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Di Matteo in aula: Giletti mi parlò della foto con Berlusconi, Graviano e Delfino

La testimonianza del sostituto procuratore nazionale antimafia al processo Baiardo

Luca Grossi

Il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo ha reso una deposizione chiave nel processo a carico di Salvatore Baiardo, rivelando i dettagli di un incontro avvenuto il 13 ottobre 2022 con il giornalista Massimo Giletti. In quell’occasione Giletti gli riferì di aver visto una presunta fotografia Polaroid (di cui ancora non c’è prova certa che esista) che ritraeva Silvio Berlusconi insieme a Giuseppe Graviano e al generale Delfino, mostratagli (presumibilmente) proprio da Baiardo.
Nel processo che si celebra a Firenze, Salvatore Baiardo è imputato per favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa e per calunnia aggravata nei confronti dello stesso Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. L’imputato è assistito dagli avvocati Roberto Ventrella e Luca Bellezza.

Di Matteo, già consigliere togato del Csm e collocato fuori ruolo da ottobre 2019 al 23 gennaio 2023, ha ricostruito con precisione l’incontro. "Mi raggiunse telefonicamente il Dottor Giletti, mi disse che avrebbe voluto incontrarmi per riferirmi qualcosa di particolarmente importante e delicato", ha dichiarato il magistrato. "Mi disse che riteneva di poter parlare solo con me, in quanto si fidava".


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© Imagoeconomica


L’appuntamento si svolse in un caffè a Roma vicino al Csm il 13 ottobre 2022. "Ci sedemmo al tavolino e lui mi disse, dopo brevi convenevoli, che da qualche tempo stava incontrando Salvatore Baiardo per motivi legati al suo impegno professionale", ha proseguito Di Matteo. Giletti gli raccontò che Baiardo, in un’occasione fuori dalla Sicilia e in compagnia di un’altra persona non ancora identificata, "lo aveva invitato a seguirlo" e gli aveva mostrato "una fotografia scattata con una vecchia Polaroid in cui erano riconoscibili" Silvio Berlusconi, Giuseppe Graviano e il generale dei Carabinieri Francesco Delfino.

Il 'caso Giletti', ricordiamo, è scoppiato con la defenestrazione improvvisa del conduttore da La7 assieme all’intera squadra di 'Non è l’Arena' avvenuta il 13 aprile 2023. "Per Berlusconi lui non aveva nessun dubbio, lo aveva subito riconosciuto", ha sottolineato il testimone. Giletti riferì inoltre di aver chiesto a Baiardo di consegnargli la foto per mostrarla pubblicamente, "manifestato anche la disponibilità al pagamento di una somma di denaro", ma Baiardo rispose che non l’avrebbe consegnata in quel momento e, eventualmente, solo "dopo l’8 novembre del 2022".


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© Imagoeconomica


Di Matteo ha spiegato di essere rimasto particolarmente colpito da quella data. "Eravamo al 13 ottobre 2022, sapevo che l’8 novembre del 2022 la Corte Costituzionale avrebbe celebrato un’udienza" sulla "legittimità costituzionale della normativa all’epoca in vigore sull’ergastolo ostativo". Ha aggiunto: "Percepii la possibilità, o anche qualcosa in più della possibilità, di una sorta di possibile ricatto in atto". Il magistrato ha collegato il racconto alle intercettazioni effettuate nel 2016 su Giuseppe Graviano nel carcere di Ascoli Piceno, quando era pm a Palermo. "Ricordo un’intercettazione in particolare del 19 gennaio del 2016", ha detto, citando i riferimenti di Graviano a Berlusconi e a delle promesse non mantenute sulla riforma del 41 bis. “Ricordo che in alcune interlocuzioni, in particolare nel gennaio del 2016, spesso Graviano con il suo compagno di socialità Umberto Adinolfi parlava dei precedenti contatti avuti con l'onorevole Berlusconi e di quanto Berlusconi, a dire di Graviano, avesse a un certo punto tradito le promesse fatte". Ricordo un'intercettazione in particolare del 19 gennaio del 2016, nella quale Graviano in qualche modo sembrava, diciamo, giustificare l'onorevole Berlusconi proprio in relazione alla mancata riforma nel 1994 della normativa sul 41 bis e sull'ergastolo ostativo, dicendo che sostanzialmente lui avrebbe voluto mantenere quelle promesse, ma i suoi alleati della compagine governativa di allora - mi pare che Graviano parlava dell'onorevole Casini e dell'onorevole Fini - si erano messi, diciamo, di traverso”.

