Washington prepara una guerra su larga scala e gli Houti bloccano le navi saudite
Tra escalation con l’Iran, crisi del petrodollaro e debito fuori controllo, Washington rischia di trasformare la sua scommessa militare in un armageddon finanziario globale
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È una trappola senza fine che sta facendo lentamente affondare gli Stati Uniti nelle sabbie mobili del deserto mediorientale.
Come abbiamo già scritto, Washington si gioca tutto in questo conflitto e si trova tra l'incudine e il martello, ovvero, tra un'escalation in grado di accelerare lo shock dei prezzi e l'imminente crisi finanziaria che coinvolge gli Stati Uniti, nonché, un'ammissione di sconfitta che decreterà la perdita del ruolo geopolitico nella regione che avvicinerà i paesi del golfo alla sfera euroasiatica, abbandonando il commercio di petrolio in dollari.
Una dinamica in grado di generare una vera e propria armageddon finanziaria negli states, il cui debito pubblico americano ha toccato i 39.320 miliardi di dollari il 22 giugno, crescendo a un ritmo di circa 8 miliardi di dollari al giorno e superando ormai il 120% del PIL. A questo si aggiunge un deficit federale fuori controllo: il CBO lo stima a 1.900 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2026 (5,8% del PIL), ma l'Office of Management and Budget parla addirittura di 2.065 miliardi (CBO; Economic Times). Gli interessi sul debito, per la prima volta nella storia americana, sfioreranno i 1.000 miliardi di dollari nel 2026, quasi il triplo dei 345 miliardi pagati nel 2020, appena prima della pandemia.
È in questo scenario già fragile che l'eventuale perdita del ruolo di Washington come garante della sicurezza nel Golfo diventerebbe letale: la quota del dollaro nelle riserve valutarie mondiali, secondo i dati COFER del FMI, è già scesa al 56,3-56,9% nel primo trimestre 2026 — il livello più basso in 31 anni, in calo dal 71% del 2000 (Informed Clearly; Wolf Street). Gli investitori stranieri detengono oggi circa 9.000 miliardi di dollari di Treasury, pari al 32% del debito negoziabile in mani estere: un'eventuale fuga dei paesi del Golfo dal circuito del petrodollaro priverebbe Washington di questa domanda strutturale, costringendo il Tesoro a offrire rendimenti più alti per collocare un debito già insostenibile — e trasformando così la sconfitta geopolitica in Medio Oriente in una terribile crisi di finanziamento interna.
Ma il tenore di vita americano "non è negoziabile", diceva l'ex presidente Ronald Regan.
Ed ecco che Washington si starebbe preparando a un'azione militare su larga scala contro l'Iran, aumentando la propria presenza nella regione e facendo scivolare la crisi verso un livello di mobilitazione che supera enormemente la logica dei raid limitati. Lo scrive il Washington Post, citando un funzionario statunitense che avrebbe descritto una macchina militare in fase di espansione anche se non priva di vincoli operativi.
Gli Stati Uniti stanno aumentando il numero di aerei in Medio Oriente mentre le tensioni con l'Iran aumentano. Secondo la CNN, si prevede di inviare ulteriori caccia F-16 e F-35 da basi europee, oltre ad altre aerocisterne per il rifornimento aereo. Le risorse aggiuntive potrebbero ampliare le opzioni del presidente Donald Trump mentre valuta come procedere nel conflitto in escalation. La scorsa settimana, il tycoon aveva ricevuto un briefing nella Situation Room sulle opzioni per intensificare la guerra per l’appunto, valutando se tentare di conquistare l'isola di Kharg, un importante centro di esportazione iraniano, o di bombardare impianti nucleari iraniani a Pickaxe Mountain.
Tuttavia, "allo stesso tempo, la portata dell'operazione è limitata a causa della carenza di missili antiaerei e munizioni a lungo raggio, nonché dell'impossibilità di schierare rapidamente ulteriori unità nella zona. <...> Non credo che la Casa Bianca ne sia a conoscenza", afferma la fonte al WP che certifica come, da un lato, Washington appare pronta ad alzare il livello dello scontro, dall'altro la sua capacità di sostenere una campagna prolungata sarebbe condizionata da scorte, logistica e tempi di dispiegamento.













