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VIDEO - Ranucci alla Festa del Fatto: ''Farò ricorso contro la Rai per l’estromissione da Report''

Il giornalista: “Nel servizio pubblico persone amiche di Ciavardini, ma nessuno chiede nulla”.

Aaron Pettinari e Giuseppe Cirillo

Sigfrido Ranucci non intende fermarsi. Durante l'incontro alla Festa del Fatto Quotidiano, intervistato da Ilaria Proietti e Luca Sommi, il giornalista ha parlato a lungo della sua uscita dalla conduzione di Report, del rapporto con la Rai e delle polemiche che lo hanno coinvolto negli ultimi mesi. Non solo Ranucci ha ribadito di voler continuare a fare il giornalista, ma ha annunciato anche di voler intraprendere una lunga battaglia legale per ritornare alla guida della trasmissione di Rai Tre. Ha confermato anche l'intenzione di presentare un ricorso d'urgenza. Se il giudice dovesse riconoscere la necessità di un suo rientro, Ranucci ha spiegato che tornerebbe in Rai per portare avanti la sua battaglia “da dentro”. In caso contrario, sarebbe disposto a valutare altre collocazioni all'interno del servizio pubblico, purché gli venga consentito di continuare a lavorare come giornalista. 


Il documento sui costi di Report

Uno dei tanti passaggi interessanti che hanno accompagnato l'intervista ha riguardato un documento interno della Rai relativo ai costi di Report. Un documento che sarebbe stato presentato in maniera tale da far credere che le spese complessive della trasmissione fossero compensi o stipendi. Peccato che - come ha spiegato Ranucci - nella cifra fossero comprese numerose voci, tra cui trasferte, montaggi, grafiche, automobili a noleggio e alberghi. “È riuscito a presentare come stipendi e compensi i costi di una trasmissione”, ha precisato il giornalista. “Quando il costo, un milione e due complessivo, c'erano dentro le trasferte di trenta persone, i montaggi, le grafiche, le macchine prese a noleggio, gli alberghi. L'hanno presentato come compensi”. Secondo Ranucci, dunque, sarebbe stata confusa la spesa complessiva necessaria alla realizzazione del programma con i compensi personali. “Quelli sono costi, non sono stipendi, non sono compensi”, ha ribadito.

Ma la cosa forse più interessante è ciò che quelle stesse cifre raccontano. Infatti, quei numeri dimostrerebbero quanto Report fosse economicamente competitivo rispetto ad altre produzioni del servizio pubblico. “L'unico scoop è stato quello di far capire che l'intera trasmissione di Report, tra compensi, viaggi, trasferte di un anno, equivale al compenso di Bruno Vespa”.

Non meno rilevante sarebbe anche l’origine stessa del documento in questione. Ranucci sottolinea infatti che quel documento rientra tra il materiale interno e annuncia di voler procedere legalmente per accertare chi lo abbia diffuso: “Io l'annuncio, potete battere: farò una denuncia penale perché è uscito un documento che era coperto da segreto e farò la denuncia anche al codice etico”. E aggiunge: “Doveva far sembrare che Report era una trasmissione fuori controllo”. Questo, nonostante fino a poco tempo prima il programma fosse stato “una delle trasmissioni più virtuose del servizio pubblico in termini di costi”.

Ad ogni modo, “quel documento può essere uscito solo da tre parti. Tre uffici”. Da qui nasce la volontà di individuare le responsabilità personali. “Se io sono responsabile di Report e Report sbaglia, chi paga? Io. Quindi bisogna andare a vedere i responsabili di questi tre uffici, chi sono quelli che hanno fatto uscire questo documento, perché da là è uscito”.

Quando gli viene chiesto se intenda agire contro la Rai, Ranucci ha precisato di non voler colpire genericamente l'azienda: “Non voglio mettere sotto inchiesta l'azienda, voglio mettere sotto inchiesta quelle persone”. La ragione - ha spiegato - è evitare che eventuali conseguenze economiche ricadano sul servizio pubblico e quindi sui cittadini.


La questione Lavitola

Nel corso dell’intervista, Ranucci torna anche sul giudizio morale costruito attorno al suo rapporto con Valter Lavitola. “La mia colpa alla fine è stata quella di sembrare troppo puro? Non lo so”, afferma, raccontando poi di essere rimasto colpito da un’intervista di Andrea Ruggeri nella quale veniva criticata la sua amicizia con Lavitola. Ranucci mette infatti a confronto quella valutazione con l’amicizia dichiarata da Ruggeri con Marcello Dell’Utri: “Lui dice: 'Quell’amicizia con Lavitola non va bene per Ranucci’. Ma perché la sua con Dell’Utri va bene?”". 

Sigfrido Ranucci prosegue il suo intervento citando altri casi interni alla Rai, casi in cui vi sarebbero persone legate da rapporti personali a figure con pesanti condanne senza che questo produca lo stesso livello di contestazione pubblica. “Noi abbiamo in Rai persone che sono amiche di Luigi Ciavardini, stragista, con 82 morti, 5 omicidi, vari omicidi passati in giudicato, e che fanno anche trasmissioni Rai, a cui non viene chiesto nulla. E allora io ho la sensazione, più che la sensazione, ho la certezza che non abbiano aspettato null'altro, creando anche volutamente una campagna di stampa, una ‘character assassination’, che non ha eguali nella storia”.

Il giornalista cita poi alcuni degli articoli pubblicati dopo l’attentato subito, sostenendo che siano circolate ricostruzioni false o prive di fondamento. “I primi articoli erano quelli che dicevano che mi ero messo la bomba da solo”. Poi, aggiunge, l’attenzione si è spostata sulla sua automobile e sull’assicurazione: “Siamo passati al fatto che non avevo pagato l’assicurazione sulla responsabilità civile della macchina”. Proprio su quest’ultimo punto Ranucci è netto: “La notizia dell’assicurazione era falsa”. Ranucci prosegue raccontando  anche di aver conservato gli articoli che ritiene diffamatori in vista di possibili azioni legali: “Io me li sono stampati tutti, adesso piano piano sto segnando le centinaia di querele che dovrò fare”. 

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