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Esposto contro De Luca: il Csm si chiama fuori, se ne occuperanno i pm di Roma

L’avvocato Luigi Li Gotti accusato di aver strumentalizzato il consiglio superiore

Luca Grossi
antimafiaduemila

Un Csm che piagnucola di essere stato ‘strumentalizzato’ dall’avvocato Luigi Li Gotti mentre pochissimi giorni fa il consigliere Andrea Mirenda aveva dichiarato l’esistenza di “pressioni” per non far eleggere il magistrato Sebastiano Ardita al ruolo di procuratore aggiunto alla Dna.
È questo il contorno surreale del plenum concluso poche ore fa alla fine del quale è stato archiviato (con 19 voti a favore, 3 contrari e 6 astenuti) il procedimento disciplinare nei confronti del procuratore della Repubblica di Caltanissetta Salvatore De Luca.
Motivo? La competenza è dei pm di Roma e non del Csm in quanto l'autore dell'esposto, l’avvocato Luigi Li Gotti appunto, aveva in seguito presentato una denuncia alla Procura della Repubblica capitolina per gli stessi fatti. Tale scelta è stata determinata sostanzialmente dall’immobilismo di palazzo Bachelet a cui Li Gotti aveva già chiesto di valutare nell’aprile del 2026 il "grave comportamento del dott. De Luca" durante le molteplici audizioni avvenute alla Comm. antimafia presieduta da Chiara Colosimo. L’avvocato, ricordiamo, contestava che il procuratore nisseno aveva qualificato la ‘pista nera’ come “aria fritta” omettendo di riferire che lui stesso aveva chiesto il 20 giugno 2024 di rinviare a giudizio Domenico Romeo e Stefano Menicacci. In poche parole l’organo di autogoverno della magistratura è stato esentato dal prendere qualsiasi valutazione ed ha rimesso il caso in mano ai magistrati romani senza entrare nel merito delle accuse mosse da Li Gotti. Per respingere la pratica sono stati usati i temi più disparati: il consigliere Felice Giuffré (in quota Fratelli d’Italia) ha detto che il legale sarebbe stato l’autore di un “disegno” atto a fare “del Consiglio Superiore della Magistratura e della prima commissione i sui passacarte per veicolare nel circuito mediatico” la sua denuncia. Lo scopo? Delegittimare la procura di Caltanissetta e i magistrati che indagano.
E poi c’è stata la consigliera di Magistratura Indipendente Bernadette Nicotra che si è ‘trasformata’ nell’avvocata di Salvatore De Luca: nella sua ‘arringa’ ha detto che De Luca non aveva l’obbligo di dire la verità davanti alla commissione antimafia in quanto la Colosimo, semplicemente, non glielo aveva detto. “E quindi rispetto all'articolo 17, comma 2 del regolamento della Commissione parlamentare antimafia non rende all’audito l'avvertimento dell'obbligo di dire tutta la verità” in quanto ascoltato nella forma della libera audizione.
Poi c’è stato chi ha chiesto il ritorno in commissione della pratica - come i consiglieri Papa Michele (Movimento 5 Stelle) e Tullio Morello (Area) - per approfondire meglio determinati aspetti, ma la maggioranza dei loro colleghi ha accantonato la proposta.
Mettere in dubbio in questa fase storica le dichiarazioni del procuratore di Caltanissetta non è in fondo delegittimarlo?” ha chiesto Michele Forzati di Unicost.
Il diktat è chiaro: De Luca non si deve toccare, nemmeno con delle domande.


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Luigi Li Gotti © Paolo Bassani

 
La denuncia di Luigi Li Gotti

Nello specifico lo storico avvocato dei collaboratori di giustizia aveva denunciato il procuratore nisseno ai magistrati capitolini per il reato di "reiterata falsa testimonianza commissiva ed omissiva" in “ordine al contenuto delle dichiarazioni rese nel corso della sua audizione svoltasi nelle sedute del 9 dicembre 2025, 10 febbraio e 14 aprile 2026, innanzi la Commissione parlamentare bicamerale antimafia".
Già in passato avevamo definito quelle audizioni del Procuratore capo nisseno come vergognose per le modalità ed i contenuti che erano stati esposti. In particolare avevamo sottolineato non solo la mancata secretazione dell'audizione, rispetto ai riferimenti fatti su indagini in corso, ma anche le considerazioni scellerate sulla cosiddetta pista mafia-appalti, considerata come l'unica capace di spiegare l'accelerazione della strage di via d'Amelio, senza tenere in considerazione tutte quelle prove emerse su mandanti e concorrenti esterni che dimostrano in maniera chiara come dietro le stragi vi sia ben altro.
Nella sua denuncia, come scritto sopra, Li Gotti contestava a De Luca di aver omesso di riferire in merito al rinvio a giudizio di Romeo e Menicacci e di aver classificato al pista nera come “aria fritta”.
Il primo, ricordiamo, è il fratello di Maria Romeo, compagna di Alberto Lo Cicero, autista del boss di Cosa nostra Mariano Tullio Troia, detto u’Mussolini, per il suo orientamento di estrema destra; mentre Menicacci è stato lo storico avvocato di Stefano Delle Chiaie, ex parlamentare del Movimento Sociale Italiano e già fondatore di Avanguardia Nazionale.
Menicacci era accusato di aver mentito ai magistrati di Caltanissetta, titolari delle indagini sulle stragi del 1992. Domenico Romeo venne poi accusato in concorso.
In particolare, nella richiesta di rinvio a giudizio, il procuratore De Luca sosteneva che il 23 maggio 2022 Menicacci aveva detto a Domenico Romeo di mentire: negando di essere mai stato in Sicilia insieme a Stefano Delle Chiaie, e in particolare di non essere mai andato a Ragusa con lui; dichiarare che la sorella Maria non sapeva dei suoi rapporti con Delle Chiaie; e sostenere di non aver avuto alcun ruolo nel progetto politico delle Leghe Meridionali, limitandosi a firmare documenti su richiesta di Menicacci.
Romeo, inoltre, avrebbe mentito di propria iniziativa – ma seguendo la linea di negazione totale concordata con Menicacci – sostenendo di non aver mai incontrato Licio Gelli. I magistrati di Caltanissetta hanno contestato a entrambi due aggravanti: aver commesso il fatto nell’ambito di un procedimento per strage (art. 422 c.p.) e, soprattutto, aver agito al fine di agevolare e rafforzare Cosa nostra, ostacolando le indagini sui rapporti tra la mafia ed esponenti dell’estrema destra eversiva nel periodo delle stragi del 1992.
Nella denuncia Li Gotti aveva spiegato che "il processo è attualmente in corso, innanzi al Tribunale di Caltanissetta, ma non per il capo D in quanto la posizione di Domenico Romeo è stata stralciata per incapacità dello stesso a presenziare alle udienze, mentre il coimputato Menicacci, è deceduto".
Ora il caso continua sul piano penale con i pm capitolini.

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