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VIDEO - Luigi Li Gotti: il procuratore nisseno De Luca ha depistato la comm. Antimafia sulle stragi

L’intervista dell’avvocato al programma “30 Minuti con” di WordNews

Luca Grossi

Il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca ha omesso di riferire alla Commissione antimafia di aver firmato delle richieste di rinvio a giudizio che riguardavano le indagini sulla cosiddetta ‘pista nera’ per la strage di Via d’Amelio. “Perché non lo ha riferito alla Commissione Antimafia? Perché? Perché ha taciuto ciò che lui stesso aveva scritto; ha depistato, ha depistato”, ha detto lo storico avvocato dei collaboratori di giustizia Luigi Li Gotti durante la trasmissione “30 Minuti con” di WordNews con Paolo De Chiara e Antonio Schillirò. Nello specifico, come ricordato dal legale, “De Luca ha fatto 3 audizioni per un totale di 8 ore” e “nella prima audizione ha definito” come “purissima aria fritta”; ma lo stesso magistrato ha “omesso di dire in commissione antimafia” che aveva “firmato” la “richiesta di rinvio a giudizio” (poi accolta) nei riguardi di tre persone: “Romeo Maria, Giustini Walter, Romeo Domenico (poi stralciato per malattia). Quest’ultimo avrebbe, “d'intesa e su suggerimento dell'onorevole Stefano Menicacci (avvocato di Stefano Delle Chiaie, estremista di destra e fondatore di Avanguardia Nazionale), “negare di essere stato l'autista di Delle Chiaie in Sicilia”. "E De Luca ha ritenuto che questo reato fosse aggravato dal fatto che intendeva depistare, perché nascondere e impedire l'accertamento sul coinvolgimento di Cosa nostra nelle stragi che vedevano coinvolto anche il terrorismo nero". “Questo ha scritto De Luca”. Perché non lo ha riferito alla Commissione Antimafia? Per questo l’avvocato Luigi Li Gotti ha presentato un esposto al CSM dopo le audizioni del procuratore, accusandolo di falsa testimonianza. Ma “ora la commissione”, ha ripreso il legale, “non lo sta citando più per una nuova audizione, per poter consentire le domande, perché la prima domanda che gli verrebbe posta in commissione sarà questa: ma tu non sei lo stesso De Luca che un anno prima hai firmato questa” richiesta di rinvio a giudizio, “ritenendo che dietro le stragi ci potesse essere Delle Chiaie”?

“Falcone ha confidato ad Arlacchi di voler continuare le indagini su Gladio”

Li Gotti ha ricordato che l’ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore, aveva presentato una richiesta di accertamenti alla comm. antimafia di 57 pagine, in cui “vi era la richiesta di sentire il professor Giuseppe Arlacchi, cui Falcone aveva confidato di voler riprendere le indagini su Gladio”. La Colosimo, nella sua querela al giornalista e scrittore Saverio Lodato, scrisse che Arlacchi non poteva essere sentito “in quanto era inopportuno essendo candidato alle elezioni”; ma “Arlacchi fu candidato alle elezioni europee nel giugno del 2024”, mentre la richiesta di Scarpinato era dell’ottobre 2023. L’avvocato ha poi continuato dicendo che Falcone stava seguendo la pista Gladio anche in relazione all’attentato fallito all’Addaura del 21 giugno 1989, collegandola al documento “Operazione Domus Aurea”. “Tant'è vero che Scarpinato ha chiesto l'acquisizione dei documenti che riguardavano Gladio, perché lì si parlava di molte operazioni”.


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Sulla Commissione Antimafia e il ruolo di Mori

Riguardo alla presenza di Mario Mori in Commissione, Li Gotti ha dichiarato che “ufficialmente non è un consulente della commissione”, ma ha indicato “dei nominativi, tra cui il suo avvocato”.Poi è stato sentito dalla Commissione Antimafia a lungo, lui e Giuseppe De Donno, più che altro De Donno, perché Mori introduceva e poi passava la parola a De Donno”; ma quando Scarpinato provò a fare delle domande, si sollevò un muro: “Gli fece una domanda su Dell'Utri”, un condannato per mafia, ma Mori liquidò la faccenda dicendo: “Io non parlo di politica”. La presidente Colosimo avallò la cosa senza troppi indugi.

Sul processo Trattativa Stato-Mafia

Li Gotti ha poi contestato la sentenza della Cassazione sul processo Trattativa Stato-Mafia, dicendo che è “sbagliata”: “Il dispositivo della Cassazione dice: per non aver commesso il fatto. Questo dispositivo significa che il fatto c'è stato, ma è stato commesso da altri”.La prova secondo me c'era e l'avevo io, perché quando venne sentito l'onorevole senatore Nicola Mancino in Commissione Antimafia, quando io ne feci parte. Lì Mancino disse qualcosa che mi allarmò: disse che loro erano a conoscenza — Ministro dell'Interno, attenzione — dell'esistenza di una mafia dialogante, di una Cosa nostra stragista e di una Cosa nostra dialogante. A me sorprese questo fatto, perché dell'esistenza di due Cose Nostre, una dialogante, l'altra stragista, noi lo venimmo a sapere con la collaborazione di Cangemi, quindi successivamente. All'epoca, in quegli anni, non si sapeva che c'era questa frattura tra Provenzano e Riina”, ha detto Li Gotti. Inoltre, se “un ministro dell'Interno nel primo anniversario di Capaci può dire che ci sarebbero state altre stragi, allora vuol dire che la minaccia era arrivata, perché il ministro Mancino era ministro dell'Interno e quindi qualcosa era arrivato. E si spiegano anche i 416 bis revocati, cioè vuol dire che questa minaccia era arrivata”.

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