Le mafie fanno scorpacciata di armi in Ucraina, in 4 anni svaniti 800mila pezzi da centinaia di milioni di euro
De Lucia in commissione Antimafia: “Clan stanno cercando di ricostruire un arsenale di qualità”
In quattro anni di guerra in Ucraina sono svaniti nel nulla 780.465 armi, di cui 149 mila solo nei primi cinque mesi del 2026, che l’Occidente ha inviato per sostenere le truppe di Kiev. Armi, perse o trafugate, presumilmente dal valore attorno ad alcune centinaia di milioni di euro (non è possibile fornire una cifra esatta per l'assenza di registri) su cui hanno allungato le mani le organizzazioni mafiose. Tra queste spicca l’interesse di Cosa nostra come segnala il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, audito in Commissione Antimafia. Secondo il magistrato la mafia sta tentato di ricostruire un “arsenale di qualità”, anche grazie a quei lotti di armi smarriti (ovviamente non tutti) che che l’Occidente spedisce a Kiev dal 2022. “Sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra russa-ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci”, avverte il procuratore. Una novità sotto il punto di vista criminale. Si tratta di droni modificati in modo da trasportare e sganciare esplosivi, ormai diventati protagonisti indiscussi e determinanti nel conflitto. Davanti all’Antimafia, de Lucia ha chiesto di secretare la sua audizione quando ha parlato delle ipotesi relative alle nuove strategie delle cosche.
A che scopo e in che modo le mafie, in particolare Cosa nostra, possano adoperare questi droni killer non è dato sapere. Sappiamo però che esiste un interessamento. 
Maurizio De Lucia © Paolo Bassani
Come ricorda Il Fatto Quotidiano, Salvatore Verga, mandante degli attacchi estorsivi con kalashnikov nei paesini della costiera palermitana, stava tentando di acquistare proprio un drone lanciamine. Ma l’affare è saltato con l’intervento delle forze dell’ordine. La Dda di Palermo sta continuano a indagare per capire chi ha chiesto a Verga di trovare un’arma tanto sofisticata e soprattutto per quale motivo. Si tratta di un retroscena inquietante che avvalora la previsione lanciata a pochi mesi dallo scoppio della guerra in Ucraina da Europol ed Eurojust sulle armi che avrebbero gonfiato il mercato nero con la nascita del conflitto. Sul punto, i magazzini delle caserme ucraine sono un disastro: secondo i dati del ministero degli Interni ucraino - diffusi dal portale opendatabot.ua - dal 2022 sono state perse o rubate circa 800mila armi. Di queste, quasi un quarto solo nei primi mesi di quest’anno. La maggior parte è scomparsa nelle zone di Mykolaiv, Kiev e Donetsk. I servizi di sicurezza si sono attivati e recentemente hanno arrestato militari ed ex militari accusati di aver cercato di vendere munizioni, mine, fucili d’assalto e lanciagranate sottratti al fronte. A chi erano destinate? Impossibile da capire soprattutto per i numeri di matricola illeggibili e per i registri lacunosi. Non solo. A monte esiste un problema politico non da poco sulla difficoltà nel rintracciare le origini degli armamenti. Gli Stati Ue, Italia in primis, mantengono il massimo riserbo sulla quantità e sul tipo di armi che vengono inviate al fronte. Intanto i servizi ucraini (Sbu e Sbi) hanno messo a segno numerosi sequestri. Secondo il rapporto Weapons Compass: Ukraine di Small Arms Survey, tra il 2022 e il 2024 le autorità ucraine hanno sequestrato 10.875 tra granate, lanciagranate e mine, contro le 4.293 del triennio precedente (+153%). Le munizioni confiscate sono passate da 518.251 a 1.522.832 (+194%). Un fenomeno alimentato anche dalle cosiddette "armi trofeo", sottratte ai russi o recuperate sui campi di battaglia. La Commissione cita l'allora ministro dell'Interno Ihor Klymenko: "Le cifre vanno da uno a 5 milioni. Dopo la guerra saranno 2-3 milioni". E avverte: "La gente vuole venderle, e non sempre all'esercito". Resta il nodo del futuro di questi arsenali. "Alcune si trovano in possesso non regolamentato in Ucraina", osserva la Direzione, precisando che finora "non ha dato luogo a un traffico sistemico". Ma conclude: "Una volta finita la guerra, la domanda da parte degli apparati militari crollerà. Questo produrrà un surplus di offerta e molte opportunità che i gruppi criminali proveranno a sfruttare".
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