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Stragi '92-'93, Tescaroli: ''Ancora zone d'ombra. Capire perché cessò la campagna stragista''

Jamil El Sadi

Il procuratore di Prato ospite di Casa dei Giovani del Sole a Udine, assieme ai giornalisti Bongiovanni, De Francisco e Grossi

Stabilire in positivo perché è cessata la campagna stragista è uno dei quesiti rimasti senza risposta. Un quesito particolarmente importante da conoscere perché ha condizionato la democrazia nel nostro Paese”. Con queste parole il procuratore di Prato Luca Tescaroli ha aperto il suo intervento nel corso dell’incontro “L’attualità delle stragi del ’92-’93”, svoltosi al Centro Culturale delle Grazie di Udine e promosso da Casa Giovani del Sole. L’evento, arricchito dai contributi artistici di Chiara LautieriDavid Marchi e Ottavia Nigris, è stato dedicato alla stagione delle stragi mafiose e ai rapporti tra criminalità organizzata, eversione nera e poteri occulti: i cosiddetti mandanti esterni. Assieme al magistrato, che ha condotto alcune delle indagini antimafia più importanti del Paese, anche il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio BongiovanniLuana De Francisco, giornalista del Messaggero Veneto, e il giornalista di ANTIMAFIADuemilaLuca Grossi, che ha moderato l’incontro.





Nel corso del dibattito Tescaroli ha ricostruito il biennio di sangue tra il 1992 e il 1994, soffermandosi sul contesto politico-istituzionale che accompagnò la strategia stragista di Cosa nostra. Nel farlo, il magistrato ha sottolineato come gli attentati “abbiano contribuito a indebolire lo Stato in una fase di forte transizione politica”. Secondo Tescaroli, le stragi avevano una finalità “terroristico ed eversiva”, mirata a destabilizzare il Paese e favorire nuovi equilibri di potere.
Particolare attenzione è stata dedicata all’attentato fallito allo Stadio Olimpico del 23 gennaio 1994. “Quell’attentato doveva avvenire quando vi era un vuoto di potere”, ha ricordato il procuratore, evidenziando come l’azione fosse stata pianificata pochi giorni dopo le dimissioni del governo Ciampi e lo scioglimento delle Camere. Per Tescaroli proprio quell’episodio segnò la fine della strategia stragista: “Da allora quelle stragi con quelle finalità non sono state ripetute”. Una cessazione che però, ha aggiunto, resta ancora oggi priva di una spiegazione definitiva: “Noi attraverso i processi abbiamo dimostrato solo in negativo il perché vi è stata la cessazione della campagna di strage”.





Incalzato da una domanda di Luca Grossi, il magistrato ha inoltre approfondito il ruolo dell’ex esponente di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini, riconosciuto dalle sentenze come suggeritore della strategia stragista contro il patrimonio artistico italiano: gli attentati nel “Continente”. “Se voi colpite un bene del patrimonio storico, artistico o monumentale, una volta che l’avete distrutto, è distrutto per sempre”, avrebbe detto Bellini al mafioso Antonino Gioè durante gli incontri del 1992. Da quelle interlocuzioni – ha spiegato Tescaroli – nacque l’idea delle bombe di Firenze e Milano del 1993, precedute dall’azione intimidatoria del proiettile collocato nel Giardino di Boboli nell’ottobre del 1992.
Il procuratore ha poi affrontato il tema delle trattative tra pezzi delle istituzioni e Cosa nostra, parlando apertamente di “convergenza di interessi” tra soggetti esterni all’organizzazione mafiosa e i vertici di Cosa nostra. “Sono costoro, e non i mafiosi, che hanno intrapreso quelle che sono delle trattative con i mafiosi”, ha affermato, riferendosi sia ai contatti avviati da Bellini sia all’iniziativa del ROS dei Carabinieri con Vito Ciancimino dopo le stragi del 1992. Secondo quanto ricostruito nelle sentenze, quelle interlocuzioni furono interpretate dai boss come un segnale di debolezza dello Stato, rafforzando la prosecuzione della campagna terroristica.


