Palantir, il controllo dei dati e le verità scomode: così vogliono eliminare Ranucci
"Pentito di aver frequentato Lavitola, ma non soltanto lui"
“Pentito di avere frequentato Valter Lavitola? Sì. Ma non soltanto lui, una serie di persone… Diciamo che dopo quello che è successo ho cambiato il mio concetto di amicizia”. Partiamo da qui, dalle parole del giornalista Sigfrido Ranucci, dette una settimana fa dal palco dell’Oscar del libro a Turi.
Parole che sono passate quasi sotto traccia, nascoste e ancora oggi non tenute in considerazione da tutti coloro che accusano Ranucci di non aver mai preso le distanze dal faccendiere, ex amico, finito agli arresti per essere stato il mandante dell’attentato del 16 ottobre 2025.
E’ passato quasi un anno da quella notte e mentre la magistratura continua il proprio lavoro abbiamo visto e sentito di tutto.
Contro Ranucci è in atto una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico, tra congetture e insinuazioni di varia natura.
Si parla dell’amicizia con Lavitola (da anni in rapporti con Ranucci, come disse lo stesso giornalista quando fu sentito in Commissione Vigilanza Rai), si costruiscono sospetti, si insinuano dubbi sulla sua condotta anche quando il Gip ha riconosciuto la gravità intimidatoria, l’aggravante del metodo mafioso, il rischio concreto di conseguenze ben più gravi e l’assoluta estraneità rispetto all’attentato subìto.
Esponenti di Governo, e non solo, scendono in campo trattando la vittima come un imputato.
E nel frattempo la Rai, probabilmente su input esterno, lo ha defenestrato dalla conduzione di Report.
Partita chiusa? Per niente. Perché Ranucci, tramite i suoi legali, ha presentato ricorso chiedendo il reintegro urgente alla guida della trasmissione, e sul punto dovrà decidere il giudice del Tribunale del Lavoro.
Ma perché questo accanimento contro la sua figura?
Basta ascoltare le dichiarazioni più recenti di Ranucci per comprendere quanto la sua figura fosse scomoda al potere.
Parla la storia
Nel corso della sua storia in Rai è stato inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. E successivamente in Iraq e a Sumatra, dove ha documentato la tragedia dello tsunami del 2005.
Suoi sono gli scoop sul ritrovamento dell’intervista smarrita di Paolo Borsellino rilasciata ai giornalisti francesi Calvi e Moscardo (quella dove parla di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Vittorio Mangano), o quello sull'uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani.
Poi, per dieci anni, è stato coautore di Milena Gabanelli a Report, fino a diventare il suo successore.
Grazie alla sua squadra di giornalisti in questi anni si è occupato di mafia, corruzione, affari illeciti, traffici internazionali, sprechi pubblici e rapporti opachi tra politica, economia e criminalità organizzata.
Ha riacceso i riflettori sulla “pista nera” in collegamento con le stragi del 1992-1993, Capaci e via d’Amelio. Ha fatto inchieste sull’Agenda Rossa di Paolo Borsellino e sulla Trattativa Stato-mafia.
Ha acceso poi i riflettori su figure come Steve Bannon (in particolare analizzando il suo tentativo di creare in Italia una scuola di sovranismo europeo) e Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e stretto collaboratore del Presidente Usa Donald Trump.
Report si è occupato a più riprese di Zampolli, concentrandosi sui suoi rapporti con Donald e Melania Trump, Jeffrey Epstein e sull’ambiente delle agenzie di modelle. Una ricostruzione che Zampolli ha sempre respinto con decisione, annunciando anche di aver dato ai propri avvocati un “budget illimitato” per dimostrare che dietro le inchieste vi sarebbe stato un “interesse politico”. 
Valter Lavitola © Imagoeconomica
Quello stesso Zampolli, che in un’intervista a Il Giornale, asseriva in maniera sibillina che secondo non meglio precisate “autorevoli fonti di Washington”, Ranucci sarebbe stato a conoscenza della preparazione dell’attentato poi subito.
Il Gip di Roma Iole Moricca ha già messo nero su bianco che “allo stato non è emerso alcun elemento, come si evince dalle risultanze acquisite, per ritenere che il giornalista fosse d'accordo con Lavitola".
Noi siamo certi che dietro questa vicenda possono esistere interessi molto più grandi di quelli emersi finora.
Più volte abbiamo ricordato come nella storia della Repubblica, apparati e servizi di intelligence, anche stranieri come la CIA, siano stati chiamati in causa in vicende oscure e strategie di destabilizzazione.
Se anche questa fosse una di quelle operazioni, l’obiettivo sarebbe evidente: uccidere civilmente e professionalmente Sigfrido Ranucci in quanto persona e giornalista, non solo capace di mettere in difficoltà i centri di potere.
