L'accordo scricchiola. Israele bombarda Beirut con il via libera statunitense
Il CENTCOM sapeva e ha autorizzato l'attacco. Ghalibaf accusa: "Gli USA non hanno la volontà né la capacità di rispettare gli impegni."
Il memorandum d’intesa che avrebbe dovuto essere firmato oggi rischia di diventare carta straccia.
È stata la Reuters a pubblicare un documento riservato, confermato da fonti iraniane che ridisegnerebbe le coordinate del conflitto in Medio Oriente.
Secondo un funzionario di Teheran, la bozza d'accordo tra Iran e Stati Uniti prevede come primo atto immediato l'apertura dello Stretto di Hormuz da parte iraniana in cambio della revoca del blocco navale americano. Parallelamente, Washington si impegnerebbe a sbloccare 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati e a non imporre nuove sanzioni fino al raggiungimento di un'intesa definitiva.
Il testo, nella versione diffusa da Teheran, disegna una tabella di marcia in più fasi: dopo un accordo finale, tutte le sanzioni statunitensi e onusiane sarebbero revocate secondo un calendario prestabilito, e Washington elaborerebbe persino un piano per la ricostruzione e lo sviluppo dell'Iran. Sul nodo più spinoso — il programma nucleare — i negoziatori si sarebbero presi sessanta giorni di tempo. Nel frattempo, l'Iran ha dichiarato il proprio rifiuto di produrre, sviluppare o acquisire armi nucleari, e si è impegnato a non modificare lo stato attuale del proprio programma, né a proseguire l'arricchimento dell'uranio. Punto cruciale: gli Stati Uniti avrebbero accettato che Teheran "diluisca" l'uranio arricchito sul proprio territorio, abbandonando la precedente richiesta di trasferirlo in suolo americano.
Fars News aggiunge altri dettagli importanti dell'accordo provvisorio delineato da Mehdi Mohammadi, consigliere strategico del team negoziale iraniano.
E non si tratta di un dettaglio di poco conto! Secondo Mohammadi, il quadro tra Iran e Stati Uniti prevede innanzitutto la cessazione completa degli attacchi contro Iran e Libano, con meccanismi per impedire una nuova escalation. Gli Stati Uniti dovrebbero fornire dunque garanzie per la de-escalation.
Ed ecco che qui, evidentemente, Trump è ancora una volta caduto in un buco nero.
Israele colpisce Beirut. Dahiyeh in Fiamme
In questo contesto, i sionisti non possono vedersi rischiare un accordo che allontani per sempre il progetto di una grande Israele con un Iran pacificato con Washington e ancora più forte di prima. Proprio nel giorno in cui deve essere firmato il memorandum, ecco che l'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito un centro di comando di Hezbollah nel quartiere di Dahiyeh, i sobborghi meridionali della capitale libanese, affermando che il raid è stato una risposta agli attacchi aerei lanciati dal gruppo sciita contro il territorio israeliano nelle ore precedenti, a loro volta conseguenza di una rottura del cessate il fuoco della controparte. L'agenzia libanese di protezione civile ha recuperato 3 corpi nell'area di Ghobeiry e ha riportato di 15 feriti, mentre edifici e negozi nelle vicinanze hanno subito danni ingenti.
Dahiyeh non è soltanto un simbolo politico. È un quartiere vivo, densamente popolato, con grattacieli e strade che nelle ultime settimane avevano visto tornare i residenti, riaprire i negozi, riprendere il respiro quotidiano di una città che cercava di dimenticare la guerra. "A Dahiyeh vivono molte comunità: lavoratori migranti provenienti da tutto il Libano, così come lavoratori migranti siriani", ricordano i testimoni. Israele sostiene di prendere di mira infrastrutture di Hezbollah, ma la realtà sul campo racconta di una zona residenziale colpita nel mezzo di una potenziale svolta diplomatica.

Benjamin Netanyahu © Imagoeconomica
Il Via Libera di Washington
Poco sorprendente questa reazione di Netanyahu ad una sconfitta strategica imminente messa nero su bianco. Più emblematico il fatto che le autorità statunitensi e israeliane hanno confermato che il CENTCOM era stato informato in anticipo e aveva dato il via libera all'operazione contro Dahiyeh. In altre parole, Washington ha autorizzato un attacco mentre i suoi negoziatori stavano mettendo la firma su un memorandum con Teheran, dimostrando ancora una volta che esiste un potere sionista e guerrafondaio capace di rebaltare le carte al di sopra delle velleità del presidente americano.
La reazione iraniana non si è fatta attendere.
"L'attacco israeliano a Dahiyeh dimostra ancora una volta che gli Stati Uniti non hanno la volontà di rispettare i propri impegni o la capacità di farlo. Dando il via libera al regime israeliano non si possono ottenere concessioni. Il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo è superato", ha scritto su X, Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e principale negoziatore di Teheran.
Il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, ha utilizzato un'immagine ancora più cruda: “Se questo cane rabbioso non viene tenuto a bada, ci morderà mentre l'inchiostro di qualsiasi accordo è ancora asciutto."
Sami Nader, direttore del Levant Institute for Strategic Affairs, ha inquadrato l'attacco israeliano come un "test strategico di altissimo livello". "Israele insiste nel separare il fronte con Hezbollah da qualsiasi negoziato tra Iran e Stati Uniti, mentre l'Iran insiste sul contrario", ha spiegato a Al Jazeera. "Vogliono questo collegamento e lo pongono come condizione per procedere con l'accordo”.
La logica conseguenza, ovviamente è che “questo evento ha il potenziale per far fallire l'accordo tra Stati Uniti e Iran."
Nader ha sottolineato anche la "dimensione interna" israeliana: il paese è nel pieno di una campagna elettorale e l'estrema destra attacca Netanyahu per non aver fatto abbastanza contro Hezbollah e per essere stato troppo condiscendente verso la scelta di Trump di non intensificare il conflitto in Libano. Alti funzionari israeliani, citati da Channel 12 e ripresi dal Times of Israel, hanno espresso apertamente il loro disappunto per i termini del memorandum. "Quello che accadrà immediatamente sarà l'apertura dello Stretto di Hormuz, la rinascita del regime e uno schiaffo in faccia per l'opinione pubblica iraniana", hanno dichiarato. "L'estrazione dell'uranio è diventata diluizione dell'uranio e il sistema missilistico non fa affatto parte dell'accordo", lamentano le stesse fonti, concludendo che "tutti gli obiettivi che Israele ha fissato non vengono immediatamente trattati nell'accordo."
La Resa dei Conti con i Fallimenti di Trump
Tre mesi e mezzo dopo l'avvio degli attacchi congiunti americano-israeliani contro l'Iran — quando Trump aveva proclamato la vittoria "nella prima ora" — il bilancio reale, documentato da The Intercept, è impietoso. Gli attacchi non hanno portato la pace in Medio Oriente ma hanno innescato un conflitto più ampio coinvolgendo oltre una dozzina di nazioni, da Bahrein e Iraq alla Giordania, al Kuwait, al Libano, all'Oman, al Qatar, all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Si stimano 149.000 edifici civili danneggiati e 400.000 persone colpite da danni alle proprie abitazioni.
Sul fronte militare, le informazioni riservate trapelate indicano che l'Iran ha ripristinato 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz, mantenendo il 70% del proprio arsenale prebellico e dei lanciatori mobili. Il CENTCOM continua a segnalare attività della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, e lo stesso Marco Rubio ha fatto riferimento a "Boston Whaler iraniani con mitragliatrici", prova che la marina è ancora operativa. Sul programma nucleare, Rubio ha ammesso che è ancora attivo, lasciando persino intendere che all'Iran potrebbe essere permesso di continuare l'arricchimento con determinate restrizioni — una posizione ben lontana dalla "distruzione totale" promessa. La richiesta iniziale di resa incondizionata si è nel frattempo ammorbidita in vaghi discorsi su "negoziati delineati" volti a "un risultato accettabile per noi, e qualcosa che sarebbero in grado di fare anche loro".
ARTICOLI CORRELATI
Dall’abisso a spiragli di pace. Aragchi: “Mai così vicini alla firma”, ma Israele bombarda
Non era un accordo, era una trappola. Ecco il colpo finale all’Iran per il petrolio
La diplomazia degli accordi nel vuoto. Nuovo attacco statunitense contro l’Iran












