Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Primo piano

C'è l'accordo Usa-Iran. Firma ufficiale venerdì mentre Israele furiosa lo rigetta

Crollano i prezzi del petrolio, l'economia mondiale respira ma da Tel Aviv infuriano ancora i venti di guerra

Francesco Ciotti

Pagina 1 di 3

Alla fine, nella lotta di potere all’interno degli Stati Uniti, hanno vinto “per ora” quei poteri votati al buon senso della ragion economica al di sopra di quella escatologica e messianica.

Funzionari statunitensi e iraniani hanno alla fine dichiarato di aver raggiunto un accordo per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, un patto preliminare che ha fatto crollare i prezzi del petrolio, lasciando il destino del programma nucleare di Teheran a ulteriori negoziati.

Un primo passo per l’amministrazione Trump per uscire da un’impasse suicidaria.  Il peso economico del conflitto era effettivamente diventato insostenibile per Washington. A metà maggio il Pentagono aveva dichiarato di aver speso 29 miliardi di dollari, mentre il sito Iran War Cost Tracker stimava la cifra a oltre 109 miliardi, ma gli esperti militari statunitensi la proiettano addirittura a 300 miliardi. Almeno una ventina di siti militari statunitensi in Medio Oriente sono stati resi inabitabili. Le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti, secondo il Washington Post, sono scese a 349,2 milioni di barili, avvicinandosi al livello più basso dal 1983. Il prezzo medio nazionale della benzina, come riportato dalla CNN, è diventato più elevato rispetto al 91% della presidenza Biden con l’inflazione che ora si attesta a quota 4,2%, in pericolosa salita. A questo si aggiunge la corsa contro il tempo politico: le elezioni di midterm si avvicinano, mentre incombono i segnali di recessione e di crisi economica globale.

Meglio un accordo umiliante che l’imminente crollo delle borse dunque, anche se i problemi congiunturali dell’impero Usa in declino strozzato da un debito da 39 trilioni di dollari sono solo rimandati in data da destinarsi. L’economia di guerra, è sicuramente l’ultima arma disperata di ogni grande nazione che ha fatto dell’egemonia la base della sua esistenza.

Il patto che ferma la guerra
Pagina
Foto © Imagoeconomica