Report è una delle poche trasmissioni d’inchiesta realmente indipendenti del servizio pubblico.
Come ha ricordato l’avvocato Luigi Li Gotti a gennaio di quest'anno, Ranucci fece una trasmissione pesantissima sul coinvolgimento dell'estremismo nero nelle stragi.
Noi non dobbiamo conoscere la nostra storia che riguarda Gladio e, quindi, la CIA. Da lì parte la "distruzione" di Ranucci.
Milioni di italiani seguono Report perché racconta ciò che spesso altri preferiscono non raccontare.
E Ranucci ha proprio questo coraggio. Lo scrive nei suoi libri e lo racconta alle masse quando gira per le presentazioni o gli spettacoli teatrali.
Quel che emerge è uno scenario internazionale in cui l’avanzata del sovranismo e degli estremismi di destra va di pari passo con la sorveglianza di massa che si concretizza tramite i social e le piattaforme.
Occhi su Palantir
Nei giorni scorsi lo abbiamo seguito a Palermo in cui ha dedicato una parte consistente del suo intervento a Palantir, società tecnologica statunitense fondata da Peter Thiel e specializzata nell'analisi di grandi quantità di dati.
Ranucci ricorda come Palantir abbia progressivamente ampliato il proprio campo d'azione, entrando in rapporti con apparati statali e settori strategici.
“Serve per scovare, prevenire il terrorismo, pericoli per gli Stati Uniti e scovare i nemici degli Stati Uniti”, spiega Ranucci. E poi pone la questione decisiva: che cosa succede quando la stessa capacità di incrociare informazioni viene applicata alla vita quotidiana di milioni di persone?
Il giornalista racconta un episodio legato all'acquisto di un'automobile e alla richiesta della tessera sanitaria per ottenere un finanziamento, collegandolo alla presenza di rapporti commerciali tra aziende automobilistiche e società tecnologiche.
“Cosa fa Peter Thiel con la mia tessera sanitaria? – si chiede- Ci fa quello che farebbe anche con la vostra con i vostri dati”. Il problema, secondo Ranucci, non è soltanto sapere quali informazioni possieda una società. È poterle incrociare. “Quando tu sai che c'è una persona a cui mettono una bomba ogni tanto che c'ha delle patologie e se va a chiedere un prestito o un finanziamento magari non è il caso di darglielo col premio più alto”.
È il passaggio dalla raccolta dei dati alla possibilità di costruire un profilo completo dell'individuo: condizioni economiche, stato di salute, consumi, passioni, relazioni. “Ci sono degli elementi discriminatori per motivi meramente di profitto ma anche di controllo di informazioni”.
La “democrazia della sorveglianza”
Ranucci ha allargato quindi il ragionamento: “Quando andate a chiedere un prestito, sappiate che c'è qualcuno che conosce la vostra condizione di salute, le vostre condizioni economiche anche delle aziende”. Il tema non è più soltanto la privacy. È il potere.
Chi possiede una quantità enorme di dati può conoscere una società meglio di quanto la società conosca se stessa. Può individuare comportamenti, prevedere reazioni, classificare individui, stabilire correlazioni. È ciò che Ranucci ha definito “democrazia della sorveglianza”.
Nel suo racconto Palantir viene presentata come uno degli esempi più avanzati di questa trasformazione. Ranucci ha citato anche il ruolo attribuito alla società nell'analisi di informazioni utilizzate in operazioni di sicurezza e militari, ricordando che le sue tecnologie siano state utilizzate in contesti estremamente delicati.
Allarme Social
Di pari passo ci sono i social che fanno parte dello schema di manipolazione delle coscienze.
“I social – spiega Ranucci - sono una sorta di bibliotecario ubriaco, perché non sappiamo se la notizia che mettono in vetrina è la più vera. Anzi, il meccanismo della cliccabilità, dell’algoritmo, premia la cliccabilità, cioè il Pil della notizia, non la verità”.
Quindi se i dati consentono di conoscere le persone, gli algoritmi possono essere utilizzati anche per influenzarne comportamenti e percezioni. 
Peter Thiel © Imagoeconomica
Un esempio sono le immagini false o decontestualizzate che vengono rilanciate milioni di volte per alimentare paura e allarme sociale. “Quante coscienze ha manipolato prima che qualcuno se ne accorgesse? Quante coscienze dei ragazzi può manipolare? Che non hanno lo strumento di poterlo capire e intuire un fenomeno del genere?”.
È qui che la questione della libertà di stampa si salda con quella della libertà individuale.
Perché se l'informazione viene sostituita da un flusso personalizzato di contenuti prodotti e distribuiti da piattaforme private, il problema non è più soltanto chi possiede un giornale o una televisione.
