di armamenti in grado di minacciare il territorio russo e, contemporaneamente, una tutela piena dei diritti dei russi e russofoni in Crimea, Donbass e Novorossija.

Oggi il quadro esistente è drammaticamente lontano dalle garanzie di sicurezza necessarie per non far sprofondare il continente in una nuova ecatombe senza fine.

Non è un caso che gli Stati Uniti, che contano circa 84.000-86.000 militari in Europa (già in riduzione rispetto al picco di 105.000 del 2022), abbiano già ordinato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania entro 6-12 mesi e la cancellazione del dispiegamento di una brigata da 4.700 uomini in Polonia, riportando le forze ai livelli pre-2022. Complessivamente, il costo per sostituire la capacità militare americana in Europa è stimato in 1.000 miliardi di dollari in 25 anni secondo l'IISS, ma ecco che il vecchio continente, in risposta, ha aumentato la spesa per la difesa del 20% nel 2025 (574 miliardi di dollari tra alleati NATO europei e Canada), mentre il piano ReArm Europe/Readiness 2030 punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro entro il 2030.

Senza contare che il 5 febbraio 2026 è scaduto il New START senza accordo sostitutivo, lasciando per la prima volta dal 1972 gli arsenali nucleari privi di limiti giuridicamente vincolanti e questo sta spingendo l’Ue ad amplificare senza limiti il suo dispositivo di deterrenza non convenzionale. 


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La nuclearizzazione dell’Europa

La Francia ha risposto con la dottrina di "dissuasion avancée": Macron ha annunciato l'aumento delle testate (da 290, cifra non più comunicata) e accordi con 8 partner europei per proiettare i Rafale nucleari in profondità nel continente. La Finlandia, dopo l'ingresso NATO del 2023, sta abolendo il divieto di transito delle armi nucleari in vigore dal 1987, con un ddl che entrerà in vigore il 1° gennaio 2027. Polonia e Francia hanno formalizzato la cooperazione nucleare con il Trattato di Nancy (maggio 2025) e l'hanno resa operativa con esercitazioni congiunte nell'aprile 2026, simulando l'integrazione della Force de Frappe nella difesa del fianco orientale NATO.


Ucraina, avamposto di lancio per le armi a lungo raggio dell’Alleanza

La guerra in Europa contro la Russia necessita che la NATO a guida statunitense si disgreghi, amplificando il riarmo del continente, accompagnato dai mezzi offensivi per colpire Mosca in profondità.

L'Ucraina ha intensificato drasticamente i deep strike nel territorio russo nel 2026, colpendo raffinerie, fabbriche d'armi, depositi di munizioni e impianti di microelettronica fino a 1.500 km dal fronte: la fabbrica di droni Atlant Aero a Taganrog, il poligono missilistico di Kapustin Yar, il deposito munizioni di Kotluban, la fabbrica missilistica di Votkinsk e la raffineria di Mosca insieme alle stazioni di pompaggio di Solnechnogorsk e Volodarskoye, con il massiccio attacco sulla capitale dei giorni scorsi.

Tutto procede su questa linea. Gli Stati Uniti stanno lavorando a joint venture con Kiev per la produzione di droni, integrando aziende americane nel sistema produttivo ucraino e trasformando il Paese in un hub avanzato per la guerra autonoma e a basso costo. A ciò si aggiunge il ruolo di Palantir, che già oggi elabora enormi volumi di dati satellitari e di intelligence: secondo diverse stime, oltre l’80% dei target selezionati dall’esercito ucraino passa attraverso piattaforme di analisi dati occidentali, aumentando drasticamente precisione ed efficacia delle operazioni UAV e missilistiche.

Anche la Germania ha ormai abbandonato un approccio prudente, entrando pienamente nella logica della co-produzione militare. Rheinmetall ha annunciato l’avvio di una produzione congiunta di missili da crociera Ruta Block 2 con partner ucraini, con entrata in funzione prevista tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Il sistema presenta caratteristiche rilevanti: gittata fino a 700 km, testata da circa 250 kg e capacità di volo a bassissima quota con profilo potenzialmente stealth. Si tratta di parametri comparabili, per alcuni aspetti, ai sistemi Taurus, che Berlino ha finora evitato di fornire ufficialmente. La strategia della produzione congiunta consente però di aggirare il vincolo politico: componenti, know-how e tecnologia possono essere trasferiti e riassemblati sotto etichetta ucraina, replicando schemi già osservati in altri programmi.

