Processo Baiardo, Brusca: demmo colpa delle stragi alla sinistra per aiutare Berlusconi
L’ex boss: mandai Mangano dall’ex premier a chiedere aiuto per Cosa nostra

Brusca avrebbe dato a Vittorio Mangano, per intenderci il mafioso che fu lo stalliere di Arcore, "uno strumento politico" da dare a Silvio Berlusconi: "avevamo detto falsamente" che "questi attentati erano suggeriti dalla sinistra, la politica di sinistra, in maniera che Berlusconi, quando scendeva in campo politicamente, poteva utilizzarli a suo favore. Questo lo ricordo benissimo, ero d’accordo con Bagarella, gli abbiamo detto (a Mangano ndr) di andarlo a riferire a Berlusconi".
Si tratta di affermazioni nuove, non riscontrate e fumose, che hanno provocato la reazione della figlia dell’ex premier. Il collaboratore di giustizia ha così aggiunto un altro pezzo (ancora tutto da verificare appunto) durante il processo in corso a Firenze contro l’ex gelataio di Omegna Salvatore Baiardo, già condannato come favoreggiatore della latitanza dei fratelli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano. Oggi Baiardo è sotto processo di nuovo per lo stesso reato e per la calunnia contro Massimo Giletti. L’ex boss di San Giuseppe Jato ha inoltre dichiarato che tra fine 1993 e inizio 1994 avrebbe mandato proprio lui Vittorio Mangano a contattare Silvio Berlusconi per chiedere "una mano d’aiuto" per “le nostre esigenze di Cosa nostra”; la richiesta sarebbe arrivata a destinazione e sarebbe stata data una risposta di disponibilità.
Ma perché Mangano?
“Era nelle condizioni di poterlo contattare (a Berlusconi ndr). Mi raccontava i rapporti con il dottor Confalonieri. Quindi, a quel punto, sapendo di queste sue conoscenze, di questi suoi contatti, lo utilizzai". Lui “utilizzava un suo amico che era uno che aveva l’addetto alla polizia all’interno di Mediaset. Quindi, attraverso questo suo amico, poteva riuscire a contattare o Dell’Utri o Berlusconi direttamente. Comunque era questo il suo canale". Sull’identità dell’amico ha precisato: "So che aveva un’impresa di pulizia, però in questo momento non me lo ricordo".
Il piano funzionò, secondo quanto riportato da Brusca: “So che 100% ha fatto sapere questa cosa a Berlusconi. So che la richiesta e la notizia è arrivata a Berlusconi” e lui “ha riferito che l’hanno ringraziato e che quanto prima avrebbero fatto quel che era possibile per darci una mano. In sostanza era questo il senso". Il collaboratore ha ricordato davanti alla corte che all’epoca venne fatta a Berlusconi anche "una minaccia velata, nel senso che se lui non ci avrebbe dato una mano avremmo continuato a mettere delle bombe e l’avremmo messo in difficoltà politicamente parlando". Lei sa di rapporti economici e in che epoca si erano realizzati fra esponenti di Cosa nostra, e chi erano questi esponenti, e le imprese di Berlusconi e Berlusconi? Ha chiesto il pm Leopoldo De Gregorio. Brusca ha inizialmente detto di non sapere nulla; poi ha confermato quanto appreso da Ignazio Pullarà (a sua volta da Gaetano Cinà): "C’erano degli investimenti, che questi soldi li avevano dati a Berlusconi. Sapevo che pagava il cosiddetto pizzo prima a Stefano Bontate, poi a Ignazio Pullarà, e poi a Salvatore Riina, fino a quando lui non fu tratto in arresto".
