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Strage Capaci, Conte: "Commissione antimafia evita approfondimenti su stragi '92-'93"

L’ex premier accusa Colosimo dal corteo di Palermo: “Torneremo al Governo e accerteremo le verità mancanti”

AMDuemila

Sono ormai più di tre anni di una Commissione antimafia che si è insediata sotto una presidenza in mano a Fratelli d’Italia, che ha assolutamente e sistematicamente cercato di evitare gli approfondimenti sulla verità delle stragi mafiose degli anni ’92 e ’93”. È un’accusa durissima quella lanciata dal presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte a Palermo, nel giorno del 34° anniversario della strage di Capaci, durante il corteo dei giovani diretto verso l’Albero Falcone. Un intervento politico netto, pronunciato mentre sfilava per l’intero percorso accanto al senatore Roberto Scarpinato, già procuratore generale di Palermo, reggendo lo striscione con la scritta: “No al depistaggio in Commissione antimafia”.  
Davanti a migliaia di studenti, associazioni e cittadini (in 8mila hanno manifestato ieri a Palermo), Conte ha denunciato quello che considera un sistematico tentativo di sviare l’attenzione dalle vere piste investigative sulle stragi del biennio ’92-’93. “Hanno buttato al vento tutti questi anni semplicemente per far la guerra a campioni dell’antimafia come Scarpinato e De Raho, membri della commissione. Una follia totale”, ha dichiarato l’ex premier ai giornalisti a margine della manifestazione, riferendosi ai lavori della Commissione guidata da Chiara Colosimo


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© Paolo Bassani 

Il leader pentastellato ha insistito sul tema della ricerca della verità e dei mandanti esterni delle stragi, rilanciando un impegno politico preciso: “Ritorneremo al Governo, alla maggioranza quindi a quel punto ci spetterà la presidenza della Commissione. Voglio rassicurare tutti i cittadini che recupereremo il tempo perduto e andremo dritti all’accertamento della verità dei mandanti, degli apparati dello Stato conniventi delle stragi ’92 e ’93”. 

Parole che hanno trovato eco lungo tutto il corteo, attraversato da slogan, musica, interventi artistici e discorsi al microfono di numerosi attivisti. Tra questi ha colpito in modo particolare la performance teatrale e musicale realizzata da Our Voice contro la gestione dell’attuale Commissione Antimafia. Una messa in scena provocatoria che ha denunciato il rischio di trasformare la Commissione in uno strumento politico di delegittimazione verso magistrati e figure storiche dell’antimafia istituzionale, anziché in un organismo impegnato nella ricerca della verità sulle stragi. 

© Paolo Bassani 


La performance di Our Voice è diventata uno dei momenti simbolicamente più forti della giornata, attirando l’attenzione di televisioni, quotidiani e piattaforme nazionali e locali. Le immagini e gli interventi del collettivo sono stati ripresi da numerosi media, da La Repubblica a Il Fatto Quotidiano, passando per il TGR Sicilia, Sky TG24 e molte altre testate che hanno documentato il clima del corteo e la forte contestazione verso l’attuale conduzione della Commissione parlamentare.

Nel corso della giornata Conte è tornato anche sulle recenti vicende giudiziarie che coinvolgono il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. A chi gli chiedeva se Colosimo avesse preso le distanze dal politico siciliano, il leader del M5S ha replicato con sarcasmo: “La presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo dovrebbe prendere le distanze da se stessa”.

All’apertura del corteo è intervenuto anche il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, già sostituto procuratore di Palermo. Il magistrato ha spiegato che, in questo contesto “sempre più triste, sempre più evidente, di vuote parate istituzionali”, manifestazioni come quella di Palermo rappresentano “la speranza, la voglia che ancora c’è nel popolo di verità e di giustizia”. 


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Nino Di Matteo © Paolo Bassani 

Di Matteo ha denunciato quella che considera una sistematica opera di occultamento della verità sulle stragi: “Il 23 maggio sta sempre più diventando un’occasione di parata istituzionale, anche di veri e propri sepolcri imbiancati che fingono di commemorare Giovanni Falcone, quando invece durante tutto il resto dell’anno ne tradiscono le idee e lo spirito e lavorano per ostacolare quella parte di magistratura che è rimasta convinta di dover accertare ancora le verità nascoste”. “Da qui - ha aggiunto - deve partire un sentimento di ribellione verso quella mentalità mafiosa che ancora continua a sporcare la nostra città e a condizionare perfino il potere a livello locale e nazionale”. 

Ma oltre allo scontro politico, il corteo di Palermo ha mostrato ancora una volta la presenza di una nuova generazione che continua a reclamare verità e giustizia. “Si tratta di una stagione su cui ci sono dei pezzi mancanti, delle verità parziali - ha detto il Presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, a margine del corteo commentando le richieste del corteo -. Non bisogna smettere di cercarla la verità. Ovviamente ci sono degli organismi istituzionali che hanno dei compiti ben precisi a livello investigativo, a livello processuale, di approfondimento. Ma poi c'è la società civile che, consapevole del fatto che non è emerso tutto, deve appunto rappresentare questa esigenza di verità, questa sete di verità. E io credo che questo corteo oggi, questa manifestazione, sia un bel modo per portare nel dibattito pubblico il tema della ricerca della verità”. 

Foto di copertina © Paolo Bassani 

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