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Il capo della Cia atterra a Mosca per ritardare il collasso ucraino

Washington sonda Mosca mentre il fronte di Donetsk cede e i porti restano fermi

Francesco Ciotti
antimafiaduemila

Ad oltre un anno dagli accordi di Anchorage, resta il deserto diplomatico.

È caduta nel vuoto la proposta di Vladimir Putin del ritiro delle forze ucraine dalle regioni di Donetsk e Lugansk in cambio di una cessazione delle ostilità, con il territorio occupato configurato come "zona demilitarizzata" sotto controllo russo. Sul tavolo figuravano anche il veto definitivo all'ingresso dell'Ucraina nella NATO, la riduzione del potenziale militare di Kiev e la questione delle elezioni ucraine come premessa a qualsiasi firma.

Un’intesa portata al collasso dalla "coalizione dei volenterosi" europei, spinti dal deep state più guerrafondaio che ancora domina gli Stati Uniti.

Il vecchio continente si è ostinatamente predisposto per usare l’Ucraina come avamposto militare in grado di colpire la Russia in profondità e le insidiose proposte di un cessate il fuoco sono state vincolate alla presenza di truppe NATO sul terreno, rendendo ogni proposta di una fine del conflitto irricevibile per Mosca.

Tuttavia, il decorso della situazione militare suggerisce che Bruxelles ha bisogno di più tempo per prepararsi alla guerra con la Russia e necessita che l’Ucraina resista più a lungo ed eviti di collassare nei prossimi mesi.

Mentre il viaggio che l’inviato speciale Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner avrebbero potuto compiere a Mosca entro la fine di agosto è stato rinviato, nelle scorse ore è avvenuto qualcosa di singolare è probabilmente più sinistro.

Alle 10:04 di martedì 25 agosto, ora di Mosca, un Boeing C-17A Globemaster III dell'Aeronautica militare statunitense con nominativo di volo RCH4555 ha toccato la pista dell'aeroporto di Vnukovo, lo scalo che la Federazione Russa riserva ai voli governativi e diplomatici. L'aereo era partito dalla base congiunta di Andrews, in Maryland, la sera di domenica, con uno scalo a Riga, in Lettonia, dove era rimasto fermo dal 23 agosto. A bordo, secondo la corrispondente della CBS News Jennifer Jacobs, c'era il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe.

Una ricostruzione confermata poi da Axios citando due funzionari statunitensi, e ripresa dalle principali agenzie internazionali, tra cui Reuters.

La scelta del mezzo dice già molto. Un C-17 è un quadrimotore da trasporto strategico progettato per spostare carri armati, container e reparti, non per portare in visita un capo di intelligence. È un aereo che non si può nascondere: appare sui tracciatori di volo civili, ha una firma radar enorme, necessita di autorizzazioni di sorvolo e di uno slot in atterraggio. Chi voleva discrezione avrebbe usato un jet governativo di piccola taglia, magari senza piano di volo pubblico. Il fatto che la delegazione americana sia arrivata su un Globemaster suggerisce l'esatto contrario di un viaggio clandestino: una missione coordinata ai livelli ufficiali fra Washington e Mosca, volutamente visibile a chi guarda, e altrettanto volutamente non dichiarata.

Il programma della visita non è stato reso noto, la composizione della delegazione russa nemmeno. Interrogato sull'arrivo dell'aereo, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha risposto: “No, non dispongo di questa informazione”, aggiungendo che nella capitale non erano previsti incontri con rappresentanti dell'amministrazione statunitense in quella settimana. Anche la CIA e la Casa Bianca hanno evitato commenti. Il C-17 è ripartito da Vnukovo intorno alle 18:30 locali, diretto di nuovo a Riga: una permanenza di poco più di otto ore, il tempo di una giornata di riunioni e nulla più.

Una corsa contro il tempo per fermare Mosca

Al di là del silenzio stampa che finora ha accompagnato l’evento resta emblematica la precedente occasione nella quale è avvenuto questo viaggio improvviso in Russia da parte del n°1 dell’intelligence Usa.

L'ultimo direttore della CIA a mettere piede a Mosca è stato William Burns, nel novembre 2021, tre mesi prima dell'avvio dell'operazione militare russa in Ucraina. Allora l'obiettivo dichiarato era guadagnare tempo, rallentare una decisione già maturata, dare a Kiev margine per organizzarsi. Il parallelo è impossibile da ignorare, e nella lettura moscovita è quasi esplicito: il capo dell'intelligence americana arriva quando la situazione sul terreno sta precipitando per la parte che Washington sostiene, non quando è stabile. Nel 2021 la missione di Burns servì a comprimere i tempi dell'avversario, oggi la missione di Ratcliffe arriva mentre l'agglomerato di Sloviansk-Kramatorsk è sotto pressione da tre direzioni contemporaneamente e i porti ucraini sul Mar Nero lavorano a un terzo in meno della loro capacità.

