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Norma svuota-carceri, Di Matteo: ''Usciranno anche i mafiosi, è indulto mascherato male''

Il magistrato commenta la legge di Nordio che permette di scarcerare tossicodipendenti ma senza fare distinzioni con chi è legato ai clan: “Arriverà una valanga di richieste”

AMDuemila
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È un indulto nemmeno troppo abilmente mascherato” che metterà “in circolazione un potenziale criminale difficilmente controllabile” e quindi porterà “un inevitabile aumento del rischio per l’incolumità dei cittadini”. A dirlo, intervistato da Il Fatto Quotidiano, è il sostituto procuratore nazionale Antimafia Nino Di Matteo. Il magistrato palermitano ha commentato la norma del ministro della Giustizia Carlo Nordio che permette lo sconto di pena in comunità per i tossicodipendenti reclusi in carcere. Una norma che però non fa alcuna distinzione tra tossicodipendenti autori di piccoli furti per procurarsi dosi di sostanze stupefacenti e tossicodipendenti legati ad organizzazioni criminali.
Fino agli anni ’90 le organizzazioni mafiose, in particolare Cosa Nostra, stavano ben attente a non affiliare soggetti che avevano problemi di stupefacenti”, spiega Di Matteo. “Ma la situazione è cambiata: per gestire le piazze di spaccio le mafie assoldano sempre più soggetti con quel tipo di problemi. Lo stesso avviene per i killer: in certi casi le mafie usano tossicodipendenti per compiere reati di sangue. Adesso potranno scontare la pena in strutture di riabilitazione, dove il controllo dello Stato sarà inevitabilmente tenue e affievolito. O persino inesistente”. Ecco perché Di Matteo concorda con il procuratore di Napoli Nicola Gratteri che ha definito la norma del governo un “indulto mascherato”. “La norma prevede soltanto una distinzione relativa alla pena da scontare, che può essere anche solo residua: quattro anni per i reati più gravi, compresi quelli di mafia, otto per gli altri. Viene completamente disatteso il sistema del doppio binario - sottolinea Di Matteo - che da almeno 30 anni caratterizza la nostra legislazione: la possibilità di accedere a questa forma di detenzione domiciliare riguarda quindi anche i condannati per reati di mafia. Pur di svuotare le carceri non si fa distinzione”. “Mi colpisce - aggiunge - che questa legge sia stata approvata da una maggioranza quotidianamente impegnata a denunciare, almeno a parole, il problema della sicurezza. C’è una grande contraddizione tra l’atteggiamento securitario di questo governo e una norma che porterà alla scarcerazione di migliaia di condannati, anche per reati gravissimi: dalla rapina all’estorsione, dallo stupro al traffico di stupefacenti, fino all’associazione mafiosa”. Le conseguenze saranno preoccupanti, segnala il magistrato. “C’erano già migliaia di istanze di scarcerazione, visto che il testo unico sugli stupefacenti prevedeva comunque i domiciliari per alcuni casi. Adesso immagino che si moltiplicheranno: arriverà una valanga di richieste difficilmente gestibile dagli uffici e dalle procure”. Eppure gli strumenti per poter assistere i detenuti che hanno commesso reati a causa della loro condizione di tossicodipendenti ci sono. A partire dalla realizzazione di “nuovi penitenziari che consentano condizioni dignitose a ogni detenuto. Si potrebbero utilizzare tante vecchie caserme dell’esercito dismesse”, afferma Di Matteo. “Invece si continua a puntare su soluzioni tampone, che tra l’altro mettono a rischio la sicurezza dei cittadini, come in questo caso”.

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