Sudamerica contro Israele: dall'Uruguay la campagna ''Spazi liberi da apartheid e genocidio''

di Giorgio Bongiovanni
Oltre quaranta collettivi chiedono al governo di Montevideo di rompere ogni legame con l’occupazione
Dall’Uruguay si leva il coro contro la complicità del Sudamerica con Israele. Nella giornata del 78° anniversario della Nakba palestinese oltre quaranta collettivi, spazi sociali e organizzazioni uruguaiane hanno lanciato ufficialmente la campagna “Spazi Liberi da Apartheid e Genocidio”, con l’obiettivo di interrompere ogni collaborazione con istituzioni, imprese ed enti ritenuti complici dell’occupazione israeliana e della pulizia etnica contro il popolo palestinese.
L’iniziativa, nata dalla società civile palestinese e diffusa in diversi Paesi del mondo attraverso il movimento internazionale BDS, è approdata anche in Sudamerica. I promotori spiegano che numerose realtà latinoamericane hanno aderito all’appello per “rompere ogni legame con Israele e con le istituzioni che lo rappresentano”, opponendosi a quello che definiscono “genocidio e occupazione”. Durante la conferenza stampa, organizzata ieri dalle associazioni Voces Insurgentes BDS-ELA e FUCVAM, è stato rivolto anche un appello ai governi sudamericani affinché “prendano le distanze dal sionismo”, come dichiara Sonia Bongiovanni (direttrice di Voces Insurgentes).
Gli organizzatori denunciando come Israele stia commettendo “crimini contro i popoli in Palestina, Libano, Iran, Yemen e Siria”, mentre il sionismo, “attraverso l’alleanza con l’imperialismo”, eserciti un’influenza diretta anche sull’America Latina. Nel documento politico della campagna viene inoltre sostenuto che gli eventi avvenuti in Venezuela nell’ultimo anno sarebbero stati favoriti dal clima di impunità internazionale maturato dopo due anni di guerra a Gaza, descritta dagli attivisti come “un genocidio realizzato da Israele con l’aiuto degli Stati Uniti”. 
Per questo motivo, aggiungono, “i Paesi che mantengono relazioni con questo regime sono complici del genocidio”. L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa pubblica, durante la quale i promotori hanno definito la campagna come una presa di posizione concreta contro “il progetto di pulizia etnica, occupazione coloniale, apartheid e genocidio” attribuito al governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese. Gli aderenti hanno inoltre annunciato l’impegno a non mantenere rapporti con soggetti israeliani, sionisti o collegati al sostegno politico ed economico delle operazioni militari a Gaza e nei territori occupati. 
“Dichiararci Spazi Liberi da Apartheid e Genocidio non è un gesto simbolico, ma un impegno concreto”, si legge nel documento diffuso dagli organizzatori, che invitano la cittadinanza e le realtà associative del Paese ad aderire alla mobilitazione. La campagna si inserisce nelle manifestazioni organizzate in diversi Paesi in occasione della Nakba, la “catastrofe” palestinese del 1948 che segnò l’espulsione e la fuga di centinaia di migliaia di palestinesi dopo la nascita dello Stato di Israele.
Foto tratte da vocesinsurgentes
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