Il viaggio infinito del sudario di Gaza
Corteo a Monfalcone per i bambini palestinesi uccisi: “fermiamo il genocidio”
Dopo aver attraversato diverse regioni d’Italia, sabato scorso è arrivato a Monfalcone (Go) il sudario con i nomi di 18.457 bambine e bambini uccisi nella Striscia di Gaza tra ottobre 2023 e luglio 2025.
Morti sotto le bombe, sepolti dalle macerie, trucidati mentre facevano la fila per un po’ di cibo, o letteralmente consumati dalla fame.
Si chiama “Carnia per la pace” il collettivo di Tolmezzo (Ud) che lo ha realizzato. L’idea è venuta a uno dei componenti del gruppo, Ivan Marin, ed è stata immediatamente accolta.
Sono dati che arrivano dall'ultimo rapporto emanato dal Ministero della Salute di Gaza.
E il successivo rapporto della Commissione d’inchiesta dell’ONU certifica un ulteriore dato oggettivo, riportato da “Save the Children”, che non ammette repliche: “Le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, risultando responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza, oltre che di crimini di guerra in Cisgiordania”.
Certo è che dall'inizio della guerra a Gaza, oltre 20.000 bambini palestinesi sono stati uccisi e più di 44.000 sono rimasti feriti. E’ la stessa Emergency a ricordare che, in quasi tre anni di offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, 47.804 bambini hanno perso il proprio padre. 5.920 hanno perso la propria madre. Altri 2.596 hanno perso entrambi i genitori.
Il totale provvisorio è di oltre 247.000 persone che sono morte o rimaste ferite nella Striscia di Gaza da ottobre 2023 ad oggi. E le cifre includono anche 1.180 morti e 3.810 feriti registrati dal 10 ottobre 2025 (dopo l’annuncio del “cessate il fuoco”).
Siamo di fronte ad un efferato genocidio perpetrato da Israele a danno del popolo palestinese, con sprezzo del diritto internazionale, e la gravissima complicità della stragrande maggioranza degli stati occidentali, Italia compresa.
Lo aveva già evidenziato la relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, quando aveva ribadito che “tutti gli Stati occidentali hanno acquistato titoli di Stato israeliani e li hanno rivenduti sui propri mercati”.
“Non si deve fornire aiuto né assistenza a uno Stato che commette illeciti internazionali – aveva ulteriormente specificato –. Qui Israele non commette soltanto atti illeciti; commette crimini che comportano una responsabilità individuale, come la costruzione di colonie. Questo è un crimine di guerra”.
Il corteo di Monfalcone “Un sudario per i bambini di Gaza: fermiamo il genocidio”, arriva quindi in un momento storico particolare nel quale il premier Netanyahu si sente sotto pressione in vista delle prossime elezioni, e continua a sferrare gli ultimi colpi di coda attraverso ogni forma di violenza possibile per completare un genocidio in puro stile nazista, e soprattutto per accaparrarsi voti.
Secondo l’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz l'emiro di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed avrebbe telefonato personalmente a Benjamin Netanyahu per 45 minuti alla fine di settembre 2023, dieci giorni prima del 7 ottobre, avvertendolo che l’allora capo di Hamas, Yahya Sinwar, stava preparando un "terremoto" contro Israele. E Netanyahu non avrebbe fatto nulla, lasciando che il massacro avvenisse.
Dal canto suo Netanyahu ha smentito e ha querelato Haaeretz, ma contemporaneamente è arrivato in Italia il film che è stato vietato in Israele e che lo stesso premier sta cercando di bloccare ovunque: “The Bibi Files”. Come scrive Giulia Innocenzi sul sito della casa di produzione cinematografica “Pueblo Unido” (che ha fondato assieme a Pablo D’Ambrosi), il documentario svela per la prima volta “i filmati degli interrogatori della polizia israeliana trafugati, nei quali prendono forma le accuse di corruzione e di manipolazione dell'informazione che pesano sul primo ministro e sulla sua famiglia”.
Non è la prima volta che Netanyahu finisce per essere accusato di ignavia o di complicità nell’eccidio del 7 ottobre, sul quale nessuno obietta che si tratti di una orribile mattanza da condannare, ma la questione è un’altra.
Il 30 novembre 2023 era stato il New York Times a pubblicare un documento del 2022 che rivelava in anticipo di un anno i piani di Hamas per il 7 ottobre.
Il dossier, denominato “Muro di Gerico”, spiegava nel dettaglio quell’eccidio con dovizia di particolari. Ma il segnale di allarme era stato palesemente – o volutamente – ignorato, ed era rimasto nei cassetti degli uffici dell'intelligence israeliana per almeno un anno.
le incongruenze di quell’attentato, arrivando a delle conclusioni agghiaccianti: Netanyahu aveva finanziato e favorito Hamas; Israele aveva saputo già da tempo dell'attacco di Hamas; Israele ha abbassato le difese intorno a Gaza, ha permesso ad Hamas di penetrare indisturbato, e poi ha ritardato di diverse ore l'intervento militare, per permettere ad Hamas di completare il massacro; e infine, i soldati dell'Idf hanno ucciso intenzionalmente gli stessi abitanti dei kibbutz.
Accuse pesantissime, sulle quali la Corte penale internazionale – che ha emesso un mandato di arresto per Netanyahu per crimini di guerra e contro l’umanità – dovrebbe quanto meno approfondire.
Certo è che la celebre frase del premier israeliano, pronunciata ad una riunione del suo partito nel 2019, e riportata fedelmente nella videoinchiesta di Mazzucco, era stata alquanto esaustiva: “Chiunque voglia ostacolare la nascita di uno stato palestinese deve supportare il rafforzamento di Hamas, e il trasferimento di soldi ad Hamas”.
