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VIDEO - SECONDA PARTE. Solovjov, il numero uno della TV russa racconta la genesi della terza guerra mondiale

Un nuovo duello televisivo con il volto del Cremlino svela la logica con cui Mosca calcola il futuro del continente

Francesco Ciotti

Non siamo suicidi, siamo estremamente pragmatici”. Con queste parole il numero uno della TV russa, Vladimir Solovyov, ha descritto con glaciale chiarezza il temibile scenario a somma 0 che porta dritti all’escalation nucleare.

In questa seconda parte, l’intervistatore della televisione svizzera lo presenta come “il più famoso e famigerato propagandista della Russia” e lo incalza sul terreno più scomodo: l'atomica, lo Holodomor, il nazismo ucraino, i morti al fronte, la sua stessa psicologia. Solovyov reagisce colpo su colpo, spesso in modo brutale, ma con chiara logica e lucidità. È proprio su quella freddezza accompagnata dagli avvertimenti più apocalittici che i cittadini europei dovrebbero meditare, perché è la direzione irrevocabile e ostinata percorsa dai leader europei.

Alla domanda dell'intervistatore, che definisce l'uso dell'atomica “l’assurdità suprema”, un suicidio di civiltà, il giornalista russo ribadisce che è una conseguenza logica di quanto sta avvenendo. 

Ricordiamo che l’industria europea si sta progressivamente riconvertendo nella produzione di droni e missili a lungo raggio in chiave anti-russa, esponendo il continente a gravi rischi futuri. Questo percorso si è formalizzato il 17 luglio a Kiev con la firma del partenariato di difesa UE-Ucraina e la nascita della EU-Ukraine Drone Alliance, definita da Ursula von der Leyen come un accordo strategico per incentivare la produzione congiunta di sistemi bellici e anti-drone entro la fine del 2026.

Tale intesa amplia il programma Build with Ukraine, che ha già registrato decine di accordi con partner occidentali, guidati principalmente dalla Germania, affiancata da Repubblica Ceca e Finlandia. Questa cooperazione ha favorito un'espansione straordinaria del comparto della difesa ucraino, il cui valore economico e tessuto aziendale sono cresciuti esponenzialmente nel giro di quattro anni.

Parallelamente, la Gran Bretagna sta sviluppando nell'ambito del progetto Brakestop missili a lungo raggio più economici degli Storm Shadow, con una gittata di circa 600 chilometri e operatività prevista entro l'anno. Le forze britanniche hanno inoltre simulato in Estonia attacchi verso San Pietroburgo tramite droni kamikaze a reazione, mentre crescono le tensioni con le repubbliche baltiche, accusate da Mosca di svolgere un ruolo di prima linea anche a seguito della revoca del divieto di dispiegamento nucleare in Lettonia e Lituania.

E il pragmatismo, spiega Solovyov, consiste in un ragionamento aritmetico: le armi nucleari tattiche non cancellerebbero l'Europa, la farebbero “soffrire gravemente”, dimostrando al tempo stesso “che possiamo usarle”. Ricorda che quegli ordigni furono un'invenzione americana per fermare i carri sovietici, “e solo allora abbiamo risposto”. Elenca ciò che all'Europa manca — missili, aerei, sottomarini — e ciò che alla Russia non manca. Poi la domanda che dovrebbe far tremare le cancellerie: “Siete sicuri che gli americani sarebbero disposti a morire per il bene dell'Europa?”. Trump, ricorda, ha già detto agli europei che “la guerra in Ucraina non è nostra. È vostra”.

La scala dell'escalation la descrive senza giri di parole: “Distruggeremo le vostre capacità militari... Se non lo capirete dopo l'uso delle armi nucleari tattiche, allora passeremo a soluzioni molto più potenti”. E aggiunge: “Noi conosciamo i rischi finali. Noi calcoliamo”. È qui che l'avvertimento della prima parte — “se non ci fermeremo, l'uso del nucleare sarà inevitabile” — smette di essere una minaccia retorica e diventa un piano operativo enunciato in diretta televisiva.

Sulle origini del conflitto, il giornalista ribadisce che la Russia non si considera in guerra contro il popolo ucraino ma contro la NATO e l'Occidente, sostenendo che i soldati russi al fronte definiscono i propri nemici "tedeschi" più che ucraini. Ha ricordato come, nel 2014, quello che è successo a Kiev “è stato un colpo di stato militare”.

Il conduttore rivendica una lettura storica secondo cui l'Unione Sovietica sarebbe stata costruita da quattro entità, tra cui l'Ucraina, sostenendo che i quadri ucraini abbiano sempre occupato posizioni di primo piano nell'apparato sovietico, per contestare l'idea di una repressione a base etnica contro gli ucraini in epoca staliniana.

Affronta poi diffusamente la questione della definizione di "nazismo" applicata al contesto ucraino: cita simboli come il saluto "Slava Ukraini", di origine nazionalista-collaborazionista, e figure storiche come Bandera e Šuchevyč, riesumate dopo il crollo dell’Unione Sovietica per preparare il Paese ad essere la mina esplosiva alle porte della Russia.

Fine


Questo articolo, che riproponiamo ai nostri lettori, è stato scritto in data 21-08-2026.

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