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Luana De Francisco


Ad arricchire il confronto è stato anche l’intervento della giornalista Luana De Francisco, che ha espresso apprezzamento per il tono e i contenuti dell’iniziativa. Si è detta “ammirata per questo incontro”, soffermandosi in particolare sul monologo letto da Chiara Lautieri di Casa Giovani del Sole: “È un manifesto. Se è vero che le parole hanno un peso, noi giornalisti lo sappiamo bene, queste sono parole pregne di significato, ricche di concetti e valori”.
De Francisco ha poi collegato il tema delle stragi mafiose alla presenza delle organizzazioni criminali nel Nord-Est italiano. “Bisogna seguire i soldi, ma non solo: bisogna anche andare a cercarli laddove all’apparenza non succede niente e dove la mafia si sente sicura”, ha spiegato. La giornalista ha ricordato come numerosi boss mafiosi latitanti abbiano trovato rifugio proprio nelle regioni del Nord-Est e come molti mafiosi, terminato il periodo di confino, abbiano scelto di restare in quei territori. “Questo perché il Nord-Est è considerato un’area sicura, dove maturano interessi economici importanti”.


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Secondo De Francisco oggi il fenomeno mafioso si presenta con modalità diverse rispetto alla stagione delle stragi. “Parlando dell’oggi, c’è un presente fatto di una costellazione di mafie. Il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e il Trentino-Alto Adige non sono terre di mafia, ma sono territori che piacciono alla mafia”, ha affermato. Il principale elemento di attrazione, ha spiegato, è il riciclaggio: “Qui si viene a investire denaro, cioè a riciclare. E questo avviene spesso con la complicità di chi pensa di poter fare affari grazie alle competenze criminali”.
La giornalista ha sottolineato come le mafie contemporanee agiscano soprattutto sul piano economico-finanziario: “Non arrivano portando le armi in vista, anche se le armi restano nascoste e pronte all’uso. Arrivano con i soldi, con servizi offerti a prezzi tali da sbaragliare ogni concorrenza. Così si infetta, si indebolisce e si impoverisce l’economia del territorio”. Una mafia diversa da quella delle stragi, ma altrettanto pericolosa: “Le mafie capiscono, studiano il territorio e si adattano. Proprio come fanno i virus”.


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Giorgio Bongiovanni
 

Una storia diversa dalla narrazione mainstream. Una storica che, come ha detto a inizio dibattito Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, “bisogna insegnare nelle scuole”. “La storia contemporanea non solo dei martiri, ma anche di chi è vivo. Perché Luca Tescaroli, insieme ad altri magistrati, sono la storia contemporanea. Cioè, hanno fatto luce sulle stragi in Italia”, ha dichiarato.
Bongiovanni ha inoltre espresso forte preoccupazione per gli attacchi subiti da alcuni magistrati impegnati nelle indagini sulle stragi. “Mi ha colpito e mi ha preoccupato tanto quanto detto da Tescaroli in merito agli attacchi ricevuti a Firenze (prima di Prato era magistrato nel capoluogo toscano, ndr). Attacchi senza precedenti, dalla stampa e anche dalle istituzioni”, ha affermato, lanciando poi un appello alla società civile: “Noi, il popolo, giornalisti, cittadini, operatori locali, tutti noi dobbiamo sostenere i magistrati, perché quando sono sostenuti dalla gente la mafia non li uccide”.


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A portare i saluti istituzionali è stato il consigliere comunale di Udine Andrea Di Lenardo, che ha definito l’Italia “una Repubblica segnata e macchiata dal sangue delle stragi”. “Siamo la Repubblica degli anni di piombo, della strategia della tensione, delle stragi, del terrorismo di mafia del ’92-’93 che poi ha aperto a quella che è stata la Seconda Repubblica”, ha dichiarato. Di Lenardo ha poi denunciato la mancanza di tutela verso chi indaga sui grandi delitti italiani: “Una Repubblica che ha avuto tutto questo dovrebbe portare in palmo di mano chi indaga su ciò che nel nostro Paese è accaduto. E molto spesso invece non è così, o è proprio il contrario”.
Nel corso della serata, Elena Forgiarini, presidente di Casa Giovani del Sole, ha evidenziato il valore culturale e civile dell’evento. “Con iniziative come questa, ‘Casa Giovani del Sole’ vuole rappresentare un’esperienza in cui l’arte, la testimonianza, la coscienza civile e la partecipazione si incontrano per creare spazi autentici di riflessione e di dialogo, soprattutto con le nuove generazioni”, ha dichiarato. Forgiarini ha ricordato come la mafia non appartenga soltanto al passato ma sia “un sistema che attraversa le coscienze, le relazioni, il potere, la paura e il silenzio”. “Parlare oggi di legalità significa avere il coraggio di guardare dentro queste ferite senza volerle semplificare”, ha concluso.

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