Kiev colpisce una nave iraniana e la guerra contro l’Eurasia diventa totale
Washington ferma i raid sull’Iran: scorte di missili in esaurimento dietro la diplomazia di facciata. Putin ripercorre le origini del conflitto Ucraino: “La NATO ci ha costretti ad agire”
Ormai non si leggono più i confini della guerra che scorre nel corridoio nord-sud euroasiatico, da San Pietroburgo, a Mosca, fino a Teheran.
La prova emblematica l’abbiamo avuta nelle scorse ore, quando l'Ucraina ha condotto attacchi a lungo raggio nel Mar Caspio contro una nave iraniana, provocando un'esplosione a bordo che ha ucciso un marinaio e ferito un altro membro dell'equipaggio.
Un raid senza precedenti che potrebbe estendere il raggio d’azione dei missili iraniani contro Kiev, ma anche fino a Bruxelles.
Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato a Teheran l'incaricato d'affari ucraino per protestare formalmente, definendo l'attacco un "atto di aggressione" e una "palese violazione della Carta delle Nazioni Unite". Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l'episodio "non resterà senza risposta", accusando Zelensky di aver agito su istigazione di Israele per allargare il conflitto e coinvolgere l'Europa nella guerra.
Anche il portavoce del Ministero degli Affari Esteri iraniano, Esmail Baghaei ha lasciato una dichiarazione che evoca parallelismi piuttosto sinistri.
"Il comportamento del leader del regime ucraino [Volodymyr Zelensky] ricorda quello degli anarchici, che prima della Prima guerra mondiale compirono azioni ostentate ed estremamente pericolose, le cui conseguenze si ripercossero su tutta l'Europa. Non si può essere certi che un'azione ostentata, volta ad attirare l'attenzione e a proiettare un'immagine di importanza, si limiti a questo. È molto probabile che le sue conseguenze siano imprevedibili per voi stessi e che i vostri messaggi abbiano un impatto su tutta la regione coinvolta", ha dichiarato.
Un colpo che avviene proprio mentre Washington ha bisogno di una pausa operativa dalla guerra in Iran.
Washington sospende gli attacchi per la diplomazia della carenza di missili
Dopo 13 notti di intensificazione dei raid aerei statunitensi contro l'Iran, il Pentagono ha sospeso la campagna nella tarda serata di venerdì, senza che siano stati segnalati attacchi statunitensi né sabato né domenica. L'Iran, che aveva risposto a ogni notte di attacchi statunitensi con propri raid contro i paesi limitrofi che ospitano basi americane, ha finora smesso di sparare per due giorni consecutivi. 
Come suo solito, il presidente Donald Trump ha aperto lo show demenziale delle sue realtà fantasy a favore dei mercati, affermando che "l'Iran implora un accordo. Abbiamo tutte le carte in mano". Ha inoltre spiegato di aver "deciso di dare una possibilità alla diplomazia, su richiesta dei mediatori", aggiungendo che "se non avessimo fatto questo [la guerra], non ci parlerebbero".
Affermazioni curiose se teniamo conto che sono stati proprio gli Stati Uniti, prima ad attaccare l'Iran il 28 febbraio proprio durante i negoziati e, più recentemente, a stracciare il Memorandum d'intesa in corso d'opera dopo averlo firmato, certificando definitivamente che nessuna fiducia può essere data alla schizoide condotta della Casa Bianca.
Ma le cause di questa cessazione improvvisa dei combattimenti sono presto dette. Secondo quanto riferito da un funzionario statunitense, che ha parlato a condizione di anonimato, funzionari militari americani hanno avvertito nei giorni scorsi che i bombardamenti delle ultime due settimane, volti a scoraggiare le minacce iraniane alla navigazione nello Stretto di Hormuz, avevano in gran parte esaurito gli obiettivi preselezionati. Riprendere le principali operazioni di combattimento rimane un'opzione, ma il generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, ha avvertito privatamente Trump che ciò comporterebbe dei rischi, dato l'impatto negativo sulle scorte di munizioni, inclusi i missili intercettori utilizzati dalla difesa aerea statunitense in Medio Oriente. L'ufficio di Caine e il Comando Centrale degli Stati Uniti hanno rifiutato di commentare .
La decisione di Trump è seguita a un incontro avvenuto venerdì, durante il quale Caine e altri alti consiglieri militari e politici hanno espresso le loro preoccupazioni. La CNN ha riferito che il vicepresidente JD Vance aveva espresso delle riserve, mentre Axios ha riportato che il comandante generale delle forze statunitensi in Medio Oriente, l'ammiraglio Brad Cooper, aveva consigliato di interrompere la campagna perché aveva raggiunto i limiti della sua efficacia.
