Vogliamo completa verità sulle stragi. Governo fascista strumentalizza Borsellino
Oggi, 34esimo anniversario della strage di Via D'Amelio, ci ritroviamo qui, ad onorare la memoria di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina. Un altro anno al fianco di Salvatore Borsellino che con passione e spirito di servizio continua a trasmetterci il significato di fare memoria attiva, depositando l’impegno nelle azioni, nella ricerca della verità e della giustizia, rendendo questo luogo un baluardo della resistenza, dando voce ai giovani, alle realtà sociali di Palermo, a chi viene da lontano, lasciando spazio all’arte, creando un’alternativa al puzzo del compromesso morale, come lo chiamava Paolo, rendendo il suo un ideale collettivo, distaccandosi da chi della memoria di Paolo e dei suoi agenti di scorta ne fa una passerella politica, proteggendo questo luogo sacro, come disse lui stesso, dagli avvoltoi, “ipocriti che portino corone e onori fasulli” riferendosi a quei membri delle istituzioni, che prima di deporre corone di fiori o presenziare alle commemorazioni, dovrebbero dimostrare con i fatti di cercare verità e giustizia. Oggi quegli avvoltoi sono rappresentati da membri di questo Governo fascista, come Giorgia Meloni, che strumentalizza la memoria di Paolo Borsellino, mentre smantella la legislazione antimafia e riduce gli strumenti di contrasto a mafia e corruzione. O come Chiara Colosimo, presidentessa della commissione parlamentare antimafia, fotografata insieme allo stragista Luigi Ciavardini, condannato definitivamente per la strage di Bologna e, in un’altra foto, insieme al busto del Duce. In commissione parlamentare antimafia, la maggioranza di governo sta allontanando la ricerca della verità dai veri mandanti esterni delle stragi e, per questo, quegli avvoltoi che non fanno che oltraggiare la memoria, non sono i benvenuti. Il titolo di questa giornata, “Finché non sapremo tutto. Verità e giustizia contro l’oblio di Stato” vuole ricollegarsi al corteo dello scorso 23 maggio “Finché avremo voce”. Vuole essere un avvertimento a chi oggi si sta impegnando a depistare le indagini, ad insabbiare i fatti, a mistificare e riscrivere le verità emerse grazie al duro impegno e sacrificio di tanti magistrati e familiari, minimizzando il ruolo delle complicità politiche ed istituzionali e allontanando la ricerca della verità dai veri mandanti esterni e beneficiari politici delle stragi. Per questo non ci fermeremo finché non sapremo tutta la verità: su chi ha rubato l’Agenda rossa e cosa vi era scritto all’interno; sui nomi delle “menti raffinatissime” a cui si riferiva Giovanni Falcone dopo il fallito attentato all’Addaura; sui soggetti istituzionali che hanno manomesso i computer di Falcone al Ministero della giustizia; sulle donne presenti sul cratere di Capaci; su quale coinvolgimento ha avuto l’eversione nera nelle stragi del ’92 e del ’93. Non ci fermeremo finché il filo nero che lega tutte le stragi d’Italia da Portella della ginestra fino ad oggi non sarà chiarito e spiegato nei libri di storia. Perché il Diritto alla Verità, è un diritto fondamentale di ogni persona in una democrazia. Un diritto violato dalle stesse istituzioni che dovrebbero rappresentarla. Per la nostra organizzazione, Our Voice, è un onore coordinare questa giornata al fianco di Salvatore e delle Agende Rosse. Non posso dimenticare quel 19 luglio 2014, in cui per la prima volta siamo salite su questo palco, Salvatore è stato il primo a permetterci di credere nell’utopia di un mondo diverso, abbracciando la nostra richiesta di esprimerci dando il nostro contributo attraverso l’arte. Oggi, daremo il nostro contributo moderando e lasciando spazio a interventi di realtà e associazioni del movimento antimafia di Palermo, familiari della strage di Via d’Amelio e delle altre stragi d’Italia, ma anche giornalisti, avvocati, scrittori, ex magistrati. Sarà un grido comune contro l’oblio di Stato e contro chi vorrebbe riscrivere la storia con verità di comodo. Sarà un grido forte di verità e giustizia. Per dire che non ci fermeremo “finché non sapremo tutto”. Così come daremo spazio, ancora una volta all’arte. Perché riprendendo il titolo del nostro primo spettacolo, crediamo ancora che “l’arte uccide la mafia”. L’arte è per noi il faro della resilienza nel buio della rassegnazione. Questa sera alle ore 20.30 si terrà il concerto artivista di Our Voice intitolato: “L’eco della Resistenza”, perché oggi più che mai è necessario unirci in una nuova Resistenza partigiana antifascista, in difesa della Costituzione, dei diritti fondamentali e della solidarietà internazionale con quei popoli che resistono all’oppressione e al genocidio. Per questo motivo abbiamo fortemente voluto nel corso di questa giornata un intervento di Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per il Territorio palestinese occupato, perché oggi c’è una battaglia di resistenza che ci unisce, rappresentata anche da quest’Albero, simbolo della memoria di Paolo e dei suoi agenti di scorta. Quest’ulivo proviene dalla Palestina, da Betlemme. L’ulivo è da sempre simbolo della cultura e resistenza palestinese. C’è una parola in arabo, SUMUD, che letteralmente significa fermezza, costanza, tenacia, che va oltre alla resilienza e alla resistenza politica: SUMUD significa restare, con ostinazione. È una pratica quotidiana che il popolo palestinese porta avanti affermando la propria esistenza e resistenza, coltivando la propria cultura, i propri riti, la propria storia, resistendo ad un genocidio che pretende cancellarla. Ed è la stessa pratica quotidiana che caratterizza, a nostro avviso, tanti familiari delle vittime delle stragi, che con ostinazione, coraggio, determinazione, tenacia esistono, resistono, restano, da anni, per conoscere la verità e pretendere fino in fondo che sia fatta luce sull’omicidio dei loro cari, passando il testimone di generazione in generazione, rendendo collettiva la propria lotta, trasmettendo a noi giovani le radici della nostra storia, permettendoci di farle nostre, e di resistere al loro fianco. Perché come diceva Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”
(20 Luglio 2026)
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