La versione Weiss: un avvertimento sull'Europa

Secondo Michael Weiss, giornalista politico americano e direttore di The Insider, Ratcliffe si è recato a Mosca per mettere in guardia Vladimir Putin contro l'escalation russa nei confronti dell'Europa e della NATO. “Questo è legato alle informazioni di intelligence statunitensi trasmesse a polacchi, baltici e scandinavi, e si verifica in un contesto di significativo aumento di sospetti sabotaggi del GRU e di attività di droni russi in Germania, Bulgaria e Romania”, ha osservato Weiss in un intervento pubblicato su X e ripreso dalla stampa ucraina, tra cui UNIAN.

Nella sua ricostruzione, a Mosca si sarebbe discusso di una cessazione reciproca degli attacchi alle infrastrutture energetiche e ai porti in Ucraina e in Russia, di un possibile cessate il fuoco limitato alle regioni di Sumy e Kharkiv come primo passo verso una de-escalation generale, e delle prospettive di chiusura del conflitto.

La versione del Wall Street Journal: mobilitazione e test della NATO

Una lettura parzialmente diversa arriva dal quotidiano finanziario americano. Secondo il Wall Street Journal, Ratcliffe sarebbe volato a Mosca a causa dei piani di mobilitazione russi e del timore di un'iniziativa contro l'Europa. Il giornale sostiene che il viaggio sia stato motivato da informazioni dell'intelligence statunitense che indicavano preparativi preliminari della Russia per una possibile mobilitazione militare e piani per mettere alla prova la determinazione dell'Alleanza atlantica.

Nella ricostruzione degli analisti citati, Ratcliffe potrebbe aver incontrato direttamente Putin per consegnare un avvertimento. Beth Sanner, ex vicedirettrice dell'intelligence nazionale statunitense, ha sintetizzato così il possibile contenuto del colloquio: “Potrebbe trattarsi di qualcosa del tipo: ‘Sappiamo cosa avete intenzione di fare, e fareste meglio a non farlo’. Potrebbe anche riguardare un cessate il fuoco in Iran e il coinvolgimento di altre parti nei negoziati per la tregua”.

Il collasso di Kiev entro pochi mesi e il blocco di fatto dei porti ucraini

Al di là di possibili attacchi a sorpresa della Russia contro i siti di produzione bellica europea –– come evocato dai falchi russi quali il politologo e stratega Sergej Karaganov – resta una già menzionata ipotesi ancora più concreta in merito a questa sortita: tentare di rallentare l’avanzata russa ed evitare il collasso militare di Kiev.

Non è più solo propaganda russa. L'ex ministro della Difesa ucraino Mikhail Fedorov ha dichiarato a Reuters che a Kiev restano solo pochi mesi per prendere decisioni cruciali che possano cambiare il corso del conflitto. "Sembra che stiamo perdendo gradualmente, lentamente", ha affermato, sottolineando che, sebbene la vittoria sia ancora possibile, è necessario un piano chiaro. Fedorov ha citato la corruzione, il nepotismo, la dipendenza politica e la mancata adozione di nuove tecnologie come principali ostacoli. Ha valutato l'efficacia dello Stato ucraino a solo il 5%, affermando che le tecnologie esistenti potrebbero rallentare significativamente l'avanzata dell'esercito russo, ma Kiev si rifiuta di utilizzarle.

Ricordiamo che Fedorov, acerrimo rivale di Zelensky, spingeva per un modello di guerra con droni e catene di uccisione automatizzate, sul modello dell'intelligenza artificiale di Palantir, mentre l’ex comandante in capo Oleksandr Syrsky preferiva un approccio convenzionale basato su assalti di fanteria e artiglieria.

Una lotta di potere che certamente non cambia il destino guerrafondaio assegnato a Kiev.

Tuttavia anche sulle tratte marittime la questione è ora cruciale. Dall'inizio di luglio la Russia ha intensificato i raid con missili e droni contro porti e naviglio mercantile ucraino nel Mar Nero e sul Dnepr.

I numeri sono già consistenti. Tra il 20 giugno e il 20 luglio, secondo le autorità di Odessa, sono state attaccate ventotto navi civili e sono morte ventuno persone, mentre Kiev denuncia centoventiquattro attacchi a porti e navi civili nel solo mese di luglio. Mosca afferma invece di aver colpito oltre ottanta mercantili impiegati per trasportare rifornimenti militari ucraini, ma questa qualificazione dei carichi non è verificabile in modo indipendente e resta, allo stato, una rivendicazione di parte.