Il fallimento operativo delle operazioni Usa in Iran nei numeri
La previsione di Lindsey Graham, che a marzo aveva ipotizzato una rapida sconfitta dell’Iran nell’arco di “tre o quattro settimane”, si è rivelata profondamente errata.
Con un costo economico della guerra che l’Iran War Cost Tracker stima in 113,3 miliardi di dollari Washington non è riuscita a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi.
Sul piano militare, il conflitto ha evidenziato limiti strutturali nella capacità di sostenere operazioni prolungate ad alta intensità. Già ad aprile, al momento dell’accettazione di una tregua da parte di Trump, il Pentagono aveva consumato almeno il 50% degli intercettori THAAD, quasi il 50% dei sistemi Patriot e circa il 30% dei missili Tomahawk, segnalando un livello di usura delle scorte che incide direttamente sulla prontezza operativa globale degli Stati Uniti.
Le conseguenze politiche interne sono state altrettanto rilevanti. Il tasso di approvazione di Donald Trump, pari al 40% prima dell’inizio della guerra alla fine di febbraio 2026, è sceso al 36% già alla fine di marzo, stabilizzandosi successivamente intorno al 30%. Un sondaggio Washington Post/Ipsos condotto tra l’8 e il 13 luglio mostra che solo il 29% degli americani approva la gestione del conflitto, mentre il 68% ritiene che la guerra non valga la pena di essere combattuta. Anche il Partito Repubblicano risente di questo contesto: secondo YouGov, il 41,1% degli elettori registrati esprime un’opinione favorevole, contro il 55,8% di giudizi sfavorevoli, mentre il gradimento del partito al Congresso si attesta al 37,5%, inferiore persino al 38,8% dei Democratici. In questo scenario, la guerra in Iran non solo ha smentito le previsioni iniziali di una rapida vittoria, ma si è trasformata in un fattore di erosione politica e strategica per gli Stati Uniti. 
Il bilancio delle vittime americane
L'ultima escalation iniziata dagli Stati Uniti l'8 luglio, ha segnato l'inizio di una rappresaglia più violenta che ha investito le installazioni statunitensi in Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Giordania.
Ebbene, il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha aggiornato il suo database delle vittime, portando a 642 il numero totale di militari americani uccisi o feriti durante il conflitto, dopo aver aggiunto oltre 140 feriti al "Sistema di analisi delle vittime della difesa" (DCAS) e aver creato una nuova categoria denominata "Operazioni all'estero", relativa al personale colpito "a partire dal 7 luglio". Diversi osservatori hanno descritto l'aggiornamento come "discreto", accusando Washington di voler attribuire una denominazione generica alle vittime.Pochi giorni prima, il Dipartimento aveva già suscitato polemiche riducendo il bilancio relativo al periodo tra il 27 febbraio e il 7 aprile da 18 morti e 482 feriti a 14 morti e oltre 400 feriti.
Il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, generale di brigata Hossein Mohebbi, ha invece dichiarato che "oltre 200 americani sono stati uccisi a seguito delle rappresaglie iraniane", aggiungendo: "Le cifre diffuse dagli americani riguardo alle perdite tra il loro personale sono completamente false. Il numero di militari americani uccisi nell'Operazione Nasr (Vittoria)-2 supera i 200, mentre il numero dei feriti è significativamente più alto", riferendosi con il nome in codice all'ultima serie di contrattacchi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
La posizione di Teheran
A smentire per l'ennesima volta la realtà illusoria del tycoon americano, ci ha pensato il Ministero degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo cui "al momento non abbiamo negoziati con gli Stati Uniti e non siamo vincolati ad alcun cessate il fuoco". Il portavoce del ministero, Ismael Baqaei, ha aggiunto che "abbiamo la libertà di agire militarmente contro qualsiasi minaccia emergente, sia nello Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico o altrove nella regione".
Una fonte iraniana di alto livello ha spiegato che "c'è più scetticismo che ottimismo riguardo alla sospensione degli attacchi. L'opinione prevalente è che la pausa sia tattica piuttosto che genuina. L'Iran ha accumulato abbastanza amare esperienze con quello che considera un inganno da parte degli Stati Uniti".
