Di Matteo e Albanese: Italia complice del genocidio a Gaza, ha stracciato la Costituzione
Il sostituto procuratore nazionale antimafia, la relatrice speciale dell’Onu e Giorgio Bongiovanni presentano il libro “La luce del risveglio”
Altro che ‘presunto’ genocidio: “A Gaza e in Cisgiordania si muore di fame, si muore di stenti, si muore di caldo o di freddo, di torture sistematicamente praticate nei luoghi di detenzione e non solo nei luoghi di detenzione”; complici sono gli Stati e “l’Italia tra questi, che non prendono posizione, che continuano a fare affari e perfino ad armare il governo terrorista di Israele, non trovando nemmeno quel senso minimo di dignità istituzionale che dovrebbe quantomeno indurre, nel rispetto del diritto internazionale, ad adottare pesanti sanzioni nei confronti dello Stato di Israele". Sono state queste le parole di Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia e già consigliere togato del Csm. Durante la presentazione del nuovo libro Francesca Albanese "La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà" pubblicato da Rizzoli; nella suggestiva cornice di Villa Trabia a Palermo, nel corso di un incontro la Relatrice speciale ONU per il Territorio palestinese Francesca Albanese.
Quest’ultima ha dichiarato che “l’unica cosa che può portare alla fine del genocidio è la perseveranza. La perseveranza, la fede cieca e ineludibile nella giustizia, come se fosse l'ultima delle utopie. Ma anche questo, come racconto E in questo libro l'utopia rimane sinonimo di progetto irrealizzabile soltanto quando resta nel cuore di una sola persona, perché nel momento in cui diventa progetto condiviso, progetto collettivo, non è più un'utopia, è un progetto politico". La relatrice ha poi detto che “non si può vivere, non si può vivere in un sistema che non rispetta la Costituzione. Non si può vivere in un ordine, far parte di un ordine internazionale che straccia quotidianamente, sistematicamente il diritto, che passa risoluzioni il giorno e la sera dopo le vìola. E questa è la Palestina, ed è per questo che la Palestina non è lontana". La presentazione è stata organizzata da Our Voice in collaborazione con ANTIMAFIADuemila, Comunità Palestinese "Voci nel Silenzio", Amnesty International Palermo, ARCI Palermo, Assopace Palestina, Mediterranea Saving Humans, CISS, Libreria Tantestorie e Rizzoli. A moderare l'incontro Jamil El Sadi, rappresentante di Our Voice e della Comunità Palestinese di Palermo. Presente anche Gaia Casanova, vicepresidentessa dell'associazione Our Voice, che ha portato i saluti di Sonia Bongiovanni fondatrice e presidentessa di Our Voice.

Giorgio Bongiovanni © Paolo Bassani
La serata si è aperta con i saluti di Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, di Sami Huraini, attivista palestinese e leader del movimento "Youth of Sumud" di Masafer Yatta, e di Alessandro Luparello per Coord. SWANA, Amnesty International Italia. L'evento, inoltre, è stato arricchito dalle letture dell'attrice Julieta Jimena e dall'accompagnamento musicale di Andrés Gonzáles. La traduzione dall’inglese è curata da Mediterranea Saving Humans. Il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni ha definito il libro di Albanese come “un grande appello alla giustizia e alla libertà”: l’autrice parla “della Palestina, delle ingiustizie subite, e io aggiungo della tirannia di Israele, di questo governo perlomeno. Però questo libro non è solo un libro di resistenza dove vengono spiegati nei dettagli i reati che compie il governo di Israele. In questo libro si evince e si chiede anche la partecipazione dell'umanità, perché vedete, la Palestina è lo specchio dell'umanità. E poi c'è una domanda, un grido ad alta voce: come mai il diritto internazionale, le leggi vengono rispettate e fatte rispettare solo dai deboli, mentre i potenti in questi ultimi tempi non le rispettano? Il libro ci chiede anche che cosa farà l'umanità” ha detto Bongiovanni. “In base alla reazione dell'umanità sapremo se vale ancora il diritto internazionale o no. Il risveglio è appunto una richiesta di non restare addormentati. Scusate l'esempio evangelico: quando Cristo trovò addormentati gli apostoli, disse loro: alzatevi e andiamo. Ecco, noi dobbiamo alzarci, umanità cittadini, dobbiamo alzarci e andare e fare prevalere i diritti dei nostri fratelli palestinesi che sono schiacciati, calpestati. C'è un vero genocidio in quel luogo e il libro lo dimostra chiaramente, non solo dal punto di vista giurista ma anche dal punto di vista umano”, ha concluso Giorgio Bongiovanni.