"Le stragi del ’93 fuori Sicilia furono suggerite da Paolo Bellini"
La strategia degli attentati sul territorio continentale italiano, dopo la strage di Capaci, nacque da suggerimenti di Paolo Bellini e fu trasmessa a Salvatore Riina. Bellini, ricordiamo, è stato condannato per essere uno degli esecutori materiali della strage del 2 agosto 1980, ex avanguardista e killer di ‘Ndrangheta. “La strategia degli attacchi cosiddetti fuori dalla Sicilia, gli attentati al nord, fu presa e iniziò con dei suggerimenti da parte di un certo Paolo Bellini - ha detto Brusca - Da lì la cosa fu trasmessa a Salvatore Riina”. “Lui ci dava dei consigli, non ordini, che sia chiaro. Ci disse: se ammazzate un magistrato ce ne metteranno un altro. Se voi colpite i beni culturali dello Stato, lo Stato ricorre a cercare di ragionare e scendere a compromessi con quelle che erano le esigenze di Cosa nostra. Questo è l’obiettivo". L’avvocato Ventrella, per la difesa Baiardo, ha chiesto chi fosse Paolo Bellini. Brusca ha risposto di non averlo “mai conosciuto personalmente”; sapeva “che era amico di Gioè Antonino per averlo conosciuto in carcere” e che “ci dava una mano a recuperare i crediti”. Non era uno di Cosa nostra, ha ribadito Brusca, specificando che “avevamo sospetti che poteva appartenere ai servizi, però non avevamo la certezza. Che se avevamo la certezza, Paolo Bellini non tornava più a casa". Con la continuazione della strategia stragista, fortemente sostenuta da Luca Bagarella, Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, si crea una spaccatura dentro Cosa nostra. Questa spaccatura si apre del tutto dopo l’arresto di Riina del 15 gennaio del 1993: “Il primo a tradire, fra virgolette, Riina è stato Raffaele Ganci, che non voleva più seguire la strategia di Riina, voleva attendere tempi migliori. C’era lui, c’era Cancemi Salvatore, c’era Angelo La Barbera, c’ero pure io. Però, a quel punto, quando ho visto che ero in, fra virgolette, in minoranza, non ho insistito di più". Sul ruolo dei Graviano nella strategia stragista Brusca ha specificato che era “principalmente contributo economico, perché non fare questo tipo di trasferte costavano, ed era l’unica, l’unico mandamento che era in condizione di poter sostenere quelle spese". Il motivo della ricchezza: "Perché era noto a tutti che era un mandamento ricco, nel senso che incassava tanto le cosiddette mensilità di pizzo di tutto il territorio, a tempo in particolare che la zona commerciale di Palermo prevalentemente. In più i Graviano erano ricchi di loro perché il padre li aveva lasciati ricchi".
"Giuseppe Graviano ha visto direttamente un orologio da 500 milioni al polso di Berlusconi”
Il discorso sull’orologio emerse “mentre giocavamo, ci facevamo un bel pokerino”. “Matteo Messina Denaro a un dato punto ne esce fuori che Giuseppe Graviano aveva visto un orologio al polso di Silvio Berlusconi, ed è la prima volta che io sento di questo, che valeva 500 milioni di allora”. Il presidente della Corte Anna Favi ha chiesto a Brusca se disponesse di notizie ulteriori sull’incontro di Giuseppe Graviano con Berlusconi durante il quale sarebbe stato visto “questo orologio di grandissimo valore”. Brusca ha risposto: “Giuseppe Graviano mi dice che gli ha visto un orologio, quindi si incontrano, si vedono”. L’avvocato Ventrella ha sottolineato che Brusca, nelle precedenti deposizioni del 2021 e del 2022, aveva riferito testualmente che “Graviano ha visto un orologio da 500 milioni al Berlusca al polso”, senza parlare di incontri, e ha chiesto di mettere a verbale la contestazione. Il presidente Favi ha chiesto conferma: era “un vedere diretto? Si parlò di aver visto questo orologio, giusto, signor Brusca?”. “Sì, Giuseppe Graviano ha visto un orologio apposto in tasca a Silvio Berlusconi e si parlava del prezzo di 500 milioni, che erano allora una cifra abbastanza pesante per un orologio”. Alla domanda se qualcuno avesse precisato se fosse una fotografia, ha dichiarato: “No, le fotografie no. Non ci parlò di fotografia, assolutamente no”.
Giuffré: “Nel ’94 Berlusconi e Dell’Utri nuovi referenti politici di Cosa nostra”
Il collaboratore di giustizia Antonino Giuffré ha dichiarato in aula che, dopo la crisi dei rapporti con la Democrazia Cristiana seguita all’uccisione nel 12 marzo 1992 di Salvo Lima, Cosa nostra individuò nel 1994 in Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri i nuovi referenti politici. L’udienza si è conclusa con l’acquisizione delle sue precedenti dichiarazioni a causa delle difficoltà del teste. Sui referenti politici l’ex boss di Caccamo ha dichiarato che nel ’94 troviamo “Berlusconi e Dell’Utri i nuovi referenti politici che appoggiano Cosa nostra”. “Successivamente, diciamo che è nata Forza Italia. Noi siamo, abbiamo votato con Forza Italia, con i partiti che facevano parte della, della, del gruppo di Forza Italia. E quindi è iniziata una nuova, una nuova storia all’interno di Cosa nostra e politica”.
Prossima udienza: 21 settembre 2026, ore 09,30.
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