Le tre opzioni sul tavolo di Trump
È solo una pausa apparente. Secondo il New York Times, il presidente Trump sta valutando tre opzioni per lo sviluppo della guerra: l'escalation militare, la repressione economica dell'Iran attraverso nuove sanzioni, oppure la dichiarazione di vittoria statunitense con il ritiro dal conflitto: l'opzione più improbabile, dato che sarebbe costretto a riconoscere il controllo dello Stretto di Hormuz da parte delI'Iran. Ciascuna opzione sarebbe stata discussa nelle ultime settimane in incontri con il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il generale Dan Caine, il genero di Trump Jared Kushner e l'inviato speciale Steve Witkoff. Il giornale osserva che, nei cinque mesi di conflitto, gli Stati Uniti non sono ancora riusciti a raggiungere i propri obiettivi, incluso il cambio di governo in Iran attraverso una "forza schiacciante". 
Attacchi in Arabia Saudita e nel Mar Rosso
Ma la guerra non si è ancora fermata a Riad. Il Ministero della Difesa saudita ha confermato che la Resistenza islamica in Iraq ha preso di mira la raffineria di Abqaiq, il più grande impianto di lavorazione e stabilizzazione del petrolio al mondo, dichiarando di aver abbattuto "diversi droni lanciati dall'Iraq verso gli impianti petroliferi" senza commentare gli impatti fotografati dai residenti locali. Immagini satellitari hanno mostrato un vasto incendio presso la raffineria Aramco di Abqaiq, con depositi di carburante e infrastrutture distrutti nell'attacco.
Le forze armate yemenite hanno affermato anche che diversi UAV sono stati lanciati contro Yanbu, in risposta alle incursioni di droni sauditi nello spazio aereo yemenita, senza segnalazioni di impatti. Il Ministero degli Esteri saudita ha condannato gli attacchi, riservandosi "il diritto di rispondere" alla fonte dell'aggressione. Venerdì le forze saudite avevano colpito Hodeidah, città yemenita controllata dagli Houthi, arteria vitale per le importazioni commerciali e umanitarie nel nord dello Yemen. Il generale Turki al-Maliki, portavoce della coalizione a guida saudita, ha attribuito la responsabilità dell'escalation agli Houthi, definendo i loro attacchi alle navi nel Mar Rosso "vigliacchi e sconsiderati" .
Il collo di bottiglia del Mar Rosso e i prezzi del petrolio
Secondo il Wall Street Journal, l'Arabia Saudita ha utilizzato il suo oleodotto Est-Ovest per incrementare le spedizioni nel Mar Rosso da circa 700.000 barili al giorno a 4,9 milioni, pari a circa il 5% dell'offerta globale, aggirando lo Stretto di Hormuz. Di questi, circa 3,5 milioni di barili al giorno transitavano attraverso Bab al-Mandeb verso l'Asia, ma gli attacchi degli Houthi contro le navi saudite stanno minacciando questa via alternativa, costringendo i barili sauditi verso il più lungo e costoso Canale di Suez.
Nelle prime tre settimane di luglio, il transito di petrolio attraverso Suez ha raggiunto il volume più alto degli ultimi due anni e mezzo, mentre le importazioni attraverso l'oleodotto Sumed sono aumentate del 50% rispetto al mese precedente. Per i carichi destinati all'Asia, la deviazione aggiunge 20-30 giorni di navigazione, con petroliere costrette a scaricare metà del carico per attraversare il canale poco profondo, oppure a dividerlo tra due petroliere Suezmax più piccole.
L'Iran ha avvertito che potrebbe chiudere Bab al-Mandeb e il Mar Rosso se gli Stati Uniti continuassero l'escalation. Con il Brent vicino ai 97 dollari al barile, dopo aver brevemente superato i 100 dollari, Goldman Sachs prevede che i prezzi potrebbero salire fino a 120 dollari.
Putin: "L'Occidente ci ha costretti all'operazione militare speciale"
Nel frattempo, più a nord, si ritornano ad evocare le "cause profonde" della guerra in Ucraina che l'Occidente non ha molta voglia di ascoltare. Durante un incontro con i membri della Marina russa a San Pietroburgo, il presidente russo Vladimir Putin ha ribadito che anni di "azioni aggressive" da parte dell'Occidente hanno condotto al conflitto in Ucraina, costringendo Mosca a intervenire militarmente.
