Gaza: appunti di un medico dal genocidio
Un appello a quel che resta dell’umanità nel libro di Ezzideen Shehab
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Da pochi giorni abbiamo superato il conteggio dei “1000 giorni di genocidio a Gaza”. La questione, però, non è continuare a contare, bensì constatare che lo stesso numero vale per il tempo trascorso di impunità nei confronti di un criminale come Benjamin Netanyahu. Impunità per il suo governo terrorista, e per tutti i governi che lo sostengono. A quei 1000 giorni andrebbero aggiunti ben altri numeri in forma retroattiva per tutti gli anni in cui Bibi e i suoi sodali in primis, ma anche alcuni dei suoi predecessori, hanno pianificato – ispirandosi ai nazisti – il sistematico sterminio dei palestinesi. Nessuno nega l’orrore del massacro di Hamas del 7 ottobre. Ma proprio in merito a questo, una volta per tutte, andrebbe fatta luce su quella che è apparsa come la complicità del Premier di Israele di lasciare accadere quell’eccidio, dopo che avrebbe finanziato Hamas per anni.
La frase del premier israeliano, pronunciata ad una riunione del suo partito nel 2019, e riportata fedelmente nella video inchiesta di Massimo Mazzucco sul 7 ottobre, era stata decisamente esaustiva: “Chiunque voglia ostacolare la nascita di uno stato palestinese deve supportare il rafforzamento di Hamas, e il trasferimento di soldi ad Hamas”.
Il 30 novembre 2023 era stato poi il New York Times a pubblicare un documento del 2022 che rivelava in anticipo di un anno i piani di Hamas per il 7 ottobre.
Di che altro dobbiamo parlare?
Diritto internazionale? Bibi ne ha fatto carta straccia. L'Onu certifica: “Israele ha preso di mira i bambini a Gaza, è genocidio”. Parole al vento. Le stoccate di Trump a Netanyahu? Puro teatro: è quest’ultimo a tenerlo in pugno con gli Epstein files. L’ipotetica richiesta di sanzioni del nostro Governo contro il ministro Ben-Gvir (ma non contro il governo Netanyahu), per le torture agli attivisti della Flotilla? Menzogne spudorate.
E in mezzo a questo delirio di falsità e impunità l’unico dato oggettivo resta quello del genocidio costante del popolo palestinese. Che, mentre il mondo dorme, come ha ricordato più volte la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, continua a morire.