L'impatto principale è sull'export. Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi movimentavano circa sei milioni di tonnellate di cereali al mese, ma la capacità si sarebbe ridotta a 4 milioni, con un calo di un terzo. Da questi scali passa oltre il novanta per cento delle esportazioni ucraine di cereali e oli vegetali, e la stretta arriva nel pieno del raccolto estivo, quando la pressione sulla capacità di stoccaggio è massima e ogni giorno di fermo si traduce in silos saturi e prodotto invenduto.

Le ripercussioni economiche sono di conseguenza rilevanti. Nel primo semestre l'agroalimentare ucraino valeva circa 11 miliardi di euro, quasi il sessanta per cento delle esportazioni del Paese. Le perdite stimate vanno da circa 439 milioni fino a 1 miliardo e 320 milioni di euro al mese, a seconda della durata dell'interruzione, e il danno colpisce anche il minerale di ferro e la siderurgia, comparti particolarmente difficili da deviare via ferrovia per ragioni di volume e di peso specifico.

In termini strategici la campagna mira a ridurre entrate valutarie, capacità logistica e resilienza economica di Kiev senza dover mantenere una flotta davanti ai porti. È una forma di pressione a basso costo e ad alto rendimento, che può anche far risalire i prezzi internazionali del grano e riaprire tensioni nell'Europa orientale per il dirottamento dei cereali ucraini via terra, riproponendo dinamiche già viste nei rapporti fra Kiev, Polonia e Ungheria.

La cronaca del 25 agosto conferma la traiettoria. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver colpito nel porto di Yuzhny due navi da carico secco che trasportavano materiale militare: “Due navi da carico secco sono state colpite da veicoli aerei senza pilota e da armi di precisione lanciate dall'aria”, ha riferito il dipartimento, aggiungendo di aver attaccato diverse infrastrutture nell'area portuale, quattro depositi contenenti equipaggiamento per le forze armate ucraine e serbatoi di carburante a Chornomorsk.

Due capitali, due direzioni opposte. Anche la Santa Sede vola a Mosca

Rilevante il fatto che, nello stesso giorno, però, a Mosca è arrivato l'inviato di Papa Leone, monsignor Gallagher, in quella che viene descritta come una traiettoria diplomatica opposta: “A Kiev si annuncia una capacità missilistica, a Mosca si prova ad aprire un canale di pace, di dialogo”.

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito i rapporti bilaterali fondati su "fiducia, amicizia e pragmatismo", ringraziando il Vaticano per quella che Mosca considera una posizione "equilibrata" e per il suo impegno sulle questioni umanitarie. Lavrov ha poi affermato di aver richiamato l’attenzione vaticana sulle politiche ucraine verso lingua, istruzione, media e cultura russa, oltre che sulla situazione della Chiesa ortodossa ucraina. Mosca, ha aggiunto, auspica che la Santa Sede sollevi tali temi nei suoi contatti con le autorità ucraine e ha consegnato un proprio rapporto sulle presunte azioni illegali contro clero e fedeli ortodossi.

Gallagher ha mantenuto una linea differente, centrata sulla necessità di creare le condizioni per un "dialogo autentico" sostenuto dalla comunità internazionale e capace di portare alla cessazione delle ostilità. Il Vaticano si è detto disponibile a mettere a disposizione i propri servizi per favorire una pace rapida, chiedendo al tempo stesso il rispetto del diritto internazionale, dei prigionieri di guerra, della popolazione civile e delle infrastrutture.

I volenterosi a Kiev per sostenere la linea Zelensky. Londra declassifica i suoi missili

A contorno, il 24 agosto, per il trentacinquesimo anniversario dell'indipendenza ucraina, su Kiev è giunta una nutrita delegazione internazionale: il primo ministro britannico Andy Burnham, il presidente del Consiglio europeo António Costa, la presidente moldava Maia Sandu, il presidente estone Alar Karis e il primo ministro lussemburghese Luc Frieden, oltre a Emmanuel Macron, che ha copresieduto da remoto la riunione della cosiddetta Coalizione dei volenterosi.

Una marcia funebre che sembra destinata a garantire ancora per un po' il dissanguamento della popolazione.

Il passaggio più rilevante sul piano industriale riguarda la decisione del governo britannico di autorizzare l'azienda MBDA a “declassificare le informazioni sui componenti di fabbricazione britannica dello Scalp”, la versione francese dello Storm Shadow. La Francia aveva già ceduto a luglio i progetti dello Scalp-EG dentro un accordo di difesa più ampio, mancava la parte britannica, arrivata pochi giorni fa. L'obiettivo dichiarato sarebbe “permettere ai francesi e agli ucraini di aprire linee di assemblaggio del missile in territorio ucraino”.