“Hanno continuato ad avanzare, avanzando, fino a raggiungere l'Ucraina. A quel tempo, il presidente ucraino era favorevole all'adesione all'Unione Europea, ma contrario all'ingresso nella NATO. Cosa accadde poi? Attuarono un sanguinoso colpo di stato incostituzionale. E tutto l'Occidente si comportò come se nulla fosse accaduto, come se fosse normale. Furono queste azioni aggressive, intensificatesi di anno in anno, a portare all'attuale conflitto in Ucraina. Ci costrinsero a lanciare l'operazione militare speciale nel tentativo di porre fine alle ostilità già iniziate dall'Occidente e dal governo di Kiev in quella parte di quella che allora era l'Ucraina”, ha affermato, in riferimento al colpo di Stato di piazza Maidan del febbraio 2014, quando il presidente Yanukovych venne deposto con un voto incostituzionale.
Ricordiamo che Il 4 febbraio dello stesso anno, molti giorni prima del golpe, fu pubblicata su YouTube una telefonata intercettata tra Victoria Nuland (sottosegretaria di Stato USA per gli Affari europei) e Geoffrey Pyatt (ambasciatore USA in Ucraina), in cui Nuland indicava Arseniy Yatsenyuk come “il candidato migliore” per diventare primo ministro, discutendo anche altri esponenti dell’opposizione. Una profezia che si è avverata alla perfezione dopo la caduta di Yanukovych il 22 febbraio.
Da quel momento l’infiltrazione delle infrastrutture militari occidentali si diffuse nel Paese senza più controllo. Ricordiamo che fu lo stesso ex segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ad ammettere alla commissione affari esteri del parlamento europeo nel settembre 2023 che il leader del Cremlino è “andato in guerra per impedire che la Nato si avvicinasse ai suoi confini", dopo il fallimento di quelle trattative.
Un’adesione che oggi non è più necessario sia formale. Ormai le forze navali delle Forze Armate dell'Ucraina hanno ottenuto il diritto di comandare le forze dell’Alleanza, come riferito dall'ufficio stampa della Marina Militare delle Forze Armate dell'Ucraina. Il quartier generale delle operazioni antimine della 1ª divisione di navi antimine della Marina dell'Ucraina ha superato la valutazione di secondo livello secondo gli standard NATO (NEL-2) e ha ottenuto lo status di “Mission Capable” (Pienamente in grado di svolgere la missione).
Per l’appunto, l’Alleanza definisce la “compatibilità operativa/interoperabilità” come la capacità degli alleati di agire insieme in modo coordinato, efficace e più efficiente per il raggiungimento di obiettivi tattici, operativi e strategici.
Ma Kiev. già prima della guerra era diventata una pedina fondamentale dell’infrastruttura militare occidentale contro la Russia. Come rivelato due anni fa dal New York Times, è emerso che la Cia aveva costruito 12 basi segrete nel Paese per operazioni di spionaggio in Russia (operazione Goldfish). In aggiunta, recentemente la Direttrice dell'Intelligence Nazionale Usa Tulsi Gabbard, aveva pubblicato i documenti che certificano come in Ucraina siano stati istituiti 40 biolaboratori che studiavano metodi per potenziare virus letali come la tubercolosi, peste suina africana, la SARS.
Ma ci sono ancora coloro che sostengono fosse assurdo pensare che la NATO rappresentasse la ben che minima minaccia per la Russia.
Putin ha rievocato un capitolo storico legato al crollo dell'Unione Sovietica, richiamando gli impegni presi dai Paesi occidentali con l'allora leader sovietico Mikhail Gorbaciov. "Una volta, Mikhail Gorbaciov ci promise che non avrebbero espanso la NATO. Invece, si è trattato di un'espansione dopo l'altra, nonostante le nostre ripetute proteste e obiezioni. Non gli importava nulla delle promesse fatte né degli interessi di sicurezza della Federazione Russa", ha affermato il presidente russo.
L'accusa di neonazismo al governo ucraino
Nel corso dello stesso incontro, il presidente russo ha poi rilanciato l'accusa secondo cui l'ideologia del governo di Kiev si fonderebbe su principi neonazisti ed estremisti. "In altre parole, si tratta di un regime basato sull'ideologia del neonazismo e del nazionalismo estremista. Il nazionalismo, per sua natura, non riguarda solo la propria nazione, ma è diretto contro le altre. Il patriottismo riguarda la propria patria, non è contro nessun altro. Il nazionalismo, invece, è incentrato su sé stesso e, soprattutto, contro gli altri. Questa è la base ideologica dell'attuale governo ucraino", ha affermato Putin.
Un elemento che desta sempre meno scalpore agli occhi del pubblico.
A maggio Zelensky ha annunciato un piano governativo per creare un "pantheon degli eroi nazionali", a partire dal rimpatrio delle spoglie di Andriy Melnyk, leader dell'OUN-M, gruppo che collaborò con la Germania nazista durante l'invasione dell'Unione Sovietica del 1941.