Tornando al tema principale dell’udienza Di Matteo ha parlato di quando Baiardo aveva preannunciato "che di lì a poco sarebbe stato catturato, in qualche modo si sarebbe consegnato, Matteo Messina Denaro" e che questo sarebbe avvenuto "come forma di un regalo" al "nuovo governo che da lì a poco si sarebbe insediato". Di fronte a queste rivelazioni, Di Matteo ha invitato chiaramente il giornalista a “riferire all’autorità giudiziaria". E ha aggiunto: "'Dottor Giletti, guardi, lei deve contattare la Procura di Firenze e queste cose le deve riferire alla Procura di Firenze' perché sono circostanze importanti in ogni caso, sia che la fotografia sia autentica, o sia che non si trattasse di una foto autentica". Di Matteo ha concluso riferendo di averne parlato anche con il procuratore Luca Tescaroli.


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Urbano Cairo e Massimo Giletti © Imagoeconomica
 

"Giletti preoccupato, Cairo gli propose di incontrare Berlusconi"

Nino Di Matteo ha proseguito la sua deposizione rivelando un secondo incontro con Massimo Giletti, avvenuto tra il 3 e il 10 marzo 2023 al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri a Roma. Il giornalista, già turbato, a detta del testimone, riferì di temere per la propria incolumità e raccontò che Urbano Cairo gli aveva proposto un faccia a faccia con Silvio Berlusconi dopo avergli riferito la frase: 'Ma che cosa sta combinando Giletti?'. Il secondo incontro avvenne "dopo il 23 gennaio del 2023 (fine della consigliatura al Csm) e "prima del mio ritorno alla Direzione Nazionale Antimafia, che è del 12 aprile 2023". Di Matteo ha collocato l’appuntamento "più precisamente tra il 3 e il 10 marzo del 2023", mentre si trovava a Roma: "Alloggiavo in una piccolissima foresteria presso il comando generale dell’Arma dei Carabinieri". Ha aggiunto: "Gli dissi: ‘Io ho poco tempo. Se vuole mi raggiunga qui al Comando Generale dell’Arma'". Giletti arrivò dopo mezz’ora accompagnato dalla scorta. "Lui mi parve molto"preoccupato", ha riferito Di Matteo. "Ci allontanammo un attimo lì nel piazzale". Giletti gli confermò di aver reso dichiarazioni alla Procura di Firenze, in particolare con il procuratore aggiunto Luca Tescaroli, e manifestò timori per la sua sicurezza: "Era preoccupato per la sua incolumità, anche perché mi disse che i componenti della sua scorta nei giorni precedenti avevano notato come qualcuno, qualche macchina, li seguisse". Il giornalista riferì poi il colloquio con Cairo il quale lo avrebbe invitato a incontrare Berlusconi ad Arcore."Giletti disse: 'Io non lo voglio incontrare'", ha precisato Di Matteo. L’incontro fu breve, "5-10 minuti" contro i 20-30 del primo. "Lui esordì: 'Io sono andato a Firenze, ho seguito il suo consiglio, però ora accade questo'", ha ricordato Di Matteo, sottolineando lo stato di turbamento del giornalista. "Secondo me Berlusconi già sa”, disse in aggiunta Giletti. Il pm ha escluso che il giornalista avesse espresso timori diretti sulla carriera o sulla chiusura della trasmissione, ma ha confermato la preoccupazione legata alla proposta di incontro con Berlusconi. Di Matteo ha inoltre spiegato il proprio background in merito all’imputato: "Sapevo chi fosse Baiardo” e sapevo “i suoi trascorsi giudiziari, come legati sostanzialmente ai Graviano, a Giuseppe Graviano in particolare". Ha collegato le rivelazioni di Giletti alle intercettazioni del 2016 su Giuseppe Graviano e alle dinamiche della trattativa Stato-mafia, pur precisando di non aver mai trattato direttamente processi su Baiardo.

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Foto di copertina © Paolo Bassani