Gaza: appunti di un medico dal genocidio - Quando un bambino desidera morire
Un appello a quel che resta dell’umanità nel libro di Ezzideen Shehab
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Quando un bambino desidera morire
E’ il 6 luglio 2024 quando il Dr Ezzideen annota fedelmente: “La mia vicina di tenda nell'accampamento è la moglie di un martire; ha una bambina di nome Yafa. Appesa nella sua tenda c'è una grande foto del marito. Ogni sera, prima che Yafa vada a dormire, la sento parlare con la foto. A volte dice: ‘Ti voglio bene’, a volte: ‘Mi manchi’ e a volte: ‘Yafa è arrabbiata con te’.
Stasera l'ho sentita dire: ‘Papà, prego Dio ogni giorno di portarmi da te, ma Lui non mi ascolta. Tu sei con Lui, digli di portare Yafa da te... Va bene, buonanotte, papà’.
Il mio cuore si spezza per tutti i bambini che sono arrivati a desiderare la morte”.
Gli appunti proseguono attraverso una cronologia che diventa via via sempre più straziante.
Poco dopo l’inizio del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 – mai rispettato del tutto dall’Idf – il Dr Ezzideen scrive di getto le sue considerazioni intrise di amarezza e dolore: “Il governo di Israele conosce bene questa disperazione. Ritarda l'apertura del valico non per ignoranza, ma per conoscenza. Perché sa che la vittoria più grande non è quella militare; la vittoria più grande è quando un popolo dimentica perché desidera vivere.
Questa è Gaza oggi, un luogo dove anche la speranza si è affievolita, dove la casa è diventata una ferita e dove la sopravvivenza stessa sembra un'oscenità. Le tende sbattono al vento come polmoni morenti e al loro interno le persone non sognano più: aspettano. Aspettano che si apra la porta accanto, che conduca alla salvezza, al mare o alla fine.
E a volte, nell'oscurità, penso che forse non si tratta solo di Gaza. Forse questo è il mondo stesso, un mondo che ha dimenticato come amare, eppure osa ancora definirsi umano”.











