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Dall'Alaska a Budapest: l'egoica messa in scena del tycoon che non porterà alla pace

Francesco Ciotti

Alla Casa Bianca sorrisi e promesse, ma nessun compromesso con Putin. L'Ucraina chiede “tutto”, Trump evoca truppe Usa

Crescono le indiscrezioni su un imminente incontro trilaterale tra i presidenti degli Stati Uniti, della Russia e dell'Ucraina nella capitale ungherese Budapest, come prossimo passo nei negoziati per porre fine alla guerra.
Ne ha parlato il quotidiano Politico, citando la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha dichiarato: "Non confermerò né smentirò le località" quando le è stato chiesto di Budapest durante la conferenza stampa della Casa Bianca di martedì.
Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky "sono nella fase" dell'organizzazione del loro bilaterale, ha annunciato Donald Trump in un'intervista radiofonica concessa nella notte, ribadendo che "per ora penso che sia meglio se si incontrano senza di me", aggiungendo poi che "se necessario, andrò".
I fan più accaniti dei film hollywoodiani potrebbero guardare speranzosi a questo momento decisivo che vede, per altro, il trionfo in mondovisione dell’egoica megalomania del tycoon americano. Nel faccia a faccia con Zelensky allo Studio Ovale di lunedì,  il cameraman ha sistemato accuratamente anche le inquadrature. Trump sullo sfondo sembra il professore universitario e Zelensky il timido studente che chiede di non essere rimandato al prossimo appello. Secondo la televisione britannica, durante l'incontro a porte chiuse era presente una mappa dell’Ucraina presumibilmente ombreggiata di rosa da est. Il clima tuttavia è stato certamente più cordiale rispetto all’incontro del 28 febbraio 2025 alla Casa Bianca, quando il colloquio degenerò rapidamente, poiché il leader ucraino non era disposto a fare “compromessi difficili”, per raggiungere la pace.

Ma cosa resta di sostanziale in questi esercizi di tronfio suprematismo nei confronti degli Alleati?


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Di fatto poco o niente. Il vertice tra il presidente americano ed il leader del Cremlino presso la Joint Base Elmendorf-Richardson (JBER) ad Anchorage si è concluso in un nulla di fatto. “Non c'è ancora alcun accordo, non abbiamo trovato un compromesso con Putin. Ma ci sono progressi,” ha dichiarato Trump durante la conferenza stampa congiunta.
Putin, d’altro canto ha ribadito che per raggiungere la pace “devono essere eliminati i fattori scatenanti del conflitto”. Un traguardo che per Mosca necessita il raggiungimento di obiettivi che includono la neutralità dell'Ucraina, la rinuncia ad altri territori nella parte orientale del Paese, la drastica riduzione delle sue forze armate e l'abbandono dell'aspirazione a entrare nella NATO.

Ebbene nel vertice allo Studio Ovale, dove oltre a Zelensky erano presenti il Segretario Generale della NATO Mark Rutte, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer, il Presidente francese Emmanuel Macron, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, il Presidente finlandese Alexander Stubb e il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni, si è parlato di tutto, fuorché del raggiungimento di misure di compromesso nei termini sopracitati.
"Mancava un piccolo dettaglio in questa celebrazione di cordialità e complimenti reciproci alla Casa Bianca: una discussione significativa sui dettagli specifici di un accordo che Vladimir Putin sarebbe disposto ad accettare", ha commentato il quotidiano The Spectator.
Forse Trump nella sua folle megalomania si è addirittura convinto che la guerra sia una questione personale tra lui ed il presidente russo.


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“Putin vuole fare un accordo, vuole fare un accordo per me… per quanto possa sembrare folle”, avrebbe sussurrato all’orecchio di Emmanuel Macron, colto da un microfono aperto.

Le indiscrezioni che emergono dalla stampa sono ancora più sconcertanti. Il Wall Street Journal sostiene che il presidente finlandese Alexander Stubb abbia paragonato Slavjansk e Kramatorsk a fortezze sulla via degli Unni, e a Trump la cosa sarebbe piaciuta.
"Non si può costringere Kiev a rinunciare al Donbass e alla Crimea, è come chiedere agli Stati Uniti di cedere la Florida", ha aggiunto il cancelliere tedesco Merz, ammettendo che i risultati del vertice hanno superato le sue aspettative.
"Abbiamo accolto con grande favore la dichiarazione del Presidente Trump sulla fornitura di garanzie di sicurezza all'Ucraina. La questione di chi e in quale misura parteciperà a questo dovrebbe essere discussa tra i partner europei e il governo degli Stati Uniti. È assolutamente chiaro che l'intera UE deve essere coinvolta. L'architettura politica dell'Europa è in gioco e abbiamo una grandissima responsabilità", ha sottolineato.
Ricordiamo che lo stesso Merz ha annunciato un’intesa da 5 miliardi di euro con l’Ucraina per avviare una cooperazione industriale che consenta la produzione congiunta di armi a lungo raggio fino a 2500 km.