Successivamente ha preso la parola Jamil El Sadi dichiarando che “la causa palestinese non è soltanto una questione geopolitica” ma di “lotta”: la lotta di un “popolo per la propria autodeterminazione, di un popolo che da oltre 77 anni vive sotto il tallone sionista dell'occupazione, privato della propria terra, della propria libertà, della propria umanità. E permettetemi, anche della propria spiritualità. Ed è anche una vicenda che ha il potere di far cadere molte maschere, perché sulla Palestina spesso le appartenenze ideologiche e partitiche diventano improvvisamente secondarie e affiorano gli interessi economici - questa sera ne parleremo grazie anche a Francesca Albanese - interessi finanziari, geopolitici, che troppo spesso condizionano il dibattito pubblico, il linguaggio della politica e perfino il modo in cui vengono raccontati i fatti, la narrazione”. Il popolo Palestinese è un “soggetto politico” che rifiuta l’etichetta di “vittima innocua” poiché resiste “ogni giorno da oltre 77 anni. Resiste all'occupazione, all'apartheid, alla pulizia etnica, al genocidio, e continua a farlo non perché ama la guerra, ma perché proprio ama la vita”.
Il libro di Francesca Albanese, ha detto in apertura del suo intervento Nino Di Matteo, è scritto in maniera “puntuale, cruda e quindi inevitabilmente brutale, commovente, senza ipocrisie e con grande coraggio, ci spalanca le porte dell’abisso sul quale tutti siamo pericolosamente affacciati”. Il sostituto procuratore nazionale antimafia ha esordito con parole di forte condanna: "Il genocidio da anni è ancora in corso nei confronti del popolo palestinese. Lo sterminio programmato di un popolo. L’annientamento sistematico e quotidiano, prima ancora che della vita, della dignità di uomini, donne, bambini. La cancellazione della memoria individuale e collettiva di moltitudini di persone incolpevoli e civili indifesi". Secondo il magistrato, "tutto questo costituisce il trionfo del male, della violenza bieca, dello sfruttamento dei più deboli, del prevalere della forza sul diritto, della menzogna nella rappresentazione e nel racconto di quello che accade”; è un libro “sulla verità". Ha aggiunto che rappresenta "il trionfo della ignavia, della indifferenza del mondo che lentamente ma inesorabilmente è divenuta complicità nel genocidio"; ha poi espresso un "enorme grazie" a Francesca Albanese "che, caricandosi sulle spalle rischi e danni collaterali di portata devastante, ha avuto il merito di ricordarci che l’umanità, se non vuole definitivamente sprofondare nell’abisso del disfacimento, deve reagire".