Su questo punto, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha reagito denunciando che “il Regno Unito partecipa alla guerra a fianco del regime di Kiev, alimenta il conflitto e lavora per impedire qualsiasi progresso negoziale”, aggiungendo che, una volta finita la guerra, “le forze britanniche entreranno e verranno schierate in Ucraina”: una prospettiva funzionale ad “assicurarsi che il conflitto non si fermi per trattativa diplomatica, ma che vada avanti fino alle estreme conseguenze”. Sul piano operativo – ha proseguito - le forze armate russe starebbero “raccogliendo i dati necessari a individuare tutti i luoghi di produzione di questi missili” e “prendendo misure per distruggerli”.

Il fronte via terra: tre città sotto pressione

Sul piano militare terrestre il quadro è quello di un progressivo restringimento delle sacche ucraine. Nel settore di Sloviansk-Kramatorsk-Druzhkivka le forze russe sarebbero entrate dentro Nikolaevka in profondità e avrebbero penetrato all'interno di una centrale termoelettrica. Un cedimento preoccupante, perché quella località costituisce il perno, la porta per Sloviansk. Con la caduta di Orikhovatka, ultimo villaggio prima di questo grande avamposto, in mezzo c'è solo qualche trincea e punto fortificato.

Sulla direzione di Dobropillia, invece continuano ad arrivare notizie di insediamenti passati sotto controllo russo nelle vicinanze della città. Dopo l'annuncio su Kucherov Yar, il ministero della Difesa ha comunicato la presa di Annovka, a ridosso dell'abitato. Le voci di successi tattici in quell'area circolano da tempo: già l'anno scorso alcune unità di riconoscimento raggiunsero le periferie sud-orientali della città senza riuscire a consolidare la posizione. Se l'informazione su Annovka sarà confermata, si potrà parlare dell'inizio dei combattimenti direttamente per Dobropillia, ma al momento è prematuro, poiché nelle vicinanze della città ci sono ampie aree aperte il cui superamento resta un compito difficile.

Una situazione analoga si registra a est. Nella zona di Kucherov Yar i reparti russi operano da tempo, ma non esistono ancora prove della presa del villaggio: né immagini di controllo da parte ucraina, né pubblicazioni con bandiere da fonti russe. Anche ad agosto dell'anno scorso si combatté per quel villaggio, con il risultato che le unità avanzate russe furono costrette a ritirarsi, mentre gruppi di riconoscimento arrivarono fino a Zolotoj Kolodec, creando difficoltà notevoli nella zona di Pokrovsk, caduta poco dopo. È una dimostrazione chiara del fatto che la presenza di singoli gruppi d'assalto non significa il controllo di un insediamento.

A sud e sud-ovest di Dobropillia i combattimenti proseguono lungo la linea Shevchenko-Grishino in direzione di Kryvorozhye, con avanzate condotte da piccoli gruppi attraverso una catena di villaggi trasformati in punti d'appoggio e pesantemente danneggiati dai bombardamenti. L'offensiva del gruppo di forze “Centro” è in corso da molto tempo e mira a consolidare la linea difensiva nella parte nord-occidentale del territorio contestato del Donbass, con effetti indiretti anche sull'agglomerato di Sloviansk-Kramatorsk.

I carri armati occidentali coperti di ragnatele

A confermare che la crisi ucraina non è soltanto di uomini e di munizioni ma anche di modello di combattimento arriva un reportage del New York Times. I carri armati occidentali trasferiti a Kiev non vengono praticamente più utilizzati, per l'impossibilità di difendersi dai droni: “Quelle che un tempo erano le armi più ambite ora giacciono in gran parte inutilizzate, nascoste nelle foreste e ricoperte di ragnatele”, scrive il quotidiano statunitense.

La 33ª Brigata meccanizzata indipendente fu formata, in parte, proprio per impiegare quei veicoli. A causa dell'incapacità dei mezzi di contrastare anche i droni più economici, l'unità ha cessato di ricevere missioni di combattimento e alcuni soldati sono stati riqualificati come operatori di droni. I veicoli corazzati, del valore di dieci milioni di dollari l'uno, vengono utilizzati principalmente per trainare mezzi danneggiati, e secondo un militare intervistato scendono in campo aperto solo con il maltempo, quando le condizioni complicano l'impiego dei velivoli senza pilota.

È il punto in cui la questione tecnica diventa politica. Mosca ritiene che le forniture di armi a Kiev ostacolino la soluzione del conflitto, coinvolgano direttamente i Paesi della NATO e rappresentino un “gioco con il fuoco”. Ma il reportage americano suggerisce qualcosa di più scomodo per chi quelle armi le ha inviate: il problema non è più la quantità del materiale occidentale disponibile, è la sua irrilevanza tattica in uno spazio saturo di sensori. Se il carro armato non può muoversi, la superiorità qualitativa promessa nel 2023 si è dissolta, e con essa l'idea che una nuova tranche di aiuti possa cambiare l’esito della campagna russa.

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