Un film agghiacciante che racchiude le testimonianze degli ufficiali dell’intelligence israeliana intenti a confermare una verità scomoda con le loro stesse parole: “questo massacro è sistemico. Non è un incidente, ma un piano premeditato”. Così come ha spiegato il regista Abrahamm, riportando ulteriori dichiarazioni di quegli ufficiali. Che svelano “azioni omicide e politiche basate sulla totale disumanizzazione dei palestinesi”. Il regista conclude poi con una riflessione inoppugnabile: “negare un crimine ne favorisce la persistenza. Ed è per questo che è davvero particolarmente importante per noi che gli israeliani guardino questo film”.
Ma invece in Israele – nonostante nessuno lo abbia visto – sono iniziati attacchi violentissimi nei confronti del documentario e dei suoi autori. Al punto che il ministro della Cultura israeliano, Miki Zohar, ha chiesto la revoca della cittadinanza dei registi del film, Yuval Abraham e Rachel Szor, accusandoli di “tradimento”. E il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha attaccato: “Siete una vergogna e un disonore per il Paese”.
Una reazione scomposta nei confronti di una verità talmente scomoda e devastante da non poter essere accettata. Così come aveva recentemente spiegato Omer Bartov, uno dei massimi storici israeliani contemporanei, quando aveva dichiarato che il suo Paese non è disposto a sentirsi dire la verità sul genocidio a Gaza.
Ma tra quei 18.457 nomi scritti sul sudario che sta attraversando l’Italia ci sono molti neonati, alcuni non avevano compiuto nemmeno un giorno di vita.
“Dietro a ogni numero c’è un nome, una persona, una vita che è stata spazzata via brutalmente” hanno spiegato i componenti di “Carnia per la pace”.
Un ampio cartello di associazioni promotrici dell’iniziativa di Monfalcone (Benkadì, Sinistra per Monfalcone, Tracciare Futuri, Gruppo Misticanza e Comitato cittadino per la Palestina – Monfalcone), ha espressamente chiesto al Consiglio Comunale della città di aderire alla proposta di riconoscere ai bambini di Gaza il Premio Nobel per la pace per rompere il silenzio sul genocidio.
“Occorre ridare dignità a tutti questi morti innocenti – ha ribadito “Carnia per la pace” – troppo spesso dimenticati o trattati con superficialità nei nostri notiziari, come se fossero ‘non umani’. Il Sudario, durante le manifestazioni, viene portato in braccio da gruppi di volontari a rappresentare i sudari coi corpi martiri di Gaza, ed è accompagnato da uno striscione con la scritta ‘Non dimenticare un solo nome’”.
Gli ideatori del Sudario hanno evidenziato che sono state le parole della saggista e giornalista Paola Caridi nella sua lectio magistralis dal titolo “Non dimenticare un solo nome - Elegia per i sudari di Gaza”, tenutasi durante l’edizione del 2025 del Festival Vicino/Lontano (un grande evento dedicato a Tiziano Terzani, che si tiene ogni anno a Udine), ad averli ispirati a realizzate quello che è stato definito un “memoriale su stoffa”.
In ogni tappa l'apertura del Sudario viene accompagnata dalla lettura di estratti dallo stesso libro di Paola Caridi "Sudari - Elegia per Gaza" (Feltrinelli Editore, 2025) ed è come se l’autrice fosse diventata la madrina di questo sudario che sta attraversando l’Italia.
“La lavorazione – hanno sottolineato i membri del collettivo di Tolmezzo – è stata un'esperienza straordinaria che ha visto un'ampia e incredibile partecipazione di persone di tutte le età, che si sono mobilitate da buona parte della nostra regione. Ognuno ha voluto partecipare nello scrivere, anche un solo nome. E’ stata un'esperienza carica di emozioni, un'esperienza unica, di unione, solidarietà e umanità”.
Per dieci giorni, nell’ex asilo di Caneva di Tolmezzo, decine di persone si sono alternate a scrivere.
Ai momenti di “scrittura silenziosa”, si sono alternati “scambi di riflessioni fra rabbia e indignazione per quanto avveniva in Palestina. Silenzi e anche lacrime. C'era chi, con occhi lucidi, diceva ‘non pensavo fosse così difficile scrivere un nome’, e chi aveva paura anche solo a entrare nella stanza in cui giaceva il lenzuolo, ma che facendosi forza ha voluto comunque partecipare dando il proprio contributo”.
Il Sudario è un'esperienza di vita, un percorso da affrontare con coraggio, è un atto d'amore.
E nella sua essenza è carico di emozioni, porta con sé molte storie, e altrettante ne raccoglie in ogni suo viaggio, unisce noi e noi ai palestinesi”.
“La cosa più dolorosa – hanno raccontato i volontari – è stata scrivere l’età. Leggere e riscrivere ‘1 mese’, ‘2 anni’, ‘5 anni’… ti spezza dentro”.
Una volta ultimato, il sudario è stato portato a Udine in occasione della manifestazione contro la partita Italia-Israele che si è tenuta allo stadio Friuli il 14 ottobre del 2025. Non un mero striscione come molti, ma una potente denuncia sul “genocidio dei bambini di Gaza” che “non può essere nascosto né dimenticato”, come hanno spiegato i promotori.
“È stato uno tsunami di umanità – hanno ribadito da “Carnia per la Pace” – fatto di silenzi, lacrime, riflessioni, rabbia e progetti per il futuro”. “La prossima volta – hanno concluso i volontari, animati da una speranza che resiste nonostante tutto – speriamo di scrivere i nomi dei nuovi nati…”.
Foto © Carnia per la pace
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