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Scorta a Lucia Borsellino, ex assessore regione Sicilia

Super User

borsellino-lucia2di AMDuemila - 17 agosto 2015
Assegnata la scorta a Lucia Borsellino, ex assessore alla Salute della regione Sicilia. E' la disposizione del comitato per l'ordine e la sicurezza del Ministero dell'Interno. Un auto blindata e due agenti, queste le direttive del Viminale, sono stati assegnati per gli spostamenti della figlia del giudice ucciso, Paolo Borsellino.
Una decisione nata a seguito dell'attività di questi ultimi anni dell'ex assessore.
Nei mesi scorsi Lucia Borsellino ha presentato diversi esposti ed è stata ascoltata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal pm Luca Battinieri in riferimento alle indagini nelle quali è coinvolto il primario della Chirurgia Plastica Matteo Tutino, attualmente agli arresti domiciliari.

La Borsellino aveva rassegnato le dimissioni prima delle rivelazioni dell'Espresso e la presunta intercettazione sulla frase che, sosteneva il settimanale, sarebbe stata pronunciata dal medico "va fatta saltare, come suo padre", smentita da diverse procure della Sicilia e dallo stesso presidente della Regione Rosario Crocetta. A seguito delle "irrevocabili dimissioni" presentate lo scorso 2 luglio, scriveva l'ex assessore, aveva anche parlato di un "coacervo di interessi" all'interno della sanità regionale dell'isola, come anche di un "clima di ostilità e di diffidenza" nei suoi confronti. "Constato con amarezza - aveva poi aggiunto - come tali accadimenti abbiano appesantito anche i tempi di raggiungimento di taluni obiettivi di questo governo nell'ambito della salute e dell'assistenza, che costituivano i capisaldi di un programma peraltro condiviso ancora prima della nascita di questa legislatura".
Durante lo scorso anniversario dell'uccisione di Paolo Borsellino il fratello di Lucia, Manfredi, intervenendo davanti al presidente della Repubblica Mattarella aveva dichiarato che “da oltre un anno mia sorella Lucia era consapevole del clima di ostilità e delle offese subite solo per adempiere il suo dovere, in corsi e ricorsi drammatici che ricordano la storia di mio padre. Non posso entrare nel merito delle indiscrezioni giornalistiche che, indipendentemente dalle verifiche fatte dagli uffici giudiziari, hanno turbato tutti. La lettera di dimissioni con cui mia sorella Lucia ha lasciato l'assessorato ha prodotto il silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto regionali. Ma quella lettera dice tutto e andrebbe riletta. Mia sorella Lucia è rimasta in carica come assessore fino a giugno per amore della giustizia, per suo padre, per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare. Lucia ha portato una croce, e tanti lo possono testimoniare, fino al 30 giugno: voleva una sanità libera in Sicilia”.


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