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Garanzie di Sicurezza. Trump non esclude truppe Usa, Mosca protesta

Su questo punto Trump ha prima evocato l’inconcepibile: “L’Europa è in prima fila, ma noi li aiuteremo,” con il riferimento a un possibile “coinvolgimento” statunitense nelle misure a tutela di Kyiv, “senza escludere la possibile presenza in futuro anche di truppe statunitensi.” In seguito si smentisce, escludendo questa eventualità, evocando “possibili garanzie di sicurezza Usa per via aerea”.
Bloomberg, citando fonti, è entrato ancor più nei dettagli, riferendo che gli Stati Uniti e l'Europa inizieranno immediatamente a lavorare per rafforzare le Forze Armate ucraine.
"I funzionari americani ed europei inizieranno immediatamente a lavorare per fornire all'Ucraina <...> garanzie di sicurezza per spianare la strada a un incontro storico tra <...> Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky", si legge nella dichiarazione, dove gli interlocutori hanno sottolineato che lo scopo è quello di eludere le richieste della Russia di limitare il numero delle Forze armate ucraine nel quadro di un futuro accordo di pace.
"Le garanzie saranno incentrate sul rafforzamento delle forze e delle capacità militari ucraine, senza alcuna restrizione, come ad esempio un limite al numero di truppe", specifica il materiale.
Inoltre, "si prevede che il pacchetto di garanzie di sicurezza <...> includa in futuro una forza multinazionale. Il suo formato deve ancora essere definito", si legge nella pubblicazione.
Un piano, quest'ultimo, confermato proprio dal tycoon americano. “Francia, Germania e Regno Unito vogliono truppe sul campo in Ucraina”, ha dichiarato a Fox News.
Per la Russia si prefigura in sostanza uno scenario ancora peggiore di quello attuale.
“Ribadiamo la nostra posizione… sul nostro categorico rifiuto di qualsiasi scenario che preveda l’arrivo in Ucraina di truppe con la partecipazione dei Paesi della Nato, che potrebbe portare a un’escalation incontrollabile del conflitto con conseguenze imprevedibili,” ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova.


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Zelensky chiede “tutto” e spunta l’accordo da 100 miliardi in armi americane

Il clima entusiastico e in fondo fraterno che è registrato al termine del vertice a Washington sembra determinato da un altro fattore non trascurabile: accordi miliardari che arriveranno all’industria bellica Usa, grazie ai soldi degli europei.
Secondo un documento visionato dal Financial Times l’offerta dell’Ucraina al tycoon per ottenere garanzie di sicurezza statunitensi dopo un eventuale accordo di pace con la Russia, è costruito appositamente per allinearsi agli interessi industriali USA e alla disponibilità finanziaria europea.

“Che garanzie voglio per l’Ucraina? Tutto. Innanzitutto, un forte esercito ucraino: armi, personale, addestramento e intelligence”, ha affermato Zelensky durante l’incontro.
Kiev propone di acquistare armi americane per 100 miliardi di dollari con fondi europei, senza elencare nel dettaglio i sistemi richiesti ma indicando come priorità almeno dieci batterie Patriot, insieme ad altri missili e attrezzature per proteggere città e infrastrutture. In parallelo, mette sul tavolo un’intesa da 50 miliardi per la produzione congiunta di droni con aziende ucraine, settore in cui il paese ha sviluppato capacità significative dall’invasione russa del 2022; il documento non chiarisce in quale misura l’accordo sui droni consisterebbe in acquisti rispetto a investimenti industriali. Miliardi di dollari di armi americane pagate dagli europei: praticamente una sinfonia alle orecchie del tycoon.
Allo stesso tempo, l’Ucraina fissa alcune linee invalicabili: non accetterà concessioni territoriali e respinge la proposta russa di congelare la linea del fronte in cambio del ritiro ucraino da parti di Donetsk e Luhansk, ritenendola un modo per creare un trampolino verso Dnipro e consolidare un fatto compiuto.


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Tuttavia, su questo punto, il Wall Street Journal, che cita funzionari presenti all’incontro, sottolinea che Zelensky non ha respinto totalmente uno scambio durante i negoziati, ma ha sottolineato le difficoltà in merito, sostenendo che sarebbe difficile ricollocare la popolazione e revocare il divieto costituzionale ucraino di cedere territori. In definitiva il leader ucraino ha affermato che potrebbe prendere in considerazione solo uno "scambio proporzionale", riporta la pubblicazione.
Un’ipotesi che Mosca non sarebbe mai disposta a prendere in considerazione."Innanzitutto, la Costituzione russa proibisce espressamente qualsiasi scambio di questo tipo. In secondo luogo, perché Mosca dovrebbe lasciare parte del suo territorio sotto il controllo ucraino?", ha spiegato Denis Denisov, esperto dell'Università Finanziaria del Governo della Federazione Russa, sostenendo che, a suo parere, Mosca e Kiev non sono affatto vicine a un compromesso su questa questione, almeno a giudicare dalle informazioni pubbliche.
Ma non finisce qui. Il documento sostiene che una pace duratura non può poggiare su “regali” a Putin, ma su un quadro di sicurezza robusto che prevenga future aggressioni, e cita contenuti dei media russi, inclusi commenti denigratori di Vladimir Solovyov verso Trump, come indizio del limitato impegno del Cremlino verso un’intesa seria. Sul piano economico e giuridico, l’Ucraina rivendica un risarcimento integrale dei danni di guerra, anche attingendo ai circa 300 miliardi di dollari di asset sovrani russi congelati in Occidente; qualunque allentamento delle sanzioni, sottolinea, dovrebbe essere condizionato al rispetto dell’accordo e a un comportamento “leale” da parte di Mosca.
In sostanza, l’Occidente è perfettamente allineato nel trovare al massimo un accordo di compromesso per riarmare massicciamente l’esercito ucraino in vista della prossima guerra.
Un quadro pietoso, demenziale in cui Trump ha avuto l’ardire di affermare: “È possibile che” Vladimir Putin “non voglia raggiungere un accordo. Scopriremo di più su Putin nelle prossime due settimane”.
La tournee diplomatica dei prossimi giorni non promette nulla di buono.

Foto © Imagoeconomica

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