Trump apre ai bombardamenti sull'Iran dopo il voto. E si apre lo spettro della guerra civile
Terza portaerei verso il Golfo, Hormuz ancora chiuso, Treasury al 5,34% e diesel a 6,50 dollari: l’America verso la guerra civile
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Quello che aspetta l’America da qui al prossimo mese fa raggelare il sangue, se ascoltiamo le ostinante e deliranti dichiarazioni della leadership americana, diretta verso il suicidio politico alle elezioni del 3 novembre.
L’unica cosa che Donald Trump oramai riesce a promettere a cittadini è scongiurare la sconfitta Usa, stabilizzando così i mercati energetici e riportando tutto alla normalità.
Una promessa che, di giorno in giorno, sembra un miraggio sempre più lontano.
Teheran continua a dimostrare di mantenere il controllo sullo Stretto di Hormuz. Poche ore fa, secondo l'agenzia di stampa iraniana Fars, che cita fonti locali, una superpetroliera è stata colpita nel corridoio marittimo e ora sta bruciando.
La nave da 2,5 milioni di barili stava viaggiando "illegalmente" nello stretto ed è stata colpita a otto chilometri (cinque miglia) dalla costa dell'Oman, secondo quanto riportato dall'agenzia.
Ed ecco che gli Stati Uniti potrebbero lanciare una nuova campagna di bombardamenti contro l'Iran subito dopo le elezioni di medio termine per il Congresso, in programma il 3 novembre. Il tycoon ha definito lo scenario “possibile”. Secondo il Wall Street Journal, il presidente prevede che Washington riprenderà a colpire entro la fine di novembre. Lo stesso quotidiano riferisce che gli Stati Uniti invieranno fino a 10.000 soldati aggiuntivi in Medio Oriente.
“O l'Iran firma un accordo, o non esisterà più”, ha dichiarato, lanciando l’ennesimo ultimatum genocida alle telecamere. Alla domanda se Teheran possa ancora essere cancellata dalla mappa, ha ribadito: “Sì, lo farei. È possibile. Con l'Iran, non credo che si possa mai raggiungere la pace”.
Trump ha poi attribuito ai media la convinzione diffusa tra gli americani che il conflitto non sarebbe durato più di otto settimane: “Credo che sia stata la stampa a farglielo credere”. La guerra, iniziata a febbraio con l'Operazione Epic Fury, è invece entrata nell'ottavo mese.
Il presidente ha anche rivendicato il proprio ruolo di garante dei Paesi alleati: “Ho fatto molto per l'Arabia Saudita. Proteggo l'Arabia Saudita. Se non fossi presidente, l'Arabia Saudita non esisterebbe ora. Nemmeno Israele. Sarebbero stati spazzati via dalla faccia della Terra”. Ha aggiunto che, senza di lui, “non esisterebbero nemmeno molti altri Paesi”.
Un'arrogante superbia oramai direttamente proporzionale al fallimento del conflitto e all’inesorabile declino dell’economia americana.