E Ranucci collega questo processo alla progressiva erosione dei diritti.
Sanità, istruzione, ricerca, sicurezza, lavoro, informazione. Tutto, secondo il giornalista, rischia di essere progressivamente subordinato alla logica del profitto e del controllo.
E la tecnologia può diventare lo strumento attraverso cui questa trasformazione viene resa invisibile. “Abbiamo consegnato in questi anni tutto in mano alla digitale”.
Se la sanità, la pubblica amministrazione, la difesa, la giustizia e l'informazione dipendono da infrastrutture tecnologiche controllate da pochi soggetti privati, la sovranità non riguarda più soltanto i territori.
Riguarda i server. Gli algoritmi. I dati.
Il rischio è che “il mondo futuro sarà suddiviso in individui sovrani, che sono quelli che hanno il grande quoziente intellettivo, gli uomini che partecipano alla ricchezza del mondo ma non al welfare, depositate in una sorta di paradiso fiscale cosmico perché ci sarà l'implementazione della moneta elettronica”. “Un esempio – aggiunge - è quello che sta facendo Trump negli Stati Uniti implementare le politiche sui Bitcoin e poi non ci sarà più il welfare, non ci sarà più la sanità privata pubblica, non ci sarà più la sicurezza pubblica, non ci sarà più la ricerca, l'istruzione pubblica e siccome tutto questo provocherà delle discriminazioni prevedono già che potrebbero esserci degli scontri, degli scontri sociali. E allora come li controlli? Con la politica della sorveglianza Palantir. Ma anche pagando una sorta di reddito di cittadinanza universale che può non bastare. E allora che cosa serve? Serve una forma di oppio digitale. Cioè l'idea di essere connessi ventiquattro ore su ventiquattro”.
Quindi fornisce un ulteriore esempio: “Dieci anni fa quanto tempo passavamo connessi? Al telefonino? Un'ora, Un'ora e mezza. Adesso siamo intorno alle cinque, sei ore al giorno. I nostri figli probabilmente di più. Tra dieci anni quante ore ci saremo? E poi il mondo, come diceva Salvatore, verrà diviso in individui che hanno il QI alto, il quoziente intellettivo alto. Trump parla spesso nelle riunioni quest'uomo ha un quoziente intellettivo alto. Lo dice Elon Musk. Bene, quanti di voi hanno visto aumentare in questi ultimi mesi i test sul proprio telefonino? E questo è un progetto che viene da quella parte del mondo ed è finalizzato a monitorare. Ora noi queste cose le dobbiamo sapere perché vedete che cosa comporta la democrazia della sorveglianza sulla gente”.
Ma Ranucci nei suoi interventi parla anche di una possibile trasformazione geopolitica nella quale il controllo delle infrastrutture digitali potrebbe diventare più importante del controllo dei confini fisici.
“Io sono convinto che tra qualche decennio non ci saranno più le guerre per i confini geografici perché non ci avrà più senso, ci saranno le guerre per controllare i confini dei supporti digitali, perché là sopra girerà il mondo e puoi governare il mondo”.
E conclude: “Ecco da dove viene il pericolo per la democrazia della nuova tecno destra, la democrazia della tecnologia”.
Ecco, dunque, cosa teme il potere americano: che un giornalista come Ranucci possa diventare un riferimento politico capace di spostare equilibri e di condurre l’Italia fuori dall’orbita della propria influenza.
Colpire Ranucci diventa un modo anche per dare un segnale a tutti coloro che sono liberi e indipendenti e si impegnano nella ricerca della verità, o nella difesa dei diritti e della Costituzione.
Un gioco al massacro che abbiamo visto anche in altre occasioni. Per fortuna non è solo.
E in tanti lo invitano a resistere. Tra gli ultimi Alessandro Di Battista, nonostante tutto e tutti. Lo ha raccontato proprio Ranucci su Facebook: "ALESSANDRO IERI MI HA COMMOSSO. MI HA SCRITTO UN SMS ESORTANDOMI A RESISTERE'. - è l'inizio del suo post -. Alessandro Di Battista domani torna in tv dopo il malore a Cuba: sarà ospite di Floris a DiMartedì il 29 settembre, dopo l’operazione d’urgenza e il ricovero al Gemelli”. E ancora: "Ieri mi ha commosso, lui mi ha scritto un messaggio per darmi forza, 'resisti'. Lui, dopo tutto quello che ha passato, ha pensato a me e alla mia famiglia. Il nostro Paese ha disperato bisogno di persone come lui, che intendono la politica come 'donare' e non comandare. Forza Ale".
Ci stringiamo a entrambi. La resistenza non finisce qui.
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