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Hussam Abu Safiya, Israele insiste: carcere e torture fino alla morte

L’appello di Amnesty International alla sua scarcerazione prima che sia troppo tardi

Lorenzo Baldo

Il dato è inoppugnabile: da oltre 18 mesi il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, nella Striscia di Gaza, è illegalmente in carcere, senza incriminazione né processo. E dallo scorso 3 giugno è detenuto in assoluto isolamento. 
Era il 27 dicembre 2024 quando è stato arrestato mentre prestava servizio presso la clinica da lui diretta. 
Il medico attualmente è detenuto in base alla cosiddetta “Legge sui combattenti illegali” (ufficialmente Incarceration of Unlawful Combatants Law, 5762-2002), una normativa atroce che autorizza l’esercito a emettere ordini di detenzione rinnovabili indefinitamente nei confronti di chiunque. Per il governo Netanyahu, il Dr Hussam è sospettato di costituire una minaccia per la sicurezza dello stato o di essere coinvolto in attività ostili, sulla base di prove segrete e senza l’obbligo di presentare un atto d’accusa. 

E qui si è ben oltre l’orrore dell’inquisizione medioevale: in piena sintonia con la metodologia nazista della seconda guerra mondiale a danno degli ebrei. 

Ad aver esternato una forte preoccupazione per la sua vita dopo averlo incontrato lo scorso 2 luglio è stato il suo avvocato, Nasser Odeh, di “Physicians for Human Rights Israel”.  

Secondo quanto riferito dal legale, dopo il trasferimento nel terribile centro di detenzione di Rakevet, il Dr Hussam Abu Safiya è stato sottoposto quotidianamente a percosse, minacce e ad altre forme di violenza. 

Rakevet è una sezione sotterranea situata sotto il complesso carcerario di Ayalon, nella quale le persone detenute, prevalentemente palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza, sono sottoposte sistematicamente a torture e a trattamenti disumani. Il centro era stato chiuso nel 1985, proprio a fronte di quelle condizioni disumane, ma è stato riaperto durante il genocidio dal ministro Ben Gvir. Che lo scorso mese di giugno è stato indagato dalla Procura di Roma per sequestro e tortura a danno degli attivisti della Flotilla. 

Come denunciato da Amnesty International, davanti ai media di tutto il mondo, Nasser Odeh ha spiegato di aver visto “lividi recenti e segni di tortura sulla testa e su tutto il corpo del dottor Hussam Abu Safiya, al punto da renderlo quasi irriconoscibile”. Il legale ha inoltre raccontato “che il medico si è presentato all’incontro con mani e piedi incatenati”. In quella che è stata una drammatica testimonianza, l’avvocato lo ha descritto “estremamente debilitato e sul punto di perdere conoscenza”. Ha inoltre riferito che il dottor Hussam Abu Safiya gli ha detto: “Questa è l’ultima volta che mi vedrai… Mi hanno portato qui per uccidermi”.

La direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International, Erika Guevara Rosas, ha definito i dettagli che stanno emergendo sul peggioramento delle condizioni di detenzione del dottor Hussam Abu Safiya “agghiaccianti”. “È inaccettabile – ha proseguito – che un pediatra, che ha dedicato la propria vita a salvare quella degli altri nella Striscia di Gaza occupata, sia sottoposto a torture e maltrattamenti, compresi gravi abusi fisici e psicologici e un prolungato isolamento, mentre viene detenuto senza alcuna giustificazione”. 

Un forte appello indirizzato alle autorità israeliane che “devono scarcerare immediatamente e senza condizioni” il Dr Hussam Abu Safiya. Fino a quel momento, il Servizio penitenziario israeliano “deve garantire che sia pienamente protetto da ulteriori violenze, che riceva cure mediche adeguate e che possa essere visitato immediatamente da osservatori indipendenti, compreso il Comitato internazionale della Croce rossa, al quale deve essere consentito l’accesso anche a tutte le altre persone palestinesi detenute”.

Per Erika Guevara Rosas, la testimonianza dell’avvocato “deve rappresentare un urgente campanello d’allarme per gli stati di tutto il mondo, in particolare per gli alleati di Israele. È profondamente riprovevole che un medico che si è rifiutato di abbandonare i propri pazienti e che è diventato una delle voci più autorevoli nel denunciare la distruzione del sistema sanitario di Gaza continui a essere detenuto arbitrariamente e illegalmente sulla base dell’infondata definizione israeliana di ‘combattente illegale’. Continua a essere privato dei suoi diritti fondamentali, compreso il diritto a essere protetto dalle torture e maltrattamenti, nonché del diritto a un processo equo e alle garanzie procedurali”.

Ed è esattamente il “trattamento disumano riservato da Israele al personale sanitario palestinese della Striscia di Gaza, comprese la detenzione arbitraria e la tortura”, quello che è stato “reso possibile dal deliberato fallimento degli stati nell’adottare misure efficaci sia di fronte alla distruzione del sistema sanitario della Striscia di Gaza, sia agli attacchi contro il personale sanitario palestinese”. Condotte che rientrano a tutti gli effetti tra “gli elementi che caratterizzano il genocidio in corso commesso da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza”. Le banali espressioni di preoccupazione rappresentano quindi “poco più di un cinico alibi per giustificare l’inazione degli stati di fronte alla sistematica distruzione dei diritti umani della popolazione palestinese”. “Amnesty International – ha concluso Guevara Rosas insieme ad altre organizzazioni per i diritti umani, non chiede soltanto l’immediata scarcerazione del dottor Hussam Abu Safiya. Chiede un intervento urgente ed efficace per salvargli la vita”. 

Ma come abbiamo visto, in totale violazione dei propri obblighi di diritto internazionale, Israele continua imperterrita ad impedire al Comitato internazionale della Croce rossa di visitare le persone palestinesi detenute e imprigionate dall’ottobre 2023.

E questo non fa che confermare ulteriormente la metodologia criminale del governo terrorista di Benjamin Netanyahu. Che appare in totale sinergia con la decisione abnorme del 16 giugno scorso della Corte suprema israeliana. La Corte ha infatti respinto il ricorso presentato dal dottor Hussam Abu Safiya contro la sua detenzione, confermandola almeno fino a ottobre 2026. “Physicians for Human Rights Israel” ha spiegato che l’intensificarsi delle violenze nei suoi confronti è palesemente collegato al ricorso e ai suoi tentativi di contestare in tribunale la legittimità della detenzione.

In una dichiarazione inviata ad Amnesty International dal figlio del dottor Hussam Abu Safiya, Elias, portavoce della famiglia, si legge testualmente: “Mio padre sta vivendo un momento estremamente critico, sospeso tra la vita e la morte. Le sue condizioni di salute e la sua situazione peggiorano di giorno in giorno. Chiediamo alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani, agli organi di stampa e a tutte le persone di coscienza di intervenire con urgenza affinché cessino immediatamente le torture e tutte le altre violazioni commesse nei suoi confronti, gli siano garantite cure mediche urgenti, sia possibile monitorare le sue condizioni attraverso canali legali e umanitari indipendenti e siano assicurati la sua protezione e il pieno rispetto dei suoi diritti fondamentali. Il silenzio del mondo oggi potrebbe costare la vita a una persona innocente. Il tempo sta per scadere e vi chiediamo di intervenire prima che sia troppo tardi”.

Parole di verità, che si scontrano sempre più contro l’ignavia e la complicità di tutti i governi che sostengono Israele, Italia compresa. Ma se quello che rappresenta “un urgente campanello d’allarme per gli alleati di Israele” non verrà ascoltato, la responsabilità della morte del Dr Hussam Abu Safiya peserà come un macigno sulle teste di quei governanti e dei popoli che lo hanno consentito.

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