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Gli Stati Uniti si impantanano nel caos iraniano. Pronti attacchi contro le infrastrutture energetiche

L'ammiraglio Brad Cooper chiede una campagna di bombardamenti di 10-14 giorni, ma il generale Dan Caine è contrario. CBS News: possibili attacchi Usa nel weekend

Francesco Ciotti

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Sono con il cerino in mano e sta per esplodere. A sei mesi dall'inizio delle ostilità, la guerra tra Stati Uniti e Iran si è trasformata in un disastro annunciato che nessuno alla Casa Bianca sa più come fermare. Quello che l'amministrazione Trump non intendeva essere un conflitto lungo e protratto è oggi una trappola strategica, economica e politica, con un presidente apertamente esasperato e un apparato militare privo di direzione chiara.

In una conferenza stampa alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha esibito toni bellicosi alternati a schizofreniche ammissioni di impotenza. "Li colpiremo molto duramente. A un certo punto diranno: non ne possiamo più", ha dichiarato. Alla domanda di un reporter — "L'ultima volta, gli Stati Uniti hanno anche detto che gli attacchi erano intesi a indebolire la capacità dell'Iran di interrompere lo Stretto di Hormuz. Quanti altri attacchi ci vorranno?" — Trump ha risposto: "Beh, non si sa mai. Guarda, la maggior parte delle persone si sarebbe già arresa. Non hanno una marina, non hanno un'aviazione. La maggior parte delle persone si sarebbe arresa, ma non l'hanno fatto. Quindi gliene do atto, sono noti per essere tenaci, sono tenaci." In un'altra dichiarazione, il presidente ha aggiunto: "In questo momento, forse si stanno rafforzando un po'. Ma più avanti si indeboliranno."

La speranza, si dice, è sempre l'ultima a morire.

In ogni caso negli alti comandi militari regna il caos più totale. Secondo quanto riportato dai media americani, l'amministrazione è irrimediabilmente divisa persino sullo scopo stesso della guerra: fermare il programma nucleare iraniano, riaprire lo Stretto di Hormuz oppure distruggere l'arsenale di missili e droni iraniani. Di conseguenza, l'esercito statunitense si trova in una situazione di stallo. L'ammiraglio Brad Cooper, capo del CENTCOM, chiede una massiccia campagna di bombardamenti della durata di 10-14 giorni per "ribaltare la situazione". Il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, oppone però una forte resistenza, avvertendo che un'offensiva di questo tipo ridurrebbe pericolosamente le già scarse scorte di intercettori americani.

I numeri confermano l'allarme. Prima della guerra si stimava che gli Stati Uniti possedessero oltre 2.700 intercettori Patriot e THAAD; a partire da questa settimana tale numero è crollato a meno di 1.000, con una riduzione di due terzi in sei mesi. Gli intercettori PAC-3 MSE costano circa 4 milioni di dollari ciascuno e richiedono fino a due anni per essere prodotti. Trump appare così intrappolato tra l'escalation e l'esaurimento delle risorse: aveva sperato che, con la decapitazione della leadership iraniana, il Paese avrebbe ceduto rapidamente alla pressione, ma l'Iran si è dimostrato più resiliente del previsto, rifiutandosi di cedere agli attacchi statunitensi e continuando a giocare la partita diplomatica con le potenze regionali. Nel frattempo, circa due terzi degli adulti americani, ossia il 67%, ritengono che la guerra con l'Iran non valesse la pena di essere combattuta, e con l'avvicinarsi delle elezioni di medio termine il presidente sta esaurendo opzioni e pazienza.

Al contempo, sul fronte energetico, la riserva strategica di petrolio (SPR) degli Stati Uniti è scesa la scorsa settimana di 3,8 milioni di barili, attestandosi a 308 milioni di barili, il livello più basso dal marzo 1983. Si tratta della diciottesima settimana consecutiva di calo, uno dei periodi più lunghi nella storia della riserva: in questo arco temporale le scorte conservate nella SPR si sono ridotte di 108 milioni di barili, pari al 26%. Anche le scorte commerciali di greggio, escluse quelle della SPR, sono scese di 7,2 milioni di barili a 405 milioni, il livello più basso dall'ottobre 2018. La "riserva di sicurezza petrolifera" degli Stati Uniti si sta dunque rapidamente riducendo, come rileva la Kobeissi Letter.

 

Il piano di attacchi alle infrastrutture energetiche
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