Il 25 maggio si è svolta una cerimonia al Cimitero Militare Nazionale di Kiev per la sepoltura di Melnyk e della moglie Sofia, con la partecipazione della leadership politica e militare ucraina, incluso Zelensky stesso.
Pochi giorni dopo, lo stesso leader ucraino ha firmato un decreto che ha attribuito al Centro Separato Operazioni Speciali Nord delle Forze per le Operazioni Speciali il titolo onorifico "Eroi dell'UPA", con l'obiettivo dichiarato di "ripristinare le tradizioni storiche dell'esercito nazionale". Una decisione che ha riacceso la tensione storica con la Polonia, che attribuisce all'UPA la responsabilità di oltre 100.000 morti tra i civili polacchi nella regione della Volinia tra il 1943 e il 1945.
L'Istituto polacco per la Memoria Nazionale (IPN) ha definito l'UPA "direttamente responsabile del genocidio contro i polacchi", mentre l'ex presidente e premio Nobel Lech Wałęsa ha rimosso pubblicamente uno spillo con la bandiera ucraina accusando Zelensky di "onorare i banditi dell'UPA".
Poseidon quasi pronto al combattimento
Nel corso dell'incontro con la Marina, Putin ha poi fornito un aggiornamento militare tecnico, riguardante il drone sottomarino nucleare Poseidon . "Per quanto riguarda il Poseidon, di cui abbiamo parlato molto, questo veicolo sottomarino senza equipaggio è nella fase finale", ha dichiarato, precisando che "stiamo per completare [il lavoro] e metterlo in stato di allerta operativa" .
Il Poseidon (Status-6/Kanyon) è un siluro-drone sottomarino russo a propulsione nucleare, lungo circa 20-24 metri, capace di raggiungere profondità fino a 1.000 metri e velocità fino a 185 km/h, con un'autonomia praticamente illimitata stimata in oltre 10.000 km. È lanciato da sottomarini portanti come il Belgorod o il Khabarovsk e progettato per operare in totale autonomia, rendendolo estremamente difficile da intercettare grazie alla combinazione di profondità e velocità. La testata nucleare, stimata tra 2 e 100 megatoni secondo diverse fonti, potrebbe includere una componente al cobalto-60 per massimizzare la contaminazione radioattiva prolungata. Il suo obiettivo primario non è la distruzione cinetica diretta ma la creazione di un'onda anomala radioattiva capace di devastare porti, basi navali e città costiere, rendendo vaste aree inabitabili per decenni. È una temibile arma di secondo colpo strategico, pensata per garantire una capacità di ritorsione nucleare anche dopo un attacco che neutralizzi le forze convenzionali russe.
Londra rafforza il sostegno a Kiev
Nel frattempo, Londra, con il nuovo primo ministro, ha riconfermato il suo modus operandi di usare l’Ucraina come fionda per attacchi in profondità sempre più efficaci contro la Russia. il neo premier britannico Andy Burnham ha ricevuto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Portsmouth come primo ospite straniero dal suo insediamento, un gesto definito non casuale dallo stesso Burnham. "Vladimir, sei il primo leader che saluto personalmente da quando mi sono insediato, e non è una coincidenza", ha detto Burnham, aggiungendo che l'Ucraina potrà contare sul sostegno britannico "per tutto il tempo necessario".
Il premier ha inoltre sottolineato: "Questa visita ha lo scopo di inviare un messaggio molto chiaro: siamo al 100% con l'Ucraina, io personalmente sono al 100% con voi e rispetterò pienamente ogni impegno che questo Paese ha preso nei confronti dell'Ucraina".
Durante l'incontro, Londra ha annunciato il trasferimento a Kiev dei diritti di proprietà intellettuale sul sistema di guerra elettronica Stone Cloak, un dispositivo portatile pensato per impedire al nemico di rilevare i droni su cui viene installato.
Situazione sul campo e incidente industriale
Sul terreno, unità della 36ª Brigata di fanteria motorizzata separata, appartenente alla 29ª Armata del gruppo Vostok, avrebbero conquistato l'insediamento di Komunarovka (Khristoforovka), nell'oblast di Dnipropetrovsk, infliggendo perdite significative alle forze avversarie in termini di uomini e mezzi corazzati. Parallelamente, un attacco notturno contro impianti industriali a Dnipropetrovsk avrebbe causato una fuoriuscita di ammoniaca da uno stabilimento legato alla produzione militare, confermata dal Servizio statale ucraino per le emergenze, con residenti che segnalano forte odore e difficoltà respiratorie.
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