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''Rimozione da Report illegittima''. Ranucci fa ricorso contro la Rai

Chiesto ai giudici il reintegro urgente. Denunciate "pressioni politiche"

Aaron Pettinari
antimafiaduemila

E' stato depositato oggi al Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, il ricorso d'urgenza presentato dalla difesa di Sigfrido Ranucci contro il provvedimento della Rai che il 28 agosto scorso aveva disposto la rimozione del giornalista dalla conduzione di Report.
Un intervento necessario vista la scadenza del 27 settembre, data entro la quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre posizioni professionali proposte dalla Rai (ruolo di Vicedirettore “ad personam” al Tg3 presso redazione Speciali e Podcast; Vicedirettore “ad personam” a Rai News 24 con delega alla redazione Approfondimenti e Inchieste; Corrispondente da Il Cairo).
Con il ricorso, presentato in via cautelare dal team di legali del giornalista (i giuslavoristi Franco Focareta, Franco Scarpelli e Stefano Rossi, coordinati da Roberto De Vita) si chiede l'immediata sospensione del provvedimento di estromissione, ed il reintegro prima dell'inizio della nuova stagione del programma, previsto per l'8 novembre.
Nel documento di 43 pagine la difesa mette in fila i fatti intercorsi in questi mesi, contestando punto su punto le motivazioni indicate dalla Rai per la rimozione. Così viene messo in evidenza come l'attentato subito nell'ottobre 2025 sia stato "strumentalizzato al fine di delegittimare la reputazione professionale di Sigfrido Ranucci e la trasmissione Report attraverso una campagna di denigrazione alimentata da dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni. Tutto ciò nel tentativo di trasformare, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario".
Il ricorso, hanno spiegato i legali in una nota, “ricostruisce, inoltre, il contesto nel quale è maturata la decisione aziendale, richiamando le numerose e pubbliche prese di posizione di esponenti politici e istituzionali che, nelle settimane immediatamente precedenti, avevano chiesto la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report. La successione temporale e la convergenza di tali circostanze, unitamente alla genericità delle motivazioni fornite dall’azienda, delineano un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo a configurare il carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e per convinzioni personali, nonché la sussistenza di un motivo illecito determinante”.
Nell’atto vengono richiamati, sotto questo profilo, i principi costituzionali ed europei posti a tutela della libertà di informazione, gli obblighi derivanti dal contratto di servizio Rai e dal Codice etico aziendale, nonché le garanzie introdotte dall’European Media Freedom Act, il regolamento europeo sulla libertà d’informazione.
“Non si chiede al giudice di entrare nelle scelte editoriali della Rai - aggiungono i legali - Si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione. È una questione che riguarda Sigfrido Ranucci, ma riguarda anche il confine che deve esistere, in una democrazia, tra il potere politico e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e del giornalismo d’inchiesta”.

Storia di una rimozione forzata

Dopo aver ripercorso la carriera di Ranucci nel documento si sottolinea la continua crescita del programma Report (tra indici di ascolto sempre più elevati ed un seguito accresciuto anche nei canali social), la difesa dimostra come negli ultimi anni si è registrata "una crescente avversione proveniente da influenti settori politici e istituzionali nei confronti dell’informazione libera, approfondita e documentata di Report; avversione che, lungi dal manifestarsi come legittima critica politica, si è tramutata nel tempo in aperta ostilità alla conduzione del programma fino a giungere, con progressiva intensificazione negli ultimi mesi, alla totale delegittimazione della professionalità e della dignità personale del dott. Ranucci e alla dichiarata volontà di ottenere la rimozione di quest’ultimo dalla conduzione di Report".
Dopo l'arresto del faccendiere Valter Lavitola in qualità di mandante dell'attentato, vi è stata una vera e propria escalation.
A tal proposito vengono ricordate le dichiarazioni del Ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Russo ("quali azioni la Rai intenda adottare per rendere impermeabili programmi d’inchiesta, quali Report, rispetto a interferenze o influenze di terzi che possano condizionarne l’indipendenza e l’affidabilità"); quelle del Vicepresidente del Consiglio, Ministro delle Infrastrutture e Segretario della Lega, Matteo Salvini (“Ranucci non può condurre Report”); quelle del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sen. Fazzolari che affermava che Ranucci aveva perso la credibilità per condurre Report; l'intervento del Presidente del Senato Ignazio La Russa ("Report va cambiato, non eliminato, perché non è possibile che le inchieste di Report solo per l'1,5% dei casi hanno riguardato il più grosso partito di sinistra. A me non interessa se ne mettono un altro").
Pressioni continue e delegittimazioni che sono state sostenute anche da una serie di articoli e dichiarazioni pubbliche di svariati soggetti, tra cui le testate del gruppo Angelucci, noto imprenditore e parlamentare della Lega (Il Giornale, Libero, il Tempo e altre).

Tradimento Rai

"La richiesta di rimozione del dott. Ranucci dal suo incarico da parte di esponenti politici che ricoprono altissimi incarichi istituzionali - scrivono i legali - si è accompagnata con un’insistente campagna diffamatoria, che ha trovato una sponda anche all’interno della Rai".
Luglio è certamente stato uno dei mesi più caldi.
Dopo le parole del ministro Urso la Rai aveva avviato un audit su Ranucci e successivamente un’istruttoria della Commissione etica che si sono concluse senza addebiti. Ed è sempre a luglio che la Direzione Approfondimento ha disposto la cessazione della messa in onda delle repliche estive di Report. "L'azienda - ricorda la difesa del giornalista - motivava tale scelta con la necessità di fare piena chiarezza su alcune vicende esterne che coinvolgevano il conduttore, precisando che si trattava di una “tutela del brand” e che i vecchi filmati restavano comunque fruibili sulla piattaforma RaiPlay".
Tuttavia quel provvedimento è stato contestato pesantemente da tutti i giornalisti di Report qualificandolo come una “censura senza precedenti” e temendo che il combinato disposto tra il taglio delle repliche e le richieste del Ministro Urso preludesse a un ridimensionamento del programma.
Del resto il 9 luglio 2026 il direttore della Direzione Approfondimento della Rai, Paolo Corsini, già noto per essersi definito pubblicamente nel 2023, dal palco della festa Atreju di Fratelli d’Italia un “militante”, era intervenuto in prima persona con una presa di posizione sconcertante, come ricordato proprio nel ricorso, definendo l’attentato subito da Ranucci come un “attentato farlocco”. Al contempo Corsini aggiungeva che “Report può andare avanti anche senza Ranucci”. Eppure, quando Corsini fu sentito al comitato Etico disse di non avere prove di quanto da lui asserito sull'attentato e sul fatto che Lavitola fosse una camera di compensazione di Report.
"In precedenza - si legge sempre nella ricostruzione dei legali - nell’aprile del 2026 il dott. Corsini aveva inserito un 'mi piace' (like) sotto un post social di Esperia, piattaforma multimediale orientata verso la destra sovranista, che attaccava pesantemente Report definendolo come 'il sottobosco social della propaganda': il fatto aveva sollevato polemiche sull’imparzialità e l’indipendenza del direttore Corsini".
Successivamente è partita una vera e propria "campagna diffamatoria che, tramite un’interpretazione strumentale di alcune indiscrezioni relative all’indagine in corso di svolgimento da parte della Procura della Repubblica di Roma sull’attentato subito da Sigfrido Ranucci, ha gravemente leso e sta tuttora ledendo la reputazione personale e professionale del giornalista, per effetto di una narrazione ingannevole che attribuisce connotati dubbi rispetto ad origine, finalità e interessi dietro all’attentato, mirante alla delegittimazione e allo screditamento della vittima dello stesso".


Cambio alla direzione di Report

E' così che si è arrivati alla scelta della Rai di “avviare una riorganizzazione editoriale” del programma Report mediante l’avvicendamento della conduzione e della responsabilità autorale.
Prima scegliendo Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi come co-conduttori. Poi, dopo la rinuncia della prima e la protesta della redazione intera di Report, scegliendo come co-conduttrice la giornalista e storica inviata del programma, Claudia Di Pasquale.
Al di là della scelta dei nuovi conduttori i legali sottolineano che espressioni come "obiettiva situazione di incompatibilità", "continue pressioni" e "percezioni di opacità, commistione e interferenze" non sono state accompagnate dall’indicazione di alcun fatto concreto (tantomeno già accertato) e riferibile a Ranucci, né da documentazione a sostegno o dall’indicazione del nesso che renderebbe necessaria proprio la sua rimozione.


Proposta irricevibile

Nel documento i legali spiegano anche perché i tre incarichi alternativi proposti a Ranucci siano "una grave mortificazione professionale".
Nello specifico, il ruolo di vicedirettore del Tg3 con delega alla redazione Speciali e Podcast “è sostanzialmente fittizio perché di fatto non esistono gli speciali”, mentre quello di vicedirettore alle inchieste di RaiNews24 non prevede “alcun ruolo gerarchico o di responsabilità autoriale, con perdita della posizione di conduttore stabile”. Infine un eventuale trasferimento come corrispondente al Cairo, invece, "comporterebbe la vanificazione di tutta la professionalità acquisita e affinata nella posizione di autore e conduttore di Report", oltre a “rilevantissimi e prevedibili rischi per la sicurezza personale”.
Quindi nell’atto “viene chiesto al Tribunale di accertare, in sede cautelare, l’illegittimità del provvedimento e di ordinarne la revoca, con l’immediata reintegrazione di Ranucci nelle funzioni di autore e conduttore di Report“. La difesa si riserva anche di promuovere un autonomo giudizio di merito per ottenere il risarcimento del danno da demansionamento, del danno all'immagine e del danno biologico, con richiesta di consulenza medico-legale e la condanna della Rai al pagamento delle spese processuali.
Commentando la notizia sul ricorso presentato al Tribunale di Roma lo stesso Ranucci è intervenuto sui social con poche parole: "Il mio grande direttore Roberto Morrione, che mi ha insegnato a tenere la schiena dritta e ritenere completamente unico editore di riferimento il pubblico che paga il canone, diceva 'Fai quel che devi, accada ciò che può'". Tutt'altro che parole di resa. Aspettando la decisione dei giudici è evidente la partita in corso. E non vale solo per un singolo giornalista. In gioco c'è il futuro del giornalismo di inchiesta.

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