Querele ai giornalisti, a Otto e mezzo il caso Meloni-Nordio-Mediaset: ''C'è un salto di qualità''
Da Saviano a Saverio Lodato, fino alle querele di Nordio contro Mediaset e di Piantedosi contro Dagospia: l’offensiva del governo contro l’informazione

“I giornalisti quelli veri che fanno il loro mestiere, fanno anche domande scomode”. Con queste parole Lilli Gruber ha aperto a Otto e mezzo, su La7, il confronto sulle querele intentate da esponenti del governo di Giorgia Meloni contro giornalisti e testate. Al centro della puntata andata in onda ieri sera, il rapporto tra potere politico, libertà di stampa e “senso dello Stato”, con gli interventi di Lucio Caracciolo, Paolo Mieli, l’ex senatore Luigi Zanda e David A. Graham, giornalista statunitense di The Atlantic.
Gruber ha elencato una serie di azioni legali mosse da membri dell’esecutivo o da esponenti della maggioranza: “C’è questa del ministro Nordio contro Mediaset. Piantedosi, il ministro dell’Interno, ha querelato il sito di Dagospia e quindi Roberto D’Agostino per diffamazione sulle vicende della sua amante Claudia Conte”. La conduttrice ha ricordato come fosse stata la stessa Conte “a rivelare urbi et orbi la relazione con il ministro”, aggiungendo: “Per la verità ancora non abbiamo capito perché doveva dare delle spiegazioni lei, addirittura scrivere un libro”.
Nel suo intervento, Gruber ha poi citato “la causa della presidente della commissione Antimafia di Fratelli d’Italia, Colosimo, contro il giornalista Saverio Lodato”, oltre alle querele e alle richieste di risarcimento rivolte a Roberto Saviano e ad altre testate considerate “non gradite”. Interrogandosi su un possibile “salto di qualità” di questa classe dirigente nell’intolleranza alle domande scomode, ha risposto Lucio Caracciolo, direttore di Limes, che ha parlato apertamente di un cambiamento “in negativo” rispetto al passato. “Sì, diciamo in negativo c’è un salto di qualità, nel senso che, come ricordava Zanda, non era questa l’abitudine della Prima Repubblica e anche in parte della Seconda”.
Caracciolo ha poi collegato il tema delle querele a una più generale riflessione sulla classe dirigente attuale e sul rapporto con le istituzioni: “Quando Zanda dice che manca il senso dello Stato, credo che debba intendersi in senso estensivo, cioè non è semplicemente il rispetto dello Stato che manca: è conoscenza dello Stato che manca, di come funziona lo Stato e di quanto sia importante il senso dello Stato quando lo Stato è, siamo gentili, molto debole come lo Stato italiano”.
Secondo Caracciolo, proprio la fragilità delle istituzioni italiane renderebbe ancora più necessario il rispetto delle regole democratiche: “Tanto più è debole e fragile lo Stato, tanto più ci vuole senso dello Stato”. Da qui il riferimento diretto alla presidente del Consiglio: “Giorgia Meloni è un’outsider che è diventata improvvisamente capo del governo. È diventata anche una star internazionale. Fino a ieri i grandi media internazionali parlavano di lei come grande statista”.
L’analista geopolitico ha aggiunto che “la mancanza di senso di sé, cioè di quello che dovrebbe essere, è un limite abbastanza diffuso oggi fra i leader mondiali”, sostenendo inoltre che la premier avrebbe dato l’impressione “di essere arrivata”, senza però aver costruito “una rete di relazioni, di amicizie con lo Stato e con i poteri effettivi”.
Particolarmente duro anche l’intervento di Paolo Mieli sul caso della querela annunciata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio contro Mediaset. Alla domanda di Gruber — “Dietro questa querela di Nordio c’è Giorgia Meloni?” — l’ex direttore del Corriere della Sera ha risposto senza esitazioni: “Al 101% c’è dietro Giorgia Meloni”.
Secondo Mieli, il ministro “mai avrebbe querelato un personaggio come Marina Berlusconi senza chiedere prima alla Presidente del Consiglio”, interpretando la vicenda come il segnale di una frattura sempre più evidente tra il governo e una parte dell’universo berlusconiano. “È chiaro che porta allo scoperto una cosa che si vede tra le righe dei giornali già da molti giorni, cioè una ostilità fortissima di Marina Berlusconi nei confronti di questo esecutivo e forse anche nei confronti di Giorgia Meloni”, ha dichiarato.
Mieli ha poi parlato di “almeno una decina di episodi di scostamento” da parte di Forza Italia, sostenendo che “chi osserva la politica considera Marina Berlusconi una persona decisiva nel poter dare una spallata a questo governo, farlo cadere prima delle elezioni”. E ha aggiunto: “In quel caso verrebbe richiamato Mario Draghi”.
Nel corso della trasmissione è intervenuto anche Luigi Zanda, che ha ricordato il diverso atteggiamento della politica italiana nelle legislature passate: “Nella politica che conoscevo io queste cose non si facevano. Io sono stato in Parlamento vent’anni e non ho mai querelato nessuno”. L’ex senatore ha citato anche Francesco Cossiga: “A Francesco Cossiga sono state dette di tutti i colori in varie fasi della sua vita politica e, che io ricordi, non ha mai querelato nessuno”.
Riguarda la puntata: Otto e mezzo
La rubrica di Saverio Lodato
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