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Strage Capaci, Scarpinato: Falcone capì che registi dei neofascisti e mafiosi erano gli stessi

Il convegno di ANTIMAFIADuemila a Palermo con Saverio Lodato, Luigi Li Gotti, Luana Ilardo, Giorgio Bongiovanni, Lorenzo Baldo ed Aaron Pettinari

AMDuemila

Siamo a 34 anni di distanza ormai dalla Strage di Capaci, in cui morirono i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.


La storia del nostro paese non è una storia semplice: "Falcone capisce che mentre al nord i registi della strategia della tensione si erano avvalsi dei neofascisti come esecutori di stragi e di delitti, al sud gli stessi registi si erano avvalsi dei mafiosi", ha detto l’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato durante il convegno “Falcone e Borsellino: la verità oltre la mafia – Servizi segreti, eversione nera e stragi di Stato”, organizzato da ANTIMAFIADuemila. A intervenire sono stati lo scrittore e giornalista Saverio Lodato; l’avvocato Luigi Li Gotti; il direttore e vice della testata Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo; e Luana Ilardo, figlia di Luigi Ilardo, ex boss di Cosa nostra nissena e poi confidente del colonnello dei Carabinieri del Ros (oggi generale in quiescenza) Michele Riccio, assassinato il 10 maggio 1996 prima di divenire definitivamente collaboratore di giustizia. A moderare l’incontro è stato Aaron Pettinari, caporedattore del quotidiano online. In video anche Salvatore Borsellino e il giornalista Attilio Bolzoni.

 


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© Emanuele Di Stefano


"Falcone fu il primo a comprendere il rapporto di compenetrazione organica che alcuni capi della mafia avevano instaurato con la P2, la più pericolosa e potente centrale di potere illegale del tempo." "Quando Falcone nel 1989 imbocca la pista nera per l’omicidio Mattarella e chiede la cattura di Fioravanti e Cavallini come esecutori e punta su Gelli come mandante, entra in un tunnel dal quale non uscirà più sino alla strage di Capaci. Con quelle indagini Falcone aveva toccato la coda del serpente”, ha detto Scarpinato. Un serpente che iniziò a mordere e uccidere. Per questo accadde la strage di Capaci, una delle molte “stragi di Stato”, come le ha definite lo scrittore e giornalista Saverio Lodato. Nonostante il tempo, siamo ancora lontani dalla verità completa su quei fatti e l’attuale maggioranza politica fascista al governo non ne vuole sapere: per loro le stragi sono state fatte per gli appalti.


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© Paolo Bassani


"Ma è possibile che per la Colosimo, per le famiglie anche di molte delle vittime di mafia, non esista mai questa definizione adoperata da Giovanni Falcone sulle menti raffinatissime?”, ha domandato Saverio Lodato. "Ma è possibile che si faccia sempre finta di non capire? Ma come mai il procuratore di Caltanissetta che indaga sulla strage di Borsellino non si sia mai chiesto, per esempio, di chiedere a se stesso: ma cosa voleva dire Falcone quando parlava di forze che eterodirigevano la mafia dall’esterno? L’espressione “menti raffinatissime” è una delle affermazioni più blasfeme nel giornalismo, più messe all’indice tra le frasi proibite sull’argomento antimafia che possa esistere, perché in due parole riassume tutto quello che Falcone aveva capito.” Tutto porta alla conclusione che, in verità, ci sia stato altro “oltre la mafia”, come ha specificato Lorenzo Baldo, vice direttore di ANTIMAFIADuemila:
"Il paradosso di questo paese è vedere i giusti che cercano la verità e la giustizia, che rischiano la vita perché si sono spinti troppo oltre, mentre i mandanti esterni delle peggiori stragi restano impuniti nell’ombra." "Chi ha a cuore il futuro di questo disgraziato paese ha il dovere morale di non permettere a coloro che hanno già superato la linea di confine dell’occultamento della verità di andare oltre, perché se con la nostra ignavia glielo permetteremo ancora, costoro continueranno a sbianchettare la verità scomoda." "Coloro che la nascondono e diventano complici degli stragisti, così come gli stessi autori e sostenitori del genocidio in atto, non avranno mai il nostro odio ma il nostro più totale disprezzo, che è lo stesso con il quale verranno ricordati nei libri di storia, perché da quest’ultima non verranno assolti",  ha detto Lorenzo Baldo.


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Lorenzo Baldo © Paolo Bassani


Ci sono delle indagini in corso a Palermo e alla procura di Caltanissetta di cui abbiamo già parlato in diversi articoli. Ma Giovanni Falcone aveva già individuato un punto: "Giovanni Falcone, e ne aveva parlato con Paolo Borsellino, seguiva la pista Gladio”, ha detto l’avvocato Luigi Li Gotti, specificando che la ‘pista nera’ non vale ‘zero tagliato’, come invece ha detto il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca. "Sullo stesso argomento il procuratore della Repubblica di Caltanissetta ha detto che era purissima aria fritta, non citando che invece aveva chiesto il rinvio a giudizio di un processo in corso” di Romeo Domenico e di Stefano Menicacci, ex parlamentare dell’MSI, in quanto — “Stefano Menicacci e Romeo Domenico concordavano quanto Romeo avrebbe dovuto falsamente riferire ai magistrati di Caltanissetta… con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare e rafforzare l’associazione mafiosa Cosa nostra, impedendo il proficuo svolgimento di attività di indagine in relazione ai rapporti tra la stessa ed esponenti dell’estrema destra." "Ogni anno che passa ci troviamo sempre più lontani dalla verità di quello che è successo appunto sia a Capaci il 23 maggio che il 19 luglio in via D’Amelio, ancora oggi assistiamo a processi direi quasi biblici, dove in realtà quelli che ad esempio si stanno celebrando a Caltanissetta per il depistaggio appunto di Capaci e di via D’Amelio”, ha detto Luana Ilardo, dicendo che “in questo mare nostrum, così io lo chiamo, di ipocrisia e di falsità” si sta cercando di “salvare qualche potente, o forse è meglio dire qualche potentato”. "Il fatto più inquietante, oltre ad altri fatti che ovviamente sono emersi in tutte le stragi che si sono susseguite nel nostro paese, è il fatto che credo che ci sia una certezza granitica che conferma tutto questo: il fatto dei depistaggi. E i depistaggi non li ha fatti né Totò Riina, né Bernardo Provenzano, né Matteo Messina Denaro."


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© Emanuele Di Stefano


Ma soggetti legati allo Stato. A guardare il quadro emerge più di qualche dubbio: "C’è qualcosa di veramente strano ed inquietante intorno alle stragi siciliane, come se si volesse completamente riscrivere la loro storia." Ha detto il giornalista Attilio Bolzoni. "Se la pista Mafia Appalti viene portata alle estreme conseguenze, dovete andare dai signori Graviano e dirgli: scusate, ci siamo sbagliati. Per la seconda volta, e per la seconda volta dobbiamo chiedere una revisione del processo Borsellino." Una estrema conseguenza che, ne siamo convinti, non succederà.

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