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L'Europa si riarma preparandosi alla guerra: Vilnius apre alle atomiche, Berlino fabbrica missili

Berlino investe nei missili a lungo raggio, Vilnius rimuove un vincolo nucleare, mentre Kiev è sotto pressione crescente

Francesco Ciotti

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Nel vecchio continente non si vede segno di arretramento dalla folle deriva autodistruttiva che sta gettando Bruxelles sul binario morto di un baratro sempre più profondo, con la tensione tra la NATO e la Russia che si approssima ad entrare in una nuova fase, segnata da mosse che fino a pochi anni fa sarebbero apparse impensabili sul suolo europeo. 

Poche ore fa, il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato di aver ricevuto nelle ultime ore “un rapporto piuttosto preciso direttamente dalla CIA”, contenente un avvertimento su possibili sviluppi nei prossimi mesi riguardanti la Russia, e ha esortato la Polonia e l'Europa a prepararsi a diversi scenari legati alla guerra in Ucraina e al fianco orientale dell'UE. 

Parole che evocano il peggio e la possibilità di innescare una guerra su vasta scala nei prossimi mesi. 

Nel mentre, da un lato la Lituania si prepara a cancellare dalla propria Costituzione il divieto di ospitare armi nucleari e basi militari straniere, un vincolo che risale al 1992 e che il presidente Gitanas Nausėda ha definito ormai superato dalle circostanze. Dall'altro la Germania si trasforma in un polo produttivo per missili da crociera a lungo raggio, con l'azienda statunitense-israeliana Covenant che ha inaugurato uno stabilimento in Sassonia destinato a rifornire l'intera alleanza atlantica. Sullo sfondo, Berlino intensifica le accuse dirette contro Mosca per una serie di episodi ibridi sul territorio tedesco, mentre il Cremlino, tramite il portavoce Dmitry Peskov, ribadisce la propria linea negoziale e respinge l'ipotesi di una tregua energetica separata con Kiev.

La Lituania verso la fine del divieto costituzionale sul nucleare
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