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VIDEO - Nino Di Matteo: ''I palestinesi hanno il sacrosanto diritto ad autodeterminarsi''

Il magistrato alla presentazione dell’ultimo libro di Francesca Albanese a Palermo: “Stop all’occupazione, l’Italia adotti pesanti sanzioni contro Israele”

AMDuemila

Mi sento piccolo e inadeguato rispetto alla enorme, alla tragica importanza degli argomenti sui quali siamo chiamati a riflettere e confrontarci. Mi sento piccolo e inadeguato perché questo libro, in maniera puntuale, cruda e quindi inevitabilmente brutale, commovente, senza ipocrisie e con grande coraggio, ci spalanca le porte dell'abisso sul quale tutti siamo pericolosamente affacciati”. Così un emozionato Nino Di Matteo alla presentazione del libro “La luce del risveglio” (ed. Rizzoli) scritto da Francesca Albanese, relatrice Onu per il Territorio palestinese occupato, avvenuta venerdì sera a Palermo. “Il genocidio - ha affermato il sostituto procuratore nazionale antimafia - da anni è ancora in corso nei confronti del popolo palestinese. Lo sterminio programmato di un popolo. L'annientamento sistematico e quotidiano, prima ancora che della vita, della dignità di uomini, donne, bambini. La cancellazione della memoria individuale e collettiva di moltitudini di persone incolpevoli e civili indifesi. Tutto questo costituisce il trionfo del male, della violenza bieca, dello sfruttamento dei più deboli, del prevalere della forza sul diritto, della menzogna nella rappresentazione e nel racconto di quello che accade, sulla verità. Rappresenta - ha aggiunto Di Matteo - il trionfo della ignavia, della indifferenza del mondo che lentamente ma inesorabilmente è divenuta complicità nel genocidio. Oggi dobbiamo tutti un enorme grazie a chi, come Francesca Albanese, caricandosi sulle spalle rischi e danni collaterali di portata devastante, ha avuto il merito di ricordarci che l'umanità, se non vuole definitivamente sprofondare nell'abisso del disfacimento, deve reagire”. Il magistrato ha poi rivolto un appello al numeroso pubblico presente in Villa Trabia.  


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© Paolo Bassani 


Tutti noi abbiamo il dovere etico di informarci innanzitutto, di conoscere, di denunciare, di tutelare in ogni modo il diritto di un popolo ad esistere, a vivere dignitosamente, ad autodeterminarsi”. Di Matteo ha sottolineato che il popolo palestinese, come tutti i popoli, ha “il sacrosanto diritto ad uscire da una perenne situazione di sottomissione, privazione di dignità e speranza, e priva ancora di povertà procurata e utilizzata come arma del genocidio. A Gaza e in Cisgiordania, ce lo ricorda ogni pagina di questo meraviglioso libro, si muore di fame, si muore di stenti, si muore di caldo o di freddo, di torture sistematicamente praticate nei luoghi di detenzione e non solo nei luoghi di detenzione”. Il magistrato palermitano ha denunciato la complicità degli Stati nell’occupazione della Palestina. “L’Italia è tra questi paesi che non prendono posizione, che continuano a fare affari e perfino ad armare il governo terrorista di Israele, non trovando nemmeno quel senso minimo di dignità istituzionale che dovrebbe quantomeno indurre, nel rispetto del diritto internazionale, ad adottare pesanti sanzioni nei confronti dello Stato di Israele”. 
Il libro, ha aggiunto Di Matteo, “è un pugno nello stomaco, una necessaria salutare scossa benefica alle nostre coscienze addormentate. Un moto di sana ribellione che va ben oltre la questione palestinese e spinge a combattere ogni forma di odiosa discriminazione tra i popoli e tra le persone, e ad opporci con tutte le nostre forze al trionfo del capitalismo sfrenato che crea un solco sempre più profondo tra i ricchi e moltitudini di poveri e disperati. Ecco perché cerco di ispirarmi quotidianamente ai valori della Costituzione sulla quale ho giurato, con la mia esperienza di vita e di magistrato che ha sempre creduto nella forza regolatrice del diritto, come strumento per tutelare il più debole rispetto all'arroganza, alla bulimia di ricchezze e di potere del più forte”.  


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© Paolo Bassani 


Ecco perché, ha dichiarato Di Matteo, “mi sono sentito fin dall'inizio così coinvolto nel dramma del genocidio palestinese. In fondo, la Palestina è diventata la metafora più evidente di un contesto mondiale gravemente malato, nel quale le guerre di aggressione, la violenza, la mortificazione costante dei diritti dei popoli ad autodeterminarsi assumono il ruolo di unico strumento di risoluzione di ogni tipo di problema o conflitto sociale. Viviamo una fase storica nella quale le ragioni della forza prevalgono su quelle del diritto. Da 35 anni sono un servitore dello Stato - ha aggiunto - sono un magistrato che con tutti i limiti e gli errori che ho potuto commettere. Ho sempre creduto che indossare la toga non è esercizio di potere, ma servizio alla collettività. Per questo, mentre leggevo ‘La luce del risveglio’, la mia mente correva ai tanti parallelismi tra il racconto e le considerazioni della dottoressa Albanese e situazioni di pericolosa, spesso silente e nascosta, deriva anche istituzionale che viviamo nel nostro Paese. Viviamo un tempo - ha ricordato Di Matteo - nel quale stiamo accettando supinamente l'elusione, il tradimento, la mancata consapevole attuazione di fondamentali principi costituzionali”. Il sostituto procuratore nazionale antimafia ha quindi ricordato l'art. 1 della Costituzione che “afferma che la sovranità appartiene al popolo. Il senso del tradimento di questa affermazione si coglie nel fatto che ormai da decenni, e in forza di più leggi elettorali che si sono susseguite, il cittadino elettore non ha più la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento esprimendo la sua preferenza per uno o più candidati”.


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© Emanuele Di Stefano 


Tradito è anche l’arti. 3, sull'eguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, condizioni sociali. “Sapete tutti che il secondo comma è ancora più importante del primo, perché è una norma precettiva che impone alla Repubblica di rimuovere tutte le condizioni in fatto che impediscono l'effettiva eguaglianza di tutti”. Ebbene, io credo che questo principio costituzionale sia assolutamente inattuato e sempre più calpestato, ove si pensi ad esempio all'evidente aggravarsi della forbice tra ricchi e poveri, tra il Nord e il Sud del nostro Paese, ove si pensi ancora alla persistenza di sacchi di discriminazioni tra uomini e donne, con particolare riferimento al mondo del lavoro. Si è poi venuto a creare nel tempo, e il fenomeno si è accentuato con le riforme di questo governo attualmente in carica, un sistema di giustizia penale a due velocità: forte talvolta anche ingiustificatamente spietato nei confronti delle manifestazioni criminali tipiche dei disperati della società, e invece debole, timoroso, con le armi sempre più spuntate quando si tratta di individuare e punire adeguatamente i delinquenti con il colletto bianco”. Pertanto, ha sottolineato il magistrato, “il sentire comune è questo: non è utile cambiare la Costituzione, è necessario ed urgente impegnarsi tutti insieme per attuarla. Ciascuno di noi - ha concluso Di Matteo - ognuno nel proprio ruolo, può contribuire ad alimentare quel vento e a trasformarlo in una forza irresistibile”. 

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