Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Primo piano

Attentato contro Sigfrido Ranucci, preso il commando. La caccia ora è ai mandanti

Luca Grossi

Quasi nove mesi dopo l’esplosione di un ordigno davanti alla sua abitazione a Torvaianica, frazione di Pomezia, l’inchiesta sull’attentato al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci ha portato a quattro arresti, ma la ricerca dei mandanti resta aperta.
L’azione risale alla sera del 16 ottobre 2025, quando una carica detonante esplose davanti al cancello della villa del giornalista, distruggendo due automobili parcheggiate all’esterno e danneggiando il muro di cinta. L’esplosione, avvenuta in un contesto residenziale, mise gravemente a rischio l’incolumità dei residenti anche perché, come spiegò lo stesso Ranucci, la macchina era dotata di una bombola di gas quindi se fosse scoppiata anche quella avrebbe distrutto tutte le abitazioni nelle vicinanze.
I carabinieri dei Nuclei investigativi di Roma e Frascati, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, hanno eseguito all’alba di oggi un’ordinanza di custodia cautelare: tre persone in carcere e una ai domiciliari. Agli indagati – residenti tra le province di Napoli e Avellino, con età compresa tra i 22 e i 53 anni, tutti con precedenti penali – vengono contestati, a vario titolo, detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Nel gruppo figura anche una donna che avrebbe effettuato un sopralluogo nei giorni precedenti.


Raggiunto telefonicamente da Agorà Estate su Rai 3, Sigfrido Ranucci ha “voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli”. Ha poi aggiunto: “Da quello che ho capito – ha detto – c'è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora”. L’indagine è stata particolarmente complessa. Gli investigatori hanno incrociato immagini di decine di telecamere pubbliche e private, rilievi tecnico-scientifici e tabulati telefonici. Decisiva è risultata l’analisi dei ripetitori: i cellulari utilizzati dal commando hanno seguito lo stesso tragitto di una Fiat 500X noleggiata in Campania, sia durante un sopralluogo preliminare sia il giorno dell’attentato. Una telecamera sulla Statale 148 “Pontina”, a diversi chilometri di distanza, ha immortalato il viaggio di andata e il rapido ritorno verso sud subito dopo l’esplosione. Gli accertamenti del Ris di Roma hanno inoltre stabilito che l’ordigno era composto da “gelatina da cava”, un esplosivo obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, “indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente”.
 

 
Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo non ha agito di propria iniziativa ma "su specifico mandato di terze persone, allo stato non identificate, come ‘favore’ e dietro compenso economico". I mandanti avrebbero fornito fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e pianificato una possibile fuga all’estero. Gli indagati avrebbero inoltre tentato di ostacolare le indagini con bonifiche per microspie, distruzione di schede Sim e concordando linee difensive omertose.
Contestualmente agli arresti sono in corso numerose perquisizioni nei confronti di altri indagati ritenuti coinvolti nella fornitura dell’esplosivo e nel supporto logistico.
L’inchiesta, pur avendo individuato gli esecutori materiali, resta aperta sul fronte più delicato: l’identificazione di chi ha commissionato l’attentato e le possibili motivazioni.

ARTICOLI CORRELATI

Che fine hanno fatto le indagini sull'attentato a Sigfrido Ranucci?
di Saverio Lodato

Attentato a Ranucci, ecco i nemici del giornalista
di Giorgio Bongiovanni

Sigfrido Ranucci: minacce giunte dopo inchieste su Moro, mafia e destra eversiva

Attentato a Ranucci, la bomba non era artigianale. Resta l'ombra dei mandanti

Attentato a Ranucci, i testimoni: ''C'erano due persone su un'auto nera''