VIDEO - Luigi Li Gotti: ''Quereleremo Chiara Colosimo per calunnia''
L’avvocato alla conferenza di ANTIMAFIADuemila annuncia il ritrovamento di una foto esclusiva sul sequestro Moro: “L’auto di scorta aveva fori nel fianco destro”
Rabbia, accuse pesanti e nuovi interrogativi sui grandi misteri italiani. È stato un intervento durissimo quello dell’avvocato Luigi Li Gotti durante la conferenza organizzata da ANTIMAFIADuemila a Palermo per commemorare il 34° anniversario della Strage di Capaci. Nel corso del suo intervento, Li Gotti ha annunciato un’azione legale contro la presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, accusandola di aver dichiarato il falso nella querela presentata contro il giornalista Saverio Lodato, che in tv aveva ricordato la fotografia che la ritraeva abbracciata al terrorista nero Luigi Ciavardini. “Questo è un giorno di rabbia. Accanto alla tristezza c'è la rabbia. Per quello che nel nostro paese sta accadendo”, ha dichiarato l’avvocato, criticando apertamente il tenore dei lavori della Commissione Antimafia, impegnata nella ricerca della verità sulle stragi: “La strategia della Commissione Parlamentare Antimafia è quella di ‘sentire’ ma non ‘consentire’. Cioè non consentire le domande dei commissari, che vengono regolarmente bloccate”. Li Gotti ha quindi citato un episodio relativo all’audizione del generale Mario Mori (attualmente indagato a Firenze nell’inchiesta sulle stragi del 1993), durante la quale è stata impedita una domanda del senatore Roberto Scarpinato su Marcello Dell'Utri, cofondatore di Forza Italia. “Stiamo parlando di un condannato per mafia e la Colosimo gliel'ha consentito”, ha affermato Li Gotti, riferendosi al rifiuto di Mori di rispondere perché, a suo dire, “non parlava di politica”. 
© Emanuele Di Stefano
“Un falso, la denunceremo per calunnia”
Il passaggio più duro ha riguardato la vicenda dell’audizione del sociologo Pino Arlacchi, storico collaboratore di Giovanni Falcone. Secondo Li Gotti, Colosimo avrebbe sostenuto nella querela contro Lodato che Arlacchi non poteva essere ascoltato dalla Commissione in quanto candidato alle elezioni europee. “Arlacchi è stato candidato alle europee nel giugno del 2024. Quindi quando era stata chiesta l'audizione (nel marzo 2023) e quando era poi stata sollecitata (nell’ottobre 2023), non c'era nessuna candidatura”, ha spiegato. Da qui l’annuncio dell’iniziativa giudiziaria: “Un falso! E infatti la denunceremo per calunnia perché ha detto il falso. Si è inventata cose dell'altro mondo”.
Il nuovo retroscena sul caso Moro
Nel suo intervento, Li Gotti ha anche parlato di un documento fotografico relativo al sequestro Moro, che a suo dire potrebbe riaprire interrogativi sulla dinamica dell’agguato di via Fani. Si tratta di uno scatto estrapolato da un giornale uscito il giorno dopo il sequestro e ritrovato da un giornalista, assistito da Li Gotti, negli archivi di Stato. La fotografia raffigura l’auto che tamponò la Fiat 130 di Aldo Moro il giorno del rapimento. Secondo la sua ricostruzione, nell’immagine sarebbero visibili “una raffica di colpi sulla portiera destra”. “In questa fotografia c'è una raffica di colpi sulla portiera destra. Poi qualcuno ritoccò”, ha sostenuto, aggiungendo che nelle fotografie successivamente acquisite agli atti quei fori sarebbero spariti. 
© Paolo Bassani
“Ufficialmente sono scomparsi perché dovevano coprire gli sparatori che stavano alla destra. Non ce l'hanno raccontata”, ha detto Li Gotti, ipotizzando il coinvolgimento di soggetti esterni alle Brigate Rosse nell’operazione di via Fani. Secondo il legale, quella fotografia “sfuggì al controllo” dei servizi segreti e venne pubblicata soltanto da “un supplemento di un’agenzia di stampa”. La sua importanza è rilevante perché rafforzerebbe l’ipotesi dell’intervento armato di altre persone, insieme alle BR, in via Fani.
Le accuse agli Stati Uniti e il riferimento a Gladio
Nella parte finale del suo intervento, Li Gotti ha allargato il discorso ai grandi eventi della strategia della tensione italiana, citando Gladio, la Strage di Bologna, la Strage di Piazza della Loggia e la Strage del Rapido 904. “Loro vogliono cancellare la storia. Noi vogliamo invece conoscere la storia”, ha affermato, sostenendo che “Gladio era emanazione degli Stati Uniti”. Poi le domande rivolte alla platea: “A chi dava fastidio Moro? Se non agli Stati Uniti”. Washington “volevano che in Italia venisse instaurata una dittatura”. Li Gotti ha infine richiamato le dichiarazioni del neofascista Vincenzo Vinciguerra sulla strategia della tensione: “‘Il nostro obiettivo era destabilizzare l'ordine pubblico, per stabilizzare l'ordine pubblico’”. “Ci vogliono sottrarre la conoscenza della nostra democrazia martoriata. Non lo possiamo consentire, perché abbiamo l'ansia della verità”, ha concluso.
ARTICOLI CORRELATI
Strage Capaci, Scarpinato: Falcone capì che i registi di neofascisti e mafiosi erano gli stessi
Mafie e informazione: il giornalismo investigativo sotto assedio. Borsellino: ''Ribellatevi''
Querele ai giornalisti, a Otto e mezzo il caso Meloni-Nordio-Mediaset: ''C'è un salto di qualità''
Report: Chiara Colosimo e la foto del 2015 con il busto di Benito Mussolini
Li Gotti: ''Altro che mafia-appalti. Borsellino sapeva della pista nera sulla strage di Capaci'' - Seconda Parte
Li Gotti: ''Nella storia dello stragismo la costante è la presenza dei Servizi segreti'' - Prima Parte