Ha sottolineato il "dovere etico di informarci innanzitutto, di conoscere, di denunciare, di tutelare in ogni modo il diritto di un popolo ad esistere, a vivere dignitosamente, ad autodeterminarsi". Proseguendo, il magistrato ha dichiarato: "A Gaza e in Cisgiordania, ce lo ricorda ogni pagina di questo meraviglioso libro, si muore di fame, si muore di stenti, si muore di caldo o di freddo, di torture sistematicamente praticate nei luoghi di detenzione e non solo nei luoghi di detenzione". Ha criticato "la complice indifferenza di stati, l’Italia tra questi, che non prendono posizione, che continuano a fare affari e perfino ad armare il governo terrorista di Israele, non trovando nemmeno quel senso minimo di dignità istituzionale che dovrebbe quantomeno indurre, nel rispetto del diritto internazionale, ad adottare pesanti sanzioni nei confronti dello Stato di Israele". Per questo "la Palestina è diventata la metafora più evidente di un contesto mondiale gravemente malato, nel quale le guerre di aggressione, la violenza, la mortificazione costante dei diritti dei popoli ad autodeterminarsi assumono il ruolo di unico strumento di risoluzione di ogni tipo di problema o conflitto sociale". Ha affermato che "viviamo una fase storica nella quale le ragioni della forza prevalgono su quelle del diritto". Concludendo Di Matteo ha condiviso alcuni passaggi del libro: "questo libro è sul risveglio, sulla forza che si ritrova quando non si accetta più di non vedere". Ha citato Albanese sull’apocalisse come "rivelazione, disvelamento", perché "quello che Israele sta facendo alla Palestina e la reazione della Palestina stessa non è solo distruzione, è una luce violenta che costringe a vedere ciò che prima era stato nascosto". Ha infine sottolineato il valore delle manifestazioni: "Quelle centinaia di migliaia di cittadini che durante la fase più visibile dell’assedio a Gaza, lungo le strade di tutto il mondo, ha pacificamente manifestato la solidarietà al popolo palestinese e la condanna per le politiche di aggressione illegale di Israele e Stati Uniti, rappresenta un vento di speranza che profuma di libertà, profuma di consapevolezza, profuma di amore per il prossimo".
Il genocidio in Palestina come sistema mafioso
Francesca Albanese ha spiegato che “per me parlare di Palestina qui a Palermo, in genere in Sicilia” è “fondamentale perché significa riuscire a spiegare non solo che cos'è la Palestina come sistema di connivenze tra vari, vari settori che dovrebbero essere espressione anche, anche loro di un sistema sano, come il settore finanziario, il sistema economico. Non è che sono necessariamente portatori o portatrici di disvalori, però in Palestina sì, a 360 gradi". Proseguendo, ha affermato con forza: "dopo la pubblicazione del rapporto che tanto diciamo tanti fastidi e tante preoccupazioni mi ha causato quello sull'economia dell'occupazione, che si è trasformata in economia di genocidio. Io ho proprio capito che, cioè, la Palestina è un'espressione di un sistema mafioso". La relatrice speciale ha poi continuato dicendo che “per me la Palestina è stato un viaggio attraverso la dialettica dell'esistenza, dove non c'è stata più cortina, non c'è stato più confine tra il privato e il pubblico. È come se la mia vita si fosse dissolta in un momento storico. E non ho, non ho veramente, non ho scelto razionalmente di farne parte". In merito alle conseguenze del suo ruolo, Albanese ha precisato: “La tensione appunto rispetto a me, la mia famiglia, è costante. E ci conviviamo, non ci facciamo controllare, però è chiaro che ti entra nelle vene". Ha aggiunto che accettare di far parte del sistema "deve essere un anticorpo di uno stato di diritto sano. E significa emancipazione". Secondo Albanese, "è successo quello che è successo perché l’informazione è stata parte stessa dell'annientamento del popolo palestinese". Ha poi sottolineato: "Per me il parallelo più chiaro, più clamoroso storico è quello dell'Olocausto. E non sto vilificando la memoria dell'Olocausto, non sto facendo paragoni, però non c'è un altro genocidio che si sia avvalso di una manipolazione dell'informazione transnazionale come questa". Ha proseguito affermando che "il sistema informativo è estremamente pericolosamente viziato. Ma intenzionalmente viziato, perché si è capito 20-30 anni fa che per vincere, per vincere la lotta contro i palestinesi, e quando dico la lotta contro i palestinesi significa contro le loro istanze di giustizia, bisognava controllare la narrazione, bisognava convincere la gente che quel popolo non fosse semplicemente non fosse costituito dagli abitanti di quella terra sacrificabile".