Questo modello non è inedito. Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti avevano già adottato una strategia simile con il missile da crociera FP-5, successivamente ribattezzato “Flamingo” dagli ucraini, con una gittata stimata fino a 3.000 km. L’emergere di vettori con capacità di strike in profondità modifica in modo sostanziale l’equilibrio strategico, portando porzioni sempre più ampie del territorio russo nel raggio d’azione ucraino.


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Il 15 aprile, il Ministero della Difesa russo ha risposto pubblicando una lista di 21 aziende europee con indirizzi fisici, accusandole di produrre componenti per i droni ucraini e definendole, per bocca di Medvedev, "potenziali obiettivi militari". Tra le aziende elencate figurano quattro italiane — CMD Avio (Venezia), MWFly (Garbagnate Milanese), EPA Power (Omegna) e Gilardoni (Mandello del Lario) — tutte produttrici di motori aeronautici, in coincidenza con l'accordo di coproduzione di droni siglato tra Roma e Kiev. Gli esperti valutano un attacco diretto in territorio NATO come improbabile, ma la pubblicazione degli indirizzi è interpretata come una pressione strategica ibrida mirata a scoraggiare l'industria europea e ad alimentare timori nell'opinione pubblica.


Lavrov: l'Occidente pianifica l'aggressione come il Terzo Reich

In questo contesto, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha nuovamente rilanciato pesanti accuse contro i paesi occidentali, che stanno valutando "non solo metodi ibridi, ma anche un attacco fisico" contro la Russia. Durante un'intervista alla pubblicazione online Children's Edition, Lavrov ha tracciato un parallelismo storico provocatorio, sostenendo che "esattamente allo stesso modo" in cui il Terzo Reich unì quasi tutta l'Europa sotto la sua bandiera prima della Seconda Guerra Mondiale, "ora, sotto le stesse bandiere del nazismo e del revanscismo, stanno creando un gruppo paneuropeo per attaccare la Russia". Il capo della diplomazia russa ha identificato in Volodymyr Zelensky "con i suoi slogan nazisti" il nuovo leader di questa presunta coalizione, al posto di Adolf Hitler.

Il Ministro degli Esteri russo ha ribadito che "l'Occidente, proprio come faceva 200 e 100 anni fa, non può accettare la Russia come attore indipendente e alternativa di civiltà". Secondo Lavrov, l'Europa e gli Stati Uniti mantengono una linea di espansione della NATO verso est e appoggiano le politiche del regime di Kiev che opprimerebbero i residenti russofoni dell'Ucraina. Lavrov ha inoltre avvertito che "per l'Europa è sempre finita male" quando ha tentato lo scontro armato con la Russia, e "non finirà diversamente in futuro". Il ministro ha anche criticato apertamente la Finlandia, affermando che Helsinki "è diventata una delle principali voci anti-russe, come se avesse aspettato questo momento da sempre", abbandonando il suo storico status di neutralità.


L'attacco di Starobelsk: Mosca denuncia un "crimine contro i bambini"

Nella notte tra il 21 e il 22 maggio, un attacco con droni ha colpito il dormitorio del Collegio Pedagogico di Starobelsk, nella Repubblica Popolare di Lugansk, causando almeno quattro morti e 35 feriti, secondo le autorità russe installate nella regione. Il presidente Vladimir Putin ha definito l'episodio un "atto terroristico deliberato", precisando che le forze ucraine hanno lanciato "tre ondate" di attacchi contro lo stesso edificio e che "non ci sono strutture militari, agenzie di intelligence o servizi correlati vicino al dormitorio". Al momento dell'attacco, all'interno del dormitorio si trovavano 86 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni e un membro del personale, secondo quanto dichiarato dal Comitato Investigativo russo.

Il ministero degli Esteri russo ha reagito duramente, affermando che "dopo aver commesso un crimine contro i bambini a Starobelsk, il regime di Kiev e i suoi curatori si sono resi pienamente responsabili dell'escalation delle ostilità" e che "tutti i responsabili saranno identificati e dovranno affrontare una punizione severa e inevitabile". Mosca ha richiesto una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, fissata per le 22:00 ora di Mosca. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito l'accaduto "un crimine mostruoso" contro "un'istituzione educativa dove sono presenti bambini e giovani". Il ministero degli Esteri russo ha inoltre sottolineato che "gli attacchi con armi a lungo raggio vengono effettuati con l'assistenza tecnica di specialisti stranieri provenienti da paesi NATO". Da parte sua, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha dichiarato sui social media che l'attacco sarebbe una "fabbricazione" intesa a creare un pretesto per ulteriori attacchi russi.

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