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Poesia e impegno civile: la passione di Lina La Mattina

Il nuovo libro con la prefazione di Nino Di Matteo e l'introduzione di Lorenzo Baldo

AMDuemila
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Dalla penna appassionata della poetessa Lina La Mattina è nata All’aciddazzi di malutempu” (“Agli uccellacci del malaugurio”), una splendida composizione recentemente pubblicata da L’ArgoLibro Editore. Molto più di una raccolta di vibranti poesie della poetessa palermitana: un mosaico struggente fatto di parole di bellezza, dolore, nostalgia, e poi ancora amore, disillusione, ma anche speranza e sete di giustizia.

Parole che riaprono ferite mai rimarginate di una città come Palermo dove tanto sangue è stato versato, là dove la lotta tra il bene e il male acquisisce una valenza come in nessuna altra parte. Là dove Lina La Mattina è nata, cresciuta, e dove ha lottato e continua a lottare per rendere vivo il sogno di Paolo Borsellino: vedere un giorno questa terra diventare bellissima. 

La prefazione è affidata al magistrato Nino Di Matteo, ora consigliere alla DNA. Ed è lui a ricordare di aver conosciuto Lina La Mattina molti anni fa, in occasione di un incontro-dibattito su mafia e antimafia con alcuni giovani di Palermo.

“Una signora, con fare educato e discreto, mi avvicinò e mi chiese se poteva recitare una poesia che aveva composto sull'onda dell'emozione per le stragi del 1992.

Ascoltai la poesia, rimasi colpito dalla profondità di pensiero e dalla purezza di spirito; negli occhi della signora era ben visibile la passione civile ed un'emozione autentica”.

Da quel giorno Di Matteo la incontra tante altre volte ed ogni volta, nell'ascoltare le sue poesie, avverte “un forte profumo di libertà, di coraggio civico, di senso etico della vita e della morte.

Quello che certi siciliani sanno esprimere meglio di ogni altro”.

Per Nino Di Matteo, la poesia di Lina La Mattina rappresenta, come per molti altri “il culto della memoria dei nostri morti, il senso più autentico della lotta alla mafia, come lotta per la libertà e la dignità di ogni uomo, il desiderio di riscatto che pervade la nostra terra, tanto disgraziata, quanto bella e capace di nobili slanci”.

Una terra, dove “ai livelli più alti, si manifesta ogni giorno l'eterno conflitto tra il bene e il male”.

Per il magistrato palermitano, leggere tutto d’un fiato questa raccolta di poesie “suscita sentimenti intensi e contrastanti: ricorda il dolore ma fa sorgere speranza, descrive la drammaticità della nostra storia ma apre la prospettiva alla ribellione ad un destino che non può accettarsi come immutabile”.

Per poi ricordarci che partendo dalle pagine di questo libro probabilmente “possiamo acquisire la consapevolezza che la lotta alla mafia non è e non può essere solo compito di magistrati e poliziotti, ma è, e dovrebbe essere sempre più in futuro, lotta di popolo che parte dal basso, scuote le coscienze, risveglia la voglia di ribellarsi alle prepotenze, ai soprusi, alle violenze, ai giochi di potere di cui si nutre ogni sistema criminale.”

“Dobbiamo essere tutti grati a Lina La Mattina – conclude Di Matteo – per averci, con la dolcezza dei suoi versi, ricordato tutto questo”, e soprattutto, per aver lasciato alle nuove generazioni tracce preziose di una memoria incancellabile.

 

Introduzione

di Lorenzo Baldo

Probabilmente basterebbe riprendere le sue stesse parole per comprendere l'essenza più profonda delle poesie di Lina La Mattina. Parole che vanno dritte al cuore. Sono “semplici, istintive pagine di vita, ma molto autentiche e dolorose, forse per dare un corso al fiume impetuoso delle mie amare esperienze e non far sì, che il dolore mi straripasse nel petto, incancrenendomi l'anima”.