Nino Di Matteo denuncia la disinformazione sistematica sulla giustizia
Il magistrato Nino Di Matteo ha messo in guardia sul ruolo cruciale che il giornalismo libero ha sempre svolto nella battaglia contro Cosa Nostra, paragonandolo per rilevanza a quello di magistratura, forze dell’ordine e processi.
Secondo Di Matteo il Paese ha "un disperato bisogno di giornalisti liberi, di giornalisti forti, di giornalisti coraggiosi". Tuttavia, nonostante la presenza di professionisti coraggiosi, "il sistema è malato, il sistema è malato nonostante la presenza di giornalisti liberi, coraggiosi, che proprio per questo trovano sempre meno spazio e vengono discriminati, delegittimati, isolati".
Il magistrato ha quindi focalizzato l’attenzione sui meccanismi della disinformazione, definendoli "armi di orientamento del sentire e del pensare della popolazione che costituiscono un pericolo". Ha ricordato come "l'informazione è importante, è fondamentale. E la disinformazione o il silenzio, il muro di gomma" rappresentino uno strumento potente per condizionare l’opinione pubblica. Tra gli esempi portati, Di Matteo ha citato la narrazione sul referendum sulla giustizia: "Siamo stati bombardati per mesi di discorsi di questo tipo. Volete una giustizia giusta? Volete che non ci siano più casi Tortora, casi Garlasco e casi non so che cosa? Allora votate sì al referendum. Al di là del merito del referendum, quello non era un referendum, l'approvazione del quesito referendario non avrebbe spostato di un centimetro i problemi veri della giustizia, la lentezza dei processi, la possibilità degli errori giudiziari. Non avrebbe spostato nulla, però è stato propagandato quel referendum come se fosse un referendum a favore di una giustizia o per una giustizia più puntuale, più tempestiva e soprattutto più giusta".
Un altro caso di distorsione dell’attenzione pubblica riguarda, secondo il magistrato, la vicenda di Garlasco. Ha osservato che "Disinformare, a mio avviso, non sono un esperto ma cerco di essere un cittadino attento, lo si può fare in tanti modi. Anche concentrando l'attenzione su vicende che sicuramente hanno la loro importanza ma che non possono essere considerate più importanti rispetto ad altre. Se noi da anni sentiamo parlare del processo di Garlasco, dei fatti di Garlasco, senza che ancora sia intervenuta nemmeno una revisione della sentenza di condanna dell'imputato che venne condannato, e ogni giorno in 5-6 reti televisive sentiamo dibattiti su questa cosa e contemporaneamente non sappiamo nulla di come si sta evolvendo la mafia, non sappiamo nulla perché non dobbiamo sapere nulla sulle indagini sui mandanti esterni delle stragi, sui legami che sono venuti fuori da sentenze definitive come quella di Bologna tra una parte dello Stato malato, la massoneria e gruppi delle versioni di destra. Noi sentiamo parlare sempre di Garlasco. Ecco, la disinformazione è anche questo, concentrare l'attenzione dei cittadini su singole vicende per avere la scusa e il pretesto per non parlare di altro". Di Matteo ha infine ribadito la necessità di un’informazione indipendente e coraggiosa, ricordando come il giornalismo d’inchiesta abbia rappresentato un pilastro essenziale nella lotta al sistema mafioso, spesso alla pari con le indagini giudiziarie.
ARTICOLI CORRELATI
L'Onu certifica: ''Israele ha preso di mira i bambini a Gaza, è genocidio''
Di Matteo: ''Per anni abbiamo venduto armi al governo terrorista israeliano''
Palermo, 26 Giugno - Presentazione del libro “La luce del risveglio”
Record storico per l'industria bellica israeliana: l'Europa resta il primo cliente
Albanese: “Il genocidio in Palestina è frutto del necrocapitalismo, tutti ne siamo vittime”













