Li Gotti: ''Stragi e pista nera? De Luca parla di aria fritta, ma gli atti dicono altro''
La denuncia dell'avvocato contro il Procuratore nisseno Salvatore De Luca
In occasione della commemorazione della strage di via D'Amelio, l'avvocato Luigi Li Gotti è tornato ad affrontare il tema del coinvolgimento dell'eversione nera e di altri centri di potere esterni a Cosa nostra dietro le stragi.
Nel corso dell'intervista rilasciata ad ANTIMAFIADuemila, Li Gotti spiega le ragioni che lo hanno portato prima a presentare un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura e successivamente una denuncia alla Procura di Roma nei confronti del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca. Secondo il legale, durante le audizioni davanti alla Commissione parlamentare Antimafia sarebbero stati omessi elementi rilevanti riguardanti il procedimento giudiziario in corso in cui emerge la possibile presenza di Stefano Delle Chiaie a Capaci.
Li Gotti contesta in particolare le affermazioni con cui De Luca ha definito la pista nera "zero spaccato" e successivamente "purissima aria fritta", sostenendo invece che gli stessi atti firmati dalla Procura di Caltanissetta dimostrerebbero l'esistenza di un filone investigativo tutt'altro che irrilevante.
L'intervista si concentra poi sulle richieste formulate dal senatore Roberto Scarpinato alla Commissione Antimafia, e le sulla mancata audizione del professor Pino Arlacchi e sulle informazioni che Giovanni Falcone avrebbe voluto approfondire riguardo a Gladio e agli intrecci tra terrorismo nero e stragismo.
"Colosimo ha mentito nella sua querela a Saverio Lodato, assumendo che l'audizione di Arlacchi non venne fatta in quanto non opportuna perché candidato alle elezioni. L'audizione di Arlacchi fu chiesta nel 2023 e sollecitata con e-mail nell'ottobre 2023.
Si candidò alle elezioni europee del giugno 2024. Quindi quando venne chiesta con urgenza l'opportunità di convocare il professor Arlacchi non c'era nessuna candidatura".
Ampio spazio viene dedicato anche al ruolo di Alberto Lo Cicero, alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e agli elementi che, secondo Li Gotti, continuano a indicare la presenza di soggetti estranei a Cosa nostra nella preparazione della strage di Capaci.
Nel finale il legale lancia un appello ai giovani affinché continuino a pretendere verità sulle stragi e invita le forze democratiche a difendere la Costituzione, sostenendo che solo attraverso un impegno civile unitario sarà possibile contrastare ogni tentativo di riscrivere la storia delle stragi mafiose.
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