Sulle stragi ricerca della verità si allontana. Chi vuole le risposte viene isolato e delegittimato
Intervento integrale del sostituto procuratore antimafia Nino Di Matteo durante la conferenza del 19 luglio Via d'Amelio
Non ho resistito alla tentazione di venirvi a dare un saluto. Non soltanto per ascoltare il dibattito, in cui interverranno persone che stimo tantissimo, da Roberto Scarpinato a Fabio Repici, a Saverio Lodato, al giornalista Paolo Mondani, ma anche e soprattutto per dare un saluto a voi cittadini che siete venuti da tutte le parti, non solo da Palermo, dalla Sicilia, ma dall'intera Italia.
E volevo dirvi che voi rappresentate la speranza in un momento in cui altre speranze non ce ne sono o sono molto affievolite; in un momento, secondo me, di grande difficoltà istituzionale; in un momento in cui la ricerca della verità sulle stragi, su via d'Amelio in particolare, è in grande difficoltà; in un momento in cui, negli ultimi anni, la ricerca della verità completa si allontana: non si è avvicinata, ma si è allontanata, anche attraverso delle scelte politiche assolutamente e clamorosamente in controtendenza rispetto alla ricerca della verità. 
Innanzitutto, la scelta della Commissione parlamentare antimafia di occuparsi solo ed esclusivamente della strage di via d'Amelio, come se la strage di via d'Amelio fosse avulsa dal contesto delle stragi che l'hanno preceduta e l'hanno seguita; come se non avessero avuto, anche a livello mafioso, gli stessi protagonisti, come Giuseppe Graviano, principale protagonista tra gli esecutori di Cosa nostra della strage di via d’Amelio e principale protagonista, assieme ad altri uomini d'onore della sua famiglia, del suo mandamento, delle stragi del '93.
Si sta concentrando tutto su via d'Amelio e tutto su una pista. Io non posso entrare nei dettagli, ma ho sempre detto che, tra le piste della possibile accelerazione, mi sembra una delle meno concrete, delle meno fondate. Quando, invece, si sta trascurando, a livello politico e anche a livello istituzionale, la ricerca della verità in altre direzioni.
È questo quello che preoccupa. Così come preoccupa l'isolamento e la delegittimazione di tutti coloro, magistrati e non, che vorrebbero perseguire e vorrebbero approfondire queste piste.
È capitato a Roberto Scarpinato in sede di Commissione parlamentare antimafia, credo che stia capitando anche ad altri magistrati. E vedete, io sono un magistrato, sono un uomo delle istituzioni, sono un componente, un ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura presieduto dal Capo dello Stato. Sono e rimarrò sempre un uomo delle istituzioni che vuole continuare a credere nelle istituzioni.
E allora mi chiedo, per rimanere nella stretta attualità, se le istituzioni — la mia è una domanda ovviamente retorica — non abbiano oggi, a tutti i livelli, la necessità di approfondire quello che è stato detto al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura mercoledì 15 luglio da alcuni componenti togati e laici del Consiglio Superiore della Magistratura, che hanno adombrato, hanno detto che rispetto alla mancata nomina del consigliere Sebastiano Ardita a procuratore aggiunto della Procura Nazionale Antimafia si sia scatenata una lotta politica; che hanno parlato di pressioni ad alto livello, a livelli, ad ogni livello; che hanno parlato di scelta fatta non in favore di una candidata, sia pure assolutamente valida e di indiscutibile professionalità, ma contro un altro candidato.
E allora, se viviamo in uno Stato di diritto, se crediamo veramente allo Stato di diritto, se crediamo nelle istituzioni, noi in questo momento dovremmo pretendere che, a tutti i livelli, anche il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, il Capo dello Stato, approfondisca questa vicenda. Perché non sono stato io, non è stato nessuno, non è stato un giornalista a parlare di pressioni ad ogni livello per evitare che il consigliere Ardita fosse nominato procuratore aggiunto della DNA, ma sono stati dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura che dovrebbero allora avere il coraggio e il pudore istituzionale di dire se queste pressioni ci sono state, chi le ha fatte e come si sono manifestate.
Dobbiamo passare anche da questa pretesa di pulizia delle istituzioni se vogliamo continuare a credere nella verità e non vogliamo trasformare queste manifestazioni in una presa in giro che voi non meritate, perché voi siete la parte del popolo italiano che vuole verità e giustizia, onestà e pulizia nelle istituzioni.
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