Attentato a Ranucci: indagato come presunto mandante imprenditore ed ex giornalista Lavitola
L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, in passato già coinvolto in altre vicende giudiziarie, è indagato come presunto mandate dell’attentato a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.
A lui viene contestata l'accusa di strage in concorso con i quattro soggetti già arrestati come esecutori materiali e con Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni ritenuto l'intermediario.
Secondo l'accusa Lavitola avrebbe dato mandato a Gomes Clesio Tavares ''di individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione di Ranucci'' e ''in un'occasione partecipando con Clesio Taveres a un sopralluogo nei pressi dell'abitazione del giornalista''. Sopralluogo che secondo quanto ricostruito attraverso le celle telefoniche sarebbe avvenuto il 15 settembre, un mese prima dell'attentato dinamitardo. Gomes, come emerge dal decreto di perquisizione, risulta dipendente dal 2017 ''della società Cefalù srl che gestisce il ristorante 'Cefalú Bistrò di pesce' in viale dei Quattro Venti'' nel quartiere Monteverde a Roma ''esercizio commerciale riconducibile all'indagato Valter Lavitola''.
"Sono veramente stordito" ha detto Ranucci. "Negli anni abbiamo creato un rapporto. Ma come con me, Lavitola ha rapporti con tanti altri giornalisti", si apprende da 'La Stampa'. "Nel 2023, il Riformista aveva pubblicato una foto che mi ritraeva a cena con lui e altri nel suo ristorante. Il senatore Gasparri, in commissione di vigilanza Rai, aveva chiesto spiegazioni. E io avevo detto sinceramente che tra noi c’era un rapporto di amicizia. Con me e, torno a ribadire, con tanti altri". "Ci siamo sempre visti al ristorante, nulla di strano. Sono anni che mi muovo sempre e solo con la scorta".
"Ci sentiamo al telefono molto spesso. Chiamate e messaggi settimanali se non giornalieri", ha detto Ranucci. Che non nasconde lo smarrimento: "Sono sconcertato"." Credo che si sia trattato di un messaggio da inviare a qualcuno tramite me. Probabilmente per farlo stare zitto e non farmi arrivare certe notizie". Eppure Lavitola pare sia stato fonte di alcune inchieste di Report, tra cui quella, nel 2019, sugli appalti dei canadair e degli elicotteri che spengono gli incendi boschivi. Però "ci sentiamo spesso. Si è parlato di politica, degli attacchi da me subiti, mi ha chiesto consigli su alcuni progetti", sottolinea Ranucci.
La notizia è arrivata ieri in tarda serata: Lavitola sarebbe stato oggetto nei giorni scorsi di una perquisizione domiciliare da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Distrettuale Antimafia. Nel corso dell'attività istruttoria sono stati sequestrati il cellulare e il pc dell'indagato.
Un nuovo sviluppo dunque dell'indagine, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, seguita ora dal pm della Dda Edoardo De Santis, che ha portato martedì scorso all'esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell'attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Reati contestati ora in concorso anche a Lavitola. Sul movente dell’attentato al giornalista le indagini degli inquirenti sono tuttora in corso.
Secondo quanto ricostruito dai magistrati, la banda sarebbe stata contattata da un intermediario, presumibilmente Gomes Clesio Tavares: veniva definito come "Quello" dai componenti del gruppo nelle molte intercettazioni ambientali citate dal gip nell'ordinanza, avrebbe dato alcune migliaia di euro ai quattro per compiere il blitz. I quattro sono stati fermati tra Napoli e Avellino: si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D'Avino e la fidanzata Marika De Filippi, finita ai domiciliari, e di Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo. Stando a quanto scrive il giudice su di loro gravano "elementi gravi, precisi e concordanti" a ritenere che "abbiano preso parte all'azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati", messi in atto in cambio di denaro. Ad interfacciarsi con l'intermediario era il solo D'Avino. Nelle carte si afferma che l'indagato "ha preso contatti con un soggetto terzo, evidentemente il mandante o colui che parlava per suo conto" che dopo l'attentato si è "reso disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio in favore degli esecutori dell'attentato" garantendo "risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative".
Chi è Valter Lavitola?
Dopo una carriera segnata da ruoli politici, giornalistici, imprenditoriali e da numerose vicende giudiziarie, Valter Lavitola finisce nuovamente sotto i riflettori: dietro di lui un lungo elenco di inchieste e condanne che hanno accompagnato la vita dell’ex direttore dell’Avanti!
Tra i fatti più noti spicca il ruolo svolto nella stagione dei dossier contro Gianfranco Fini. Nel settembre 2010 il quotidiano da lui diretto pubblicò in esclusiva un documento ufficiale del governo di Saint Lucia secondo cui il reale proprietario della società offshore legata all’appartamento di Montecarlo al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte, nel Palais Milton, era Giancarlo Tulliani, cognato dell’allora presidente della Camera. Il documento era stato redatto dal ministro della Giustizia di Saint Lucia, con il quale Lavitola vantava stretti rapporti personali. Le traversie giudiziarie di Lavitola iniziarono a intensificarsi nel settembre 2011, quando il GIP emise un mandato di cattura nei suoi confronti. L’uomo rimase latitante per circa otto mesi. Nell’ottobre 2011 la Procura di Bari ne chiese l’arresto. Il 16 aprile 2012 si consegnò alle autorità e fu arrestato nel carcere di Poggioreale. Successivamente fu coinvolto in diverse altre indagini. La Procura di Napoli lo accusò, insieme a Gianpaolo Tarantini, di tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi: secondo i giudici aveva chiesto cinque milioni di euro per non rivelare informazioni legate all’inchiesta barese sul “caso escort”. Il 4 marzo 2013 venne condannato con rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi proprio per questo reato.
Al centro delle accuse figurava anche la cosiddetta “compravendita dei senatori” del 2008, finalizzata a far cadere il governo Prodi e riportare Berlusconi a Palazzo Chigi. Lavitola, insieme a Sergio De Gregorio, fu condannato a tre anni per concorso in corruzione (reato poi prescritto in appello). Nella stessa intervista a Repubblica di due anni fa ammise candidamente il proprio ruolo: riconobbe di essere stato, con De Gregorio, tra gli organizzatori dell’operazione. Altre pesanti condanne arrivarono per la gestione dei fondi pubblici all’editoria. Lavitola patteggiò il 9 novembre 2012 una pena di 3 anni e 8 mesi per truffa ai danni dello Stato. L’accusa riguardava un sistema che aveva permesso all’Avanti! di incassare indebitamente circa 23,2 milioni di euro di contributi pubblici tra il 1997 e il 2009. L’11 marzo 2015 la Corte dei conti del Lazio condannò lui e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato la stessa somma. Non mancarono inoltre accuse di corruzione internazionale in Panama, dove Lavitola sarebbe stato mediatore nel pagamento di tangenti a esponenti del governo, tra cui l’ex presidente Ricardo Martinelli, per favorire un appalto da 176 milioni di dollari per la costruzione di carceri.
Nel marzo 2016, dopo circa quattro anni di detenzione, lasciò il carcere di Secondigliano per gli arresti domiciliari, legati soprattutto alle condanne per tentata estorsione e truffa sui finanziamenti editoriali. In passato aveva patteggiato anche per la truffa sui fondi pubblici e si era reinventato come titolare di una ristopescheria.
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Foto d'archivio © Imagoeconomica













