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Freccero, ex direttore di Rai 2: Report rischia di sparire, è stato un suicidio aziendale

AMDuemila
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Il trasferimento forzato di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report viene giudicato "del tutto fuori luogo" da Carlo Freccero. L’autore televisivo ed ex direttore di Rai 2, intervistato dal Quotidiano Nazionale, parla di una decisione che "suona come un commissariamento della redazione". E aggiunge: "Se non va bene per condurre e per fare il capoautore delle dirette di Report, non capisco come possa essere considerato adatto a lavorare nella redazione di un telegiornale. È una scelta palesemente contraddittoria e del tutto sbagliata sotto il profilo televisivo". Secondo Freccero il vero pericolo è radicale. "Il vero rischio è che Report non esista più. Se i redattori storici decidessero di non partecipare a questa versione commissariata, il programma terminerebbe. Anche se andasse in onda qualcosa con lo stesso nome, sarebbe un’altra cosa, gestita da una redazione nuova". L’azienda ha intanto affidato la conduzione a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, due giornalisti che, osserva l’ex dirigente, non sembrano godere dell’appoggio della redazione. Le conseguenze economiche, avverte, sarebbero immediate e pesanti. "L’audience di un simile surrogato sarebbe nettamente inferiore rispetto a quella del programma originale. Un crollo degli ascolti comporta matematicamente meno pubblicità, e questo genererà un rischio di danno erariale molto pesante, che sarà addebitato direttamente alla direzione della Rai". I vertici di Viale Mazzini, prosegue, si troverebbero a dover giustificare la perdita di pubblico e di entrate pubblicitarie davanti alla Corte dei Conti. "Distruggere Report in questo modo è un suicidio aziendale che presenterà il conto molto presto". Da ex direttore di rete, Freccero dice di soffrire nel vedere "smantellare un programma capace di garantire un’audience sicura e di battere persino Che tempo che fa di Fabio Fazio grazie a un pubblico fedelissimo". La Rai, ricorda, "è un’azienda storica che dovrebbe tutelare i propri marchi iconici". Con l’avvento della tv commerciale la rilevazione dell’audience ha preso il sopravvento su tutto, e "anche se oggi la Rai è diventata un organo di propaganda governativa, lo share resta fondamentale per il futuro aziendale, al di là delle battaglie elettorali". L’ex direttore non esclude nemmeno un possibile ripensamento: "Per esperienza so bene che in questi casi si rischia che il professionista venga successivamente riammesso al suo posto. Se ciò dovesse accadere, la sconfitta d’immagine ed editoriale per la Rai sarebbe doppia". Infine un appello diretto ai partiti di opposizione: "Non sarebbe meglio se i due membri delle opposizioni nel consiglio di amministrazione della Rai si dimettessero? Sono invisibili".

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