Lina racconta che il senso di scrivere quelle pagine gravide di passione, amore, dolore e tanta sete di giustizia, scaturisce prepotentemente “forse per dire a chi come me, di lottare, di non arrendersi, di non accettare compromessi, poiché si diventa ricattabili”. Che altro aggiungere?

Che il cuore grande di questa poetessa siciliana, libera e ribelle, continua a battere, a discapito del suo fisico sfinito, segnato da un dolore dell'anima che l'accompagna da anni e che implora una tregua. Ma quale tregua!

Per Lina La Mattina scrivere e recitare le sue poesie, ma soprattutto viverle in prima persona attraverso un impegno civile attivo – o meglio, combattivo – è come respirare l'aria: impossibile farne a meno. E allora eccola lì, su un palco, in un sit-in, o in un corteo, sole o pioggia che sia.

Ti accorgi subito di lei: ha in mano un foglio e con tutte le forze che ha in corpo stringe un microfono e guarda fiera avanti, con l'umiltà, il coraggio, la forza e la passione delle persone autentiche. Capaci di andare oltre se stesse.

Lina vola alto, sulla sua città, struggente e disgraziata, dove tanto dolore è stato generato, ma dove una rinascita è ancora possibile. Vola alto, sulle ferite di chi ha pagato con la vita il sogno di vedere un giorno questa terra diventare bellissima. Un sogno che è anche suo. Vola sulle ferite di chi continua a pagare un prezzo altissimo mentre cerca di dare forma a quel sogno, impegnando la propria vita a favore della giustizia. Sono ferite aperte, che sanguinano ogni qualvolta qualcuno perde la speranza e si arrende di fronte alla violenza politico-mafiosa che affonda le sue radici nei patti inconfessabili tra Stato e mafia.

Quella violenza nei confronti della quale Lina oppone tutta la sua resistenza e resilienza attraverso le sue poesie. Che sortiscono l'effetto di scuotere le coscienze di alcuni, e di diventare un poderoso balsamo per altri. Le sue parole non ammettono repliche: perché la verità va detta, e difesa.

Sempre. Ed è esattamente la verità quella che emerge in tutti i versi contenuti in questa preziosa raccolta. Davanti a quelle madri i cui occhi sono “destinati a diventare secche fontane” scorrono uno dopo l'altro i volti dei martiri che con il loro esempio di vita e con la loro morte hanno indicato la via della liberazione.

Uomini, donne e bambini, resi immortali da chi pensava invece di eliminare financo la loro memoria.

Ma a proteggere quella memoria sono arrivate le madri, le figlie, le sorelle, quelle più anziane, o quelle più giovani. E assieme a loro i padri, i figli, i fratelli e tutti coloro che sono legati a chi è caduto sul campo di battaglia. Storie spesso dimenticate, o strumentalizzate ad arte durante gli anniversari, a cui la nostra poetessa ha ridato luce e splendore. Ma è come un filo sottile sospinto dal vento.

Che Lina tiene delicatamente tra le sue mani per impedire che voli via: per continuare a proteggere i Giusti, che sono ancora in vita, quelli che lottano per un ideale di giustizia e libertà e che per questo vengono lasciati soli. Fino a quando le forze l'accompagneranno, la sua mano continuerà a scrivere e la sua voce continuerà a scuotere la viltà e l'indifferenza dei tiepidi.

Fino a che quel “sole dell'amore, prima o poi, aprendo come nere nuvole cuori e pensieri, entrerà sempre dentro oscure coscienze, illuminandole”.

Cara Lina, ti ho sempre voluto bene, fin dal primo momento che ti ho conosciuta. Oggi ancora di più: per la tua ostinata, spasmodica, matta e disperatissima ricerca di giustizia per la tua terra; per il tuo amore incondizionato verso tutte le sue creature; per esserci, e per sperare ancora, nonostante tutto.

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