Arrestato Valter Lavitola, i pm contestano il metodo mafioso per l’attentato a Ranucci
Ricercato il socio camerunense Gomes Clesio Tavares, ora latitante in Africa. L’ex giornalista, ora in carcere, “è indiziato di aver concepito il disegno delittuoso”
I carabinieri di Roma e Frascati hanno arrestato Valter Lavitola con l’accusa di essere il mandante dell’attentato esplosivo al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto la notte del 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione a Pomezia, fuori Roma. Il gip di Roma ha convalidato la richiesta di arresto della Procura, con l’ipotesi di concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo aggravati dal metodo mafioso. Ordinata la custodia in carcere anche del suo socio e uomo di fiducia, il camerunense Gomes Clesio Tavares, attualmente latitante in Camerun. Lavitola, si legge nel comunicato dei Carabinieri, “è indiziato di aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Gomes di individuare i soggetti in grado di reperire l’esplosivo e di compiere l’attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista. Inoltre, lo stesso Lavitola avrebbe partecipato personalmente, insieme a Gomes, a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto in data 15 settembre 2025“. Tavares invece, “in fase di rintraccio e ancora ricercato, facendo da raccordo operativo per conto di Lavitola, avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, oltre ad aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre, avrebbe coordinato e partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l’autovettura del suocero”. Le misure cautelari, affermano gli inquirenti, “si fondano su un impianto accusatorio solido e concorde: le risultanze derivano dall’analisi incrociata dei tabulati telefonici e telematici delle celle serventi l’area dell’attentato, dal tracciamento dei veicoli coinvolti nelle fasi preparatorie e dall’esame forense dei telefoni cellulari in uso agli indagati, che hanno smentito i tentativi di precostituirsi degli alibi difensivi”. Due mesi fa i carabinieri avevano arrestato i presunti esecutori e basisti del grave attentato e a inizio luglio l’ex giornalista e faccendiere era stato sottoposto a perquisizione e gli erano stati sequestrati pc e telefoni. “L’arresto di Walter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione”, commenta oggi l’avvocato del giornalista, Roberto De Vita. “Mentre per l’autorità giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta”.
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