Ranucci: mai pensato di entrare in politica. Attentato fatto per colpire Report

Mentre proseguono le indagini sull’esplosione di un ordigno davanti alla sua abitazione a Pomezia il 16 ottobre scorso, Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ribadisce di non aver mai nutrito ambizioni politiche e indica nel proprio lavoro giornalistico la possibile ragione dell’attentato. Valter Lavitola, ex giornalista e ristoratore, è indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per concorso in tentata strage, uso di esplosivi, danneggiamento e minacce aggravate dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, avrebbe orchestrato l’azione attraverso il suo collaboratore Gomes Clesio Tavares e un gruppo di esecutori materiali arrivati dall’Irpinia. Lavitola avrebbe inoltre commissionato sondaggi per testare l’ipotetica discesa in campo di Ranucci alla guida del centrosinistra, contattando tra gli altri il vicedirettore di Repubblica Stefano Cappellini e, secondo alcune ricostruzioni, l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli. "Balle. Non ho mai voluto. Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato. Forse cercava di accreditarsi verso altri", ha dichiarato Ranucci al Corriere della Sera. E ancora: "Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella commissione di vigilanza Rai". Cappellini ha confermato di essere stato avvicinato a marzo da Lavitola, che gli aveva parlato di un misterioso candidato forte per il centrosinistra. Solo in seguito avrebbe scoperto che si trattava di Ranucci: "Gli ho risposto, letteralmente, che era ‘una follia’". Il conduttore ha ricostruito così il rapporto con Lavitola, pluripregiudicato: "Tre aspetti. Primo: volevo realizzare un’intervista a Marcello Dell’Utri e lui avrebbe potuto dare una mano. Secondo: una certa tenerezza verso questo padre di un figlio con autismo. Lo misi in contatto con mia figlia psicologa per un possibile aiuto. Ma esisteva poi un terzo motivo. Una varietà di interessi comuni". Lavitola, già consulente di Finmeccanica (l’attuale Leonardo), avrebbe fornito spunti per una puntata sui cantieri navali. "Penso ancora si volesse interrompere un flusso di informazioni nei confronti di Report. Penso che la più sensata sia quella relativa al servizio che ha riguardato la società Cantiere Navale Vittoria". Ha poi denunciato l’ipocrisia del mondo mediatico italiano: "Il cellulare di Valter Lavitola compare nelle agendine di tutti i direttori di giornali italiani. E a me fu presentato da Guido Ruotolo proprio in quel suo famoso ristorante. Tutti vanno in quel ristorante". Sull’ipotesi di un attentato finalizzato a una sua eventuale candidatura, Ranucci è netto: "L’ipotesi dell’attentato in stile Trump? Peccato che abbia sempre rifiutato di candidarmi. Non regge". Il giornalista si è detto a disposizione del pm Edoardo De Santis. Nel mentre gli investigatori stanno esaminando i materiali sequestrati a Lavitola, tra cui cellulari, pendrive e appunti manoscritti, per ricostruire il contesto e il movente dell’attentato.
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