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Gaza: appunti di un medico dal genocidio - Scrivere per non disperdere ciò che è stato

Un appello a quel che resta dell’umanità nel libro di Ezzideen Shehab

Lorenzo Baldo

Pagina 6 di 7: Scrivere per non disperdere ciò che è stato

Scrivere per non disperdere ciò che è stato

La penna del Dr Ezzideen non intende arrendersi a quel dolore che lo sta consumando ulteriormente e continua a lasciare traccia di quello che è stato, affinché nulla vada perduto.

“Non è forse una sorta di peccato perdere chi si ricordava di te? La ferita di questo luogo non sta solo in ciò che ci fa ricordare, ma anche in ciò che ci costringe ad abbandonare, pezzo dopo pezzo, finché non restiamo come alberi spogli.

Il trauma non è un conforto, ma un insegnante che ci mette di fronte a una scelta: la sanità mentale o la storia. Scegliamo di vivere, e così facendo diventiamo più leggeri, e nel diventare più leggeri temiamo di essere diventati meno umani.

Quindi piangiamo non solo i morti, ma anche la parte dei vivi che è silenziosamente scomparsa. Non so se Dio accetti questa logica, ma so che la vede: il balbettio nel nostro parlare, il tremore delle mani del negoziante, le monete dei nostri pensieri che ci scivolano tra le dita.

Forse Lui ricorda per noi ciò che non possiamo sopportare. Forse, da qualche parte, ogni nome perduto è custodito come pane che non invecchia mai. E forse il compito di un uomo in una terra devastata è continuare a spazzare, pietra dopo pietra, parola dopo parola, finché non ritorna il riconoscimento e il volto umano può essere salutato con il suo vero nome”.

La clinica medica Al-Rahama
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