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Test psicoattitudinali per i magistrati: il Csm corona il vecchio sogno berlusconiano e della P2

Luca Grossi
antimafiaduemila

Slitta a dopo l'estate l'approvazione della delibera da parte del Csm sui criteri di inidoneità da adottare in vista dei test psicoattitudinali per i magistrati introdotti dal governo. Nel corso del plenum di questa mattina è stato approvato all'unanimità il ritorno in Sesta commissione della delibera per approntare alcune modifiche al testo e ''rendere più chiari concetti e accertabilità di carattere psicologico'' come ha spiegato il consigliere Antonello Cosentino.

La delibera che verrà approvata rende operativa una misura fortemente voluta dal governo, introducendo di fatto una forma di selezione psicologica per chi aspira a diventare giudice o pubblico ministero. Si tratta di un passaggio che realizza un antico obiettivo del berlusconismo, già presente nel piano della loggia P2, e che segna un ulteriore avanzamento del progetto di controllo sulla magistratura. Mentre si impongono questi test agli aspiranti toghe in Parlamento è libero di entrare - e di rimanere - chiunque: ex picchiatori fascisti come il  presidente del senato Ignazio La Russa, pregiudicati come Montaruli, pluri indagati come Santanché, frequentatori di biseccherie gestiste da un prestanome del clan Senese come Delmastro; Chiara Colosimo, fotografata con il terrorista nero Luigi Ciavardini. La stessa Giorgia Meloni che invitò nel 2004, quando era  bisteccherie di ‘Azione Giovani’, lo stesso Ciavardini in un evento pubblico a Catania proprio accanto al terrorista dei NAR, allora imputato per la strage di Bologna (condanna poi diventata definitiva). E poi tutti gli estimatori di personaggi come Dell’Utri, Antonino D’Alì e Nicola Cosentino
La lista è spaventosamente lunga. Appare sempre più logico quindi estendere analoghi strumenti di verifica anche ai politici che ricoprono incarichi istituzionali di rilievo. 
La norma, inserita attraverso il decreto attuativo della riforma Cartabia, era stata fortemente voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio a marzo 2024. Prevede test psicoattitudinali e un colloquio successivo per verificare “l’assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria” tra i candidati che superano le prove scritte. I bandi dei concorsi indetti a partire da quest’anno dovranno infatti incorporare i nuovi criteri. Quattro psicologi accademici – Santo Di Nuovo dell’Università di Catania, Monica Molino dell’Università di Torino, Giuseppe Sartori e Andrea Spoto dell’Università di Padova – hanno supportato il lavoro del Csm. Gli esperti hanno condotto interviste a magistrati con esperienza in varie funzioni e gradi della giurisdizione per definire le caratteristiche psicologiche ritenute essenziali. I requisiti sono stati raggruppati in cinque aree: cognitiva, emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. Saranno dunque esclusi soggetti che presentano “Rigidità cognitiva, chiusura al confronto, procrastinazione decisionale, tendenza a confermare le proprie ipotesi senza metterle alla prova, pensiero preconcetto”. Per l’area emotiva sono richiesti equilibrio, gestione dello stress e autocontrollo: non saranno ammessi coloro che mostrano “impulsività, instabilità/vulnerabilità emotiva” e “assenza di autocontrollo”. Sul piano relazionale si valorizzano comprensione empatica, capacità di ascolto, comunicazione efficace, collaborazione e lavoro di squadra; restano fuori “aggressività, autoreferenzialità, isolamento, abuso dell’autorità”. Nell’ambito etico-valoriale prevalgono equità e autonomia di giudizio: via libera negato a chi manifesta “pregiudizi, narcisismo, protagonismo, arbitrarietà”. Infine, l’area organizzativa richiede capacità di organizzazione del lavoro e gestione del tempo: niente toga per chi risulta disorganizzato, tende a delegare eccessivamente o agisce con superficialità.
Belle parole, verrebbe da pensare. Dov’è la gabola?
Chi si occuperà di assemblare la commissione valutante?
E chi redigerà i criteri e le scale di valutazione? Il Ministero della Giustizia?
La capacità di fare il Magistrato si misura sul campo e non con una schedina. Ma d’altronde è sempre il solito copione: quando non ci arriva la politica ci pensa il Csm ad azzoppare la